Cavità Artificiali: ferrovie dismesse.

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Speleologia Urbana
Written by Gianluca Padovan   
Monday, 10 September 2012 05:59

Cavità Artificiali: ferrovie dismesse.

Tratto da: Padovan G., La classificazione per tipologia delle cavità artificiali, in Padovan G. (a cura di), Archeologia del sottosuolo. Lettura e studio delle cavità artificiali, British Archaeological Reports, International Series 1416, Oxford 2005, pp. 42-43.

Scavo a sezione costante mediante il quale si assicura la continuità di una strada ferrata. Lo scavo di una galleria ferroviaria consente di superare crinali o rilievi montuosi senza dover operare onerosi e spesso difficoltosi aggiramenti degli stessi. Può essere rettilineo o in curva e avere come caratteristiche il tracciato a debole pendenza e l’ampio raggio di curvatura. Generalmente si evita lo scavo di lunghi tratti orizzontali per eliminare il ristagno delle acque; il tracciato si presenta almeno in lieve pendenza.

Si possono avere i seguenti tipi di galleria:
- galleria di rampa, quando gli accessi si trovano a differenti quote;
- galleria elicoidale, come la precedente, ma applicata in zone montuose per superare significative pendenze;
- galleria di colmo, quando gli accessi si trovano all’incirca alla stessa quota e si scava in leggera salita dai due fronti fino al punto d’incontro, in modo da avere una facilità di deflusso delle acque in entrambi i tronconi (Enciclopedia Italiana 1970).

Come per ogni tipo di galleria, la prima operazione da compiere è il tracciamento dell’asse sul terreno, con apposite strumentazioni (tracciamento esterno). Conosciute l’esatta posizione e la quota altimetrica degli imbocchi, si avanza su entrambi i fronti eseguendo il tracciamento interno, per correggere eventuali errori di direzione e di pendenza. Prima dell’introduzione dei moderni macchinari si provvedeva allo scavo del cunicolo d’avanzata, armandolo con strutture provvisorie, e poi allo scavo della galleria vera e propria.

A sezione costante, lo scavo della galleria viene rivestito in muratura e in tempi recenti in cemento armato, anche in centine prefabbricate. In origine la ferrovia era denominata strada ferrata, ovvero provvista di binario: elemento determinante per la sua concezione e il suo futuro sviluppo. Si può affermare che l’idea sia nata in miniera. Già nel “De re metallica” dell’Agricola appare un vagoncino le cui ruote anteriori sono più piccole e avanti ad esse è fissato verticalmente un perno metallico, alto all’incirca quanto le ruote posteriori (fig. III.11). Il mezzo di trasporto veniva spinto su binari costituiti da tavole di legno e il perno serviva da guida (Agricola 1621. libro VI, p. 113). Più di un secolo dopo dalla prima edizione del trattato si pubblica “Pratica minerale” del Della Fratta, in cui appare un identico vagoncino ed anche la raffigurazione del suo utilizzo (fig. III.12): due tavole parallele, una delle quali evidentemente ancorata al terreno tramite una struttura, entrano nella galleria di carreggio della miniera e sopra vi corre il vagoncino (Della Fratta 1678, p. 19). «Si cinge d’ogni intorno di lame di ferro (il vagonetto; n.d.a.), e con buone spranghe inchiodate, nel cui fondo sono collocate due caucchie di ferro, intorno alle testate delle quali si pongono le ruote di legno, assicurate così, che non eschino; & alla parte d’auanti le più picciole, in mezzo le quali si pone un ferro tondo; il quale nel condurre, o spingere la sudetta Cariola per mezzo quel canaletto, ò vacuo, che resti fra le tauole nel piano della Caua, di cui ho parlato di sopra, e lo tien netto da terra, e da adito all’acqua di scorrerui, & in fine tien diritta la Cariola» (Della Fratta 1678, p. 19).

La galleria ferroviaria del Fréjus (detta anche Galleria del Moncenisio), fu costruita tra il 1857 e il 1870; nel 1871 fu aperta al traffico. Si tratta di una galleria a sezione unica e a doppio binario, lunga 13.636 m: «I lavori per il tunnel del Moncenisio furono assai complessi e richiesero studi accurati da parte dei migliori tecnici dell’epoca. Ad esempio, per evitare di estrarre acqua, si diede alle due gallerie in corso di scavo dalla parte piemontese e dalla parte francese una leggera pendenza verso l’imbocco. Ma furono soprattutto le macchine perforatrici, inventate dagli ingegneri Germano Sommeiller, Sebastiano Grandis e Severino Grattoni, a consentire di ultimare senza difficoltà la grande impresa: tali macchine utilizzavano l’energia idrica per comprimere aria e trasmettere il movimento di perforazione con il quale si praticavano i fori da mina in galleria; fu così possibile bucare la montagna senza i soliti pozzi verticali di aerazione» (Maggi 2003, p. 58).

Tra il 1916 e il 1925 si costruisce la ferrovia a scartamento ridotto Modena-Pavullo, ma ad opera ultimata non fanno seguito i dovuti lavori di armamento ed elettrificazione della linea. Tra il 1991 e il 1992 il Gruppo Speleologico Emiliano C.A.I. e il Comitato Scientifico “F. Malvolti” «(…) hanno ravvisato nel tracciato della ferrovia incompiuta Modena-Pavullo la possibilità di identificare percorsi naturalistici, con interessi speleologici rappresentati dalle gallerie (…). Le gallerie citate nei verbali di consegna della linea, risalenti al 1937, sono 3, mentre nelle relazioni di avanzamento dei lavori, anteriori al 1925 risultano 4. In base alle ricerche effettuate dal G.S.E. sono invece 5» (Bertolani 1998, pp. 5-6). Abbiamo quindi i seguenti tratti sotterranei esplorati e rilevati: Galleria del Poggio (206 m), Galleria del Monte Tagliato (57 m), Galleria di Sottopasso della via Giardini a Casa Bortolacelli (24 m), Galleria Serramazzoni (292 m) riutilizzata per un crto periodo come fungaia, Galleria dell’Acquabona (54 m) (Bertolani 1998, pp. 6-8).

Le "ferrovie speciali" comprendono le ferrovie a dentiera, le ferrovie funicolari, le ferrovie decauville (a scartamento ridotto), le metropolitane, etc. Tutte queste opere possono correre anche nel sottosuolo, ovvero in galleria.

n.d.r. Gianluca Padovan ci segnala questo sito web dedicato alle gallerie ferroviarie dismesse della "Ferrovia Ligure Orientale".

Noi aggiungiamo il link al forum "Ferrovie.it" da dove abbiamo tratto l'immagine postata da Andreas di Trieste che accompagna l'articolo.

Buona lettura

 

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