I Drammi della Speleologia!
Da bravo tapinaccio sboccato e impenitente quale in realtà io sono, invece di vergare cose forse sagge, o, meglio, invece di tacere perché il silenzio è d’oro, m’accingo a scriver ancora di peni e peti e di giganteschi didietri. Non me ne si voglia e nemmeno mi s’applauda perché la puzza vergata con la penna laudi e battimani non merita.
Ad ogni buon conto eccovi la Quinta Serie per festeggiare degnamente! Cosa? Ditelo un po’ voi, perché questa serie s’intitola: «Erezioni!».
Ma poi, o anche meglio adesso, ovvero subito, che due soli pensieri vi sorgano prepotenti: leggermi mai più e spegnere definitivamente la tivvù.
Sul finir di questo anno undecimo del secolo ventunesimo (così si conclama), mi accingo all’opera nel Segno Zodiacale della Grotta che Chiude Subito, ascendente Taverna. Ma prima da Voi accomiatarmi, lancio nel buio siderale il mio ringraziamento a Fulvio Salvi, che con le parole sue non sol m’ispira, ma pure mi conforta con il pubblicarmi tanti scritti che, in realtà, dovrebbe gettare nel secchione (è il bidone della spazzatura! Analfabetelli!). Troppo buono! Grazie.
Gianluca Padovan
Post Scriptum:
«… se tutti si scrivesse di merda, si avrebbe meno tempo per cagare in testa al prossimo!»
Post Post Scriptum:
Nomi, Cognomi, Vezzeggiativi, fatti, luoghi et amenità varie, sono TUTTI, assolutamente, di invenzione o d’onirica ispirazione. Desolatissimo qualora qualcheduno ravvisi verosimiglianze con fatti realmente accaduti. Ce ne si scusa anticipatamente con abbondante aspersione di carburo esausto sul capo. Se poi qualcuno habbia (si, Habbia!) a ché dire, si comporti in modo corretto e tutt’altro che rapace, o stolto, favorendo (e non già impedendo) il lieto e versicolore sviluppo della Speleologia. Quella con la Esse maiuScola.
Gianluca Padovan

INDICE
60. I drammi della Speleologia: il peto-pendulo
61. I drammi della Speleologia: il peto me medesimo
62. I drammi della Speleologia: ectoparassiti alla rincorsa
63. I drammi della Speleologia: i peti soggiogati
64. I drammi della Speleologia: peti allo sbaraglio
65. I drammi della Speleologia: gli argomentatori di nerchie altrui
66. I drammi della Speleologia: erezioni plaudite
60. I drammi della Speleologia: il peto-pendulo
Seppure l’indiscusso nonché indiscutibile arbitro speleologico (o, se preferite, Arbitro Speleologico), ovvero il «Dio delle Grotte che Chiudono Subito», ve l’avesse fatto comprendere con chiari fatti, voi non gli avete ovviamente dato per benino retta. E quindi avete accettato la collaborazione offertavi dal cazzone (elemento bipede con la testa nelle mutande), in un’operazione dal chiaro sapore speleologico et sociale. Ovviamente perché siete un Signore (notare la Esse di Speleologia chiaramente maiuscola).
Ma ancor non vi capacitate di quanto possa essere priva di qualsivoglia onore la parola di un inequivocabile peto vestito et pendulo, il quale, perché sottacerlo, si spaccia per speleologo (notare le esse minuscolissima) e magari, sigh!, in gioventù pure lo è stato. Ad ogni buon conto l’unica cosa che oggidì potrebbe fare non sono giammai le esplorazioni in grotta, ma bensì le scale a piedi.
In pratica vi siete reso conto che il tapinuncolo non solo non sa sostenere con dignità l’impegno con voi preso, ma, accidenti!, pure voi vi siete scordato che tale tapinerrimo non è in grado di sostenere neppure il proprio cazzo quando piscia. Ma non v’angustiate più di tanto, perché la sorte lo ha già punito duramente facendolo crescere come emorroide infiammata in un paio di mutande sdrusce e lise, ma terribilmente strette e solitarie.
