Si chiuderà tra pochi giorni la Mostra Fotografica "Dal Forte Corbin al Monte Lèmerle 1916 – 1917".

La mostra, la quale espone anche oggetti d’uso quotidiano e personale dei soldati che si contrapposero sull’Altopiano di Asiago, è stata allestita a Cesuna, presso il Cinema Teatro "Andrea Palladio". Sono in consultazione e in vendita anche alcuni volumi che parlano dei locali fatti d’arme.
Si segnalano il primo (2011) e il secondo volume (2012) di Ilaria Panozzo (che ha partecipato al Primo Congresso Internazionale "Conoscenza e valorizzazione delle opere militari moderne") e Luciano Valente (promotore e co-organizzatore della Mostra Fotografica):
«Dal Corbin al Monte Lèmerle – fronte sud dell’Altopiano di Asiago – dai diari dei soldati» Associazione Nazionale dei Fanti & Sezione Altopiano 7 Comuni
Le nostre memorie, anche se di guerra e di dolore, vanno mantenute, non foss’altro perché fanno parte della nostra Storia e la loro conoscenza ci farà evitare le guerre che, forse, in un futuro nemmeno tanto lontano, potrebbero riproporci quelli che ci governano.
Tipologia n. 6: opere ad uso militare
Sottotipologia: Trincea
Negli assedi portati alle fortificazioni bastionate, la trincea d’approccio era il camminamento scavato dalla linea di controvallazione verso la piazzaforte da assediare. Sébastian Le Prestre, signore di Vauban (1633-1707), osserva che la conduzione dell’attacco a una piazzaforte sta nel binomio piccone-badile, per l’effettuazione dello scavo. Con la parola "scavo" (sape) si intende la testa di una trincea che viene allungata e approfondita palmo a palmo tanto di giorno quanto di notte, consentendo di avvicinare uomini, attrezzature e artiglierie alla piazza da assaltare, limitando le perdite. Al capitolo "De la sape" ("Dello scavo", Vauban spiega così il concetto sopra espresso: «Nous entendons par la sape la tête d’une tranchée poussée pied a pied, qui va jour et nuit également» (Vauban Le Prestre S. (marechal de), Traité de l’attaque et la défense des places, Nouvelle Edition, 1747, reprints, Groupe Lavauzelle, 2006, p. 67).
Nella guerra di Secessione americana e in quella anglo-boera la trincea si rivela importante per consentire ai soldati di sfuggire al micidiale fuoco delle armi a canna rigata. Nella Prima Guerra Mondiale (1914-1918), dopo una fase iniziale caratterizzata dalla guerra di manovra, il fronte s’irrigidisce nella cosiddetta "guerra di trincea".
La trincea-tipo della Grande Guerra è composta dai seguenti principali elementi:
- parapetto, parete rivolta verso l’avversario;
- banchina per i tiratori, rialzo rispetto al fondo occupato dalla fanteria;
- camminamento, parte più profonda dello scavo.
Le pareti potevano essere protette con sacchetti di sabbia, rinforzate con travi di legno e rivestite con assi, graticci o pannelli XPM di lamiera stirata, come nelle trincee britanniche. Non mancano ripari costituiti da gabbioni in giunco o metallici. Sul fondo veniva scavata una canaletta per lo scolo delle acque, oppure poteva esserci una sorta di passerella in legno per innalzare il piano di calpestìo. Il loro andamento, parallelo alla linea del fronte, non era rettilineo, ma si presentava spezzato, talvolta a denti d’ingranaggio. Le linee parallele delle trincee erano collegate tra loro con altre trincee. Erano protette dai reticolati, ovvero da matasse di fili di ferro spinati. I settori erano variamente articolati, mutando di anno in anno a seconda delle nuove tattiche difensive e offensive da adottarsi. Lungo i fianchi delle trincee si aprivano i ricoveri per la truppa e gli ufficiali. Potevano essere ampi, in calcestruzzo di cemento armato, ma più spesso erano buche scavate nella terra che non offrivano garanzie di sicurezza se centrate dai colpi delle artiglierie. Sul fronte montano le trincee erano spesso tagliate nella viva roccia e dotate, dove possibile, di ricoveri.
