Maggio dei Monumenti 2005 - Nel sottosuolo di San Giovanni a Carbonara
Posted by fulvio di Sabato, 14 Maggio 2005 - 01:24 PM (2437 Reads)
Grazie alla disponibilità del Centro Speleologico Meridionale continuano le visite guidate nel sottosuolo di San Giovanni a Carbonara.
L'iniziativa, che è puramente culturale le escursioni sono gratuite, vuole essere uno stimolo alla conoscenza delle cavità napoletane.
Le escursioni saranno svolte dal 5 al 29 maggio.
Si possono ottenere informazioni sugli orari contattando, dal lunedì al venerdì ore 13,30/18,30, la sede del ....
CSM al seguente numero telefonico 081291203.
Il sottosuolo di San Giovanni a Carbonara
A Napoli, per la natura del suo sottosuolo, si è sempre scavato per estrarre il tufo e tutti i materiali idonei all'edilizia (sabbia, pozzolana e lapilli): i vuoti, cosi ricavati, non furono mai abbandonati ma utilizzati o come cisterne pluviali o come cisterne collegate all'acquedotto.
Sotto Napoli, quindi, c'è sempre stata acqua fluente che poteva essere attinta dai pozzi esistenti in ogni abitazione.

Tre furono gli acquedotti che scorrevano sotto la città: l'Acquedotto della Bolla, di origine greca, l'Acquedotto Augusteo, romano e l'Acquedotto del Carmignano del 1600.
Molti conquistatori, per impadronirsi della città di Napoli, pensarono di tagliare i suoi acquedotti e, già nel 215 a.C., ci provò Annibale.
Purtroppo, però, proprio gli acquedotti, per ben due volte, hanno cambiato la storia della città ed entrambe le volte nella stessa zona, oggi via San Giovanni a Carbonara.
Nel 537 Belisario, comandante dell'esercito di Giustiniano, nella campagna d'Italia contro i Goti, giunto a Napoli, nascose un intero regimento di cavalleria nella grotta degli Sportiglioni, sotto Capodichino, egli si accampò di fronte alla porta di Santa Sofia, oggi via San Giovanni a Carbonara.
Anche Belisario tagliò gli acquedotti esclamando, secondo il Melisurgo: "... questi napoletani li faremo rendere per sete.".
Il caso volle, però, che un soldato, Isauro, inoltratosi lungo un cunicolo dell'antico acquedotto delle Bolla, dopo pochi metri, rivide la luce da sotto un pozzo; risali lungo la canna, usando le tacche dei pozzari, e si trovò al centro della guarnigione che presidiava la Porta di Santa Sofia.
Lungo la stessa canna salirono, di notte, alcuni soldati di Belisario, sopraffecero le guardie e aprirono le porte, permettendo alle truppe di conquistare la città.
Nel 1442 le truppe di Alfonso I d'Aragona, comandate da Diomede Carafa, si accamparono allo stesso posto.
Alfonso I, uomo colto, aveva letto di Belisario, e perciò diede mandato al Carafa di trovare questo accesso.
Il Carafa contattò due pozzari, Aniello Ferraro e Roberto Esposito, che lo condussero nella casa di "mastro Citiello cosetore", un sarto che con la moglie "donna Ciccarella" ed i figli "Elena e Leone" abitava proprio di fronte alla porta di Santa Sofia, dove oggi sorge la scuola Bovio e dove allora c'era, proprio sotto la casa del sarto, un pozzo.
Questa volta entrarono i marinai di Alfonso I: essi furono chiamati perchè più esperti di corde e scalette.
Fu cosi che, per la seconda volta, la città di Napoli fu presa con lo stesso espediente.
La famiglia del sarto, per tutto il periodo aragonese, usufruì di un appannaggio di 36 ducati.
Il pozzo incriminato fu cosi descritto, nel 1600 dall'Abate Carlo Celano: in via San Giovanni a Carbonara c'è “... una piccola chiesa dedicata a Santa Sofia; e per antica tradizione si ha che fusse stata edificata dall'Imperatore Costantino. Ma molto meglio potrebbe dirsi in tempo del detto Imperatore; perchè, come si disse, Costantino a spese proprie non edifico` che la chiesa di Santa Restituta. Dirimpetto di detta chiesa vedesi un pezzo di muro antico e presso di questo una piccola bocca di pozzo; e per questa sboccarono nella stanza del sarto i soldati di Alfonso I che vennero per l'acquedotto, e furono cagione che il detto Re s'impadronisse della città di Napoli, avendo occupato una torre che stava vicino alla porta detta di Santa Sofia”.
Un secolo dopo Giovanni Battista Chiarini, commentando gli scritti del Celano e descrivendo l'acquedotto della Bolla, riferisce ancora: “Il ramo di San Giovanni a Carbonara, il quale passa sotto l'antico fossato e le antiche muraglie, per la strada Carbonara, per quella di Santa Sofia, da SS. Apostoli, di Regina Coeli, e progredendo per porta San Gennaro, termina ai Vergini ... E` questo l'acquedotto per lo quale Alfonso d'Aragona prese Napoli nel giugno del 1442 con alla testa del suo esercito il prode nostro Diomede Carafa. Il pezzo dell'antica muraglia prossimo alla bocca di quel pozzo, che vedevasi a' tempi del Celano, nel passato secolo scomparve per lo ingrandimento della città.”.
Sono passati altri secoli; la città si è espansa; sul suolo dove c'era la casa del sarto è sorta la scuola Bovio; sul pozzo dentro le mura è stata costruita la chiesa dei SS. Apostoli con l'attiguo convento, oggi sede del Liceo Artistico.
Nel 1889 Guglielmo Melisurgo pubblicava un libro “Napoli Sotterranea nel quale nricorda anche egli le incursioni in città di Belisario e Alfonso I, precisando di avere ubicato il pozzo nella “... casa alla strada S. Sofia numero 10”.
Lo stesso Melisurgo cosi descrive una parte dell'acquedotto da lui percorso in compagnia di un pozzaro: “... seguita l'escursione e prosegue nel canale, che attraversato la strada Carbonara, per via S. Sofia riesce sotto la fabbrica di SS. Apostoli, e poi sotto il largo Donna Regina, il Monastero di San giuseppe de' Ruffi e del Gesù a porta S. Gennaro.”.
Cambiano i luoghi ma restano i cunicoli, i pozzi e le antiche cisterne, queste ultime ampliate, durante la seconda guerra mondiale, per essere adattate a ricoveri.
Clemente Esposito
|
| |
|