61. I drammi della Speleologia: il peto me medesimo
Aduso a vergare versi sconci ancorché gratuitamente volgari, un dì vi chiedete come mai la dolce et sana pratica speleologica non vi doni più alcuno spunto per scodellare le vostre logoree in rima mai baciata sul dioweb.
Conseguentemente cominciate a volgervi attorno con lo sguardo accorgendovi, aimè fin troppo tardi, che questa palla terracquea, la quale a detta solo vostra avete raramente et timidamente esplorato nei fine settimana deputati all’ozïo, offre anche altro.
Dedicandovi alfin alla ricerca di una connessione tra il sistema lessicalistico e la fellatio nirvanica ve ne uscite finalmente dall’ambito speleologico dove, perché sottacerlo (??), avevate drammaticamente et esaustivamente rotto i coglioni!
62. I drammi della Speleologia: ectoparassiti alla rincorsa
Siccome ogni specie ha i suoi parassiti, mi volgo attorno cercando nelle manifestazioni di Mamma Natura un qualche cosa d’ispirazione, in questo volger d’anno che pare porti solo che danno, per comprendere lo stato attuale delle humane cose.
Se i nicteribidi sono una famiglia d’insetti ditteri brachiceri con la vocazione da ectoparassiti dei pipistrelli, m’accorgo che pure le simpatiche bestiole in questo tristo mondo soffrono, ovvero i pipistrelli. I nicteribidi sono privi di ali, magari pure di quella fantasia di base che avrebbe, chissà (?), permesso loro d’incarnarsi nel pipistrello e non nell’insettaccio dagli occhi ridotti o assenti e con il bell’apparato boccale perforante e succhiatore. Noi siamo come pipistrelli: se non stiamo attenti a dove ci appoggiamo siamo preda delle lunghe zampe provviste d’uncini dei nicteribidi e poi, a scollarceli di dosso, non bastano le scoregge prodotte dalla fermentazione delle verze mescolate ai cavolini di Bruxelles conditi con aglio e menta (quest’ultima serve a rischiarare la gola del buco del culo). Noi siamo come pipistrelli disadatti in questa nuova èra di democratica follia: ci votiamo al parassitaggio, invece di cacciare a pedate nel culo i nicteribidi che tanto in grotta mai ci vanno e, forse, mai ci sono andati. E non ci andranno mai!
63. I drammi della Speleologia: i peti soggiogati
L’humana travisazïone delle cosette che voglia o non voglia compongono le piacevoli-spiacevoli quotidianeità di codesta pallamondo ha contagiato anche il nostro ristretto microcosmo demodè.
Il fatidico momento delle elezioni in seno al vostro Gruppo Speleologico ha risvegliato le più abbondanti salivazioni nelle cavità orali di coloro i quali desiderano dire ad alta voce la propria, credendo -così- di contare qualcosa. E, guardate bene, tranne pochi e rari casi i quali non fanno che confermare la stolida ma inamovibile regola, chi desidera la fettona di potere e chi si accontenta pure della fettina, sono elementi tra i più disparati, ma che in comune hanno una lunga (e talvolta totale) assenza dall’attività speleologica. Ma perché non ce li caviamo di culo? Verrebbe da esclamare. Ma per il semplice motivo che così mantenendoli danno a noi agio di gonfiare le guance pendule parlandone male e di mollare pure qualche bella scoreggia al loro indirizzo. Basterà?
64. I drammi della Speleologia: peti allo sbaraglio
L’Università di Catenate sul Glande s’è alfine dotata di una cattedra di petologia ipogea e a voi non pare vero di potervici iscrivere seppure, perché sottacerlo, con grande sacrificio economico. Già, i tempi per lo studio sono oramai da scordare, visto che le banche stanno strozzinando il popolo.