Una recente indagine sia d’archivio sia sul campo, accompagnata dalla disostruzione, dal recupero dei materiali e dallo studio degli impianti ipogei, effettuata da alcuni ricercatori sul fronte delle Fiandre, ha permesso di comporre un quadro delle battaglie sotterranee avvenute corso della Grande Guerra sul Fronte Occidentale (Barton P., Doyle P., Vandewalle J., Beneath Flanders Fields. The tunnellers’ war 1914-18, Spellmount LTD, Staplehurst, Kent, Great Britain 2004).
«È questa la prima linea? Signorsì. Tutte buche come questa» Carlo Salsa, tenente di fanteria nella Prima Guerra Mondiale, racconta del suo arrivo al San Miche, sul Carso, nel 1915. Ecco come ci descrive la trincea che deve occupare, assieme ai suoi uomini: «Nel camminamento basso, i soldati devono rimanere accovacciati nel fango per non offrire bersaglio: i bordi ineguali del riparo radono appena le teste. Non ci si può muovere; questa fossa in cui siamo è ingombra di corpi pigiati, di gambe ritratte, di fucili, di cassette di munizioni che s’affastellano, di immondizie dilaganti: tutto è confitto nel fango tenace come un vischio rosso. Il bordo della trincea è tutto rigonfio di morti che si mescolano in un viluppo confuso: rintraccio le figure umane ad una ad una» (Salsa C., Trincee. Confidenze di un fante, Mursia, Milano 1995, p. 65).
Le trincee non scompaiono nel 1918, con il termine delle ostilità. Continuano ad essere utilizzate, seppur con mutati criteri, fino ai nostri giorni, nelle guerre che ancora affliggono il pianeta, dal momento che siamo incapaci di apprendere e applicare durevolmente qualsivoglia lezione sulla pace.
Per lo studio tipologico delle Cavità Artificiali si segnalano utilmente due manuali:
Padovan Gianluca, Archeologia del Sottosuolo. Manuale per la conoscenza del mondo ipogeo, Ugo Mursia Editore, Milano 2009, pp. 375 (formato A5).
A. Primo manuale di Archeologia del Sottosuolo pubblicato in Italia. Definizione di opera ipogea; ricerca, catalogazione e studio delle opere sotterranee e loro catalogazione in base alla tipologia e sottotipologia di appartenenza. Rilievi, tavole, disegni, foto.
Padovan Gianluca (a cura di), Archeologia del sottosuolo. Lettura e studio delle cavità artificiali, British Archaeological Reports, International Series 1416, Oxford 2005, pp. 378 (formato A4).
A. Primo manuale sullo studio delle opere ipogee pubblicato in Europa. Definizione delle proposte d’impostazione da impartire alla ricerca, alla catalogazione e allo studio delle cavità artificiali. Contributi di archeologia mineraria, architettura, geologia, topografia, rilievo, fotografia, video, speleologia, prevenzione dei rischi, medicina, giurisprudenza, biospeleologia, etc. Il Catasto Nazionale Cavità Artificiali della Federazione Nazionale Cavità Artificiali. Rilievi, tavole, disegni, foto.
Buono studio.
Gianluca Padovan (Ass.ne SCAM – FNCA)
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(Locandina della Mostra Fotografica e Documentaria)

(Uno scorcio dei baraccamenti nel bosco durante la Grande Guerra)

(Bandiera dell'Associazione Storica Cimeetrincee)

(Attrezzi da scavo italiani e austriaci della Grande Guerra esposti alla Mostra)

(Ricostruzione di un nido di mitragliatrice, ad opera anche di bambini delle locali scuole)

(Ricostruzione di una piazzola d'artiglieria)

(Memorie di guerra volume primo)

(Memorie di guerra volume secondo)