Lasciate dunque l’arguto studio di anacardi e cetriolini degni compari di birrette e canparyni nonché altri miscugli etilici sderenafegato, per tuffarvi nel tripudio della cultura. Il fatto di avere appreso che in talune rocce laviche si forma qualcosa che assomiglia alla grotta, ma che in realtà non è calcare che si lascia modellare dall’acqua, vi eleva sugli astanti. La successiva organizzazione di un gruppo chiacchierante di grotte sarà per voi la catarsi in quanto, data la consumata abilità nell’estrarvi i fichi dal naso, potete aspirare alla carica di Gran Capo, in chiave "pellerossa". Gli annali della Storia ricorderanno voi e la vostra cricca come fini estimatori d’un qualcosa che se avesse beneficiato meno delle vostre attenzioni si sarebbe -senza dubbio- sviluppato più sereno e al meglio di sé stesso.
65. I drammi della Speleologia: gli argomentatori di nerchie altrui
Mi chiedo come sia possibile avere pupari che adescano pingoni pieni di piscio e li erigono alle più alte cariche della vita suburbana. E a maggior ragione m’interrogo sul come mai vi siano piscioni che con l’ambito del suburbano e del sottoproletariato speleologico non abbiano mai avuto alcunché a che fare, eppure vi albergano alla grande. Per sovrammercato, dal punto di vista della speleopolitica, si danno un grande daffare. E c’è pure una discreta schiera di ottusangoli che li plaude.
In pratica, sia pupari sia piscioni, l’unica cosa che in vita loro hanno esplorato sono le proprie cavità nasali al fine d’estrarvi spettacolari fichi da spalmare a tradimento sotto le poltroncine del cinemino di periferia intanto che cercavano d’argomentare le nerchie altrui invece di seguire la sdruscia trama della pellicolaccia proiettata. E, fin qui, nulla di male.
Vorrei però sapere come tali pindarici peti habbiano acquisito conoscenza del variegato àmbito speleologico. Forse che ne hanno sentito discorrere i genitori? forse che da piccini si provavano di nascosto l’imbragatura del padre esibendosi poi allo specchio con la nerchia di fuori? Ad ogni buon conto anche questi, assisi tra le poltrone impellate dell’alta borghesia speleologica (quella che non s’insozza, rompe i coglioni e fa la voce grossa), difficilmente ce li caveremo di torno.
66. I drammi della Speleologia: erezioni plaudite
Tutto questo fervore, o fervorino, attorno alle elezioni presidenziali in un ristretto ancorché sottonotatissimo àmbito come quello dei quattro pulciosi che si spacciano per speleologi riunendosi alla bell’e meglio nello scantinato di un bar di provincia, all’insegna dell’associazione speleologica, non è affatto giustificato o giustificabile. Ma, si sa, ognuno butta alle ortiche il proprio tempo come meglio ritiene più opportuno. D’altro canto il pregio della cosiddetta democrazia è proprio questo.
Certamente, non si puote sottacere come l’energia di tanti sconsiderati che vanno sottoterra possa essere raccolta a beneficio di chi sotto va solo in cantina a prendere il vino e, pertanto, aspira ad una carica di presidente (notare la gnomesca pi) o, meglio ancora di viro probo, meglio noto come probiviro.
Alla fine della minestra il solito giochetto è quello di assurgersi a collettori di informazioni. Di qualunque genere esse siano, tali informazioni, innanzitutto non costano alcunché. Ma chi sa come fare a rimestare nel torbido sa anche come farle fruttare, anche e soprattutto per mantenere attiva una rete di conoscenze che portano soldi e, soprattutto, lavoro lucroso in università.
Rimane quindi comprensibile l’erezione dell’illustre-sconosciuto ogni qualvolta riceve gratuitamente pacchi di dati, carte et informative prodotte per lui a costo zero dai pitecantropi coglioni i quali si sentono così elevati nella scala evolutiva (perdonate il bisticcetto di parole) da una bella pacca sulla spalla a mo’ di ringraziamento. E nulla più.