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Ultime notizie

IMAGE Corsi Aggiornamento Scuola Nazionale di Speleologia CAI
Lunedì, 29 Agosto 2016
Notizia tratta integralmente dalla lista di speleoit. Dal 21 al 23 ottobre si terrà presso la Scuola della Montagna di Villa Scirca (Sigillo – PG) il Corso Nazionale “Caratteristiche e resistenza dei materiali spelo-alpinistici e canyoning”. Maggiori informazioni su www.cens.it e www.speleocrasc.it . Valido come aggiornamento per istruttori SNS-CAI e aperto a tutti. Dal 10 al 13 novembre, sempre presso la Scuola della Montagna di Villa Scirca, si svolgerà il Corso Nazionale “Speleogenesi; origine, evoluzione e morfologia dei sistemi carsici”. Valido come aggiornamento per istruttori SNS-CAI e aperto a tutti. Informazioni dettagliate su www.cens.it e www.sns-cai.it Tutti i dettagli sul sito ufficiale del CENS Read More...
IMAGE Oro a Brusson
Giovedì, 25 Agosto 2016
Nella seconda metà del XIX secolo così scrive Guglielmo Jervis a proposito di Brusson nel primo volume del suo straordinario lavoro, I tesori sotterranei dell’Italia: «Villaggio che giace nella parte superiore della Valle di Challand, sulla sinistra del torrente Evençon a chilom. 44 dalla stazione d’Ivrea; di cui 32 colla strada nazionale. Ferro. – Siderite, associata a calce carbonata, giacimento quasi verticale della potenza di circa m. 2. Oro; nella regione Bois et Paturage à la Mandas, situata sulla sinistra dell’Evençon, a 1 chilometro all’E. del villaggio di Brusson. – Ricerche abbandonate. Piombo. – Galena con calcopirite, in ganga di quarzo; al piede del Col de Jou, situato sulla destra del torrente Evençon, ad 1 chilometro a ponente del capoluogo del Comune. Rame. – Calcopirite; ivi, come sopra» (Guglielmo Jervis, I tesori sotterranei dell’Italia, I Vol., Reprint 1873 – 1889, Studio Editoriale Insubria, Milano 1979, p. 109). Nel terzo volume aggiunge: «254*. Brusson. Oro. – Parte della Miniera d’Oro di Arbaz-Saint-Anselme, di cui è parola nell’articolo 246, estendesi pure sul territorio di Brusson. Piombo. – Galena, con azzurrite terrosa, nel granito; nella località denominata Chiavarin, o Cheveri. Diede 50% di piombo. Azzurrite; ivi, come sopra. Asbesto, varietà Amianto filamentoso. – Cava» (Id., op. cit., III Vol., p. 467). Brusson è un comune situato in Val d’Ayas, nella Regione Valle d’Aosta, e tra le sue tradizioni conserva quella dell’estrazione mineraria, volta soprattutto alla coltivazione dei giacimenti auriferi. Se l’estrazione dell’oro si fa risalire ai Salassi e successivamente ai Romani che occuparono militarmente il territorio, non si esclude che nel corso dei secoli successivi le coltivazioni siano proseguite, seppure a fasi alterne e non sempre su vasta scala. Così specifica Lorenzini: «Se si dà credito alle notizie che in qualche modo riteniamo affidabili, i giacimenti d’oro della valle di Challand vennero in seguito dimenticati per circa mille anni! Personalmente ritengo che la cosa sia abbastanza curiosa, perché non c’è Conte, Duca o Re che non persegua sistematicamente ogni forma di guadagno, a maggior ragione se si tratta di oro, per non parlare delle iniziative dei singoli; da sempre infatti gli abitanti della valle di Challand si sono dedicati alla pesca dell’oro ed al riconoscimento di filoni auriferi» (Christian Lorenzini, Le antiche miniere della Valle d’Aosta, Musumeci Editore, Quart 1995, p. 103). L’attività industriale per l’estrazione dell’oro su grande scala risale alla fine dell’Ottocento e per saperne di più si può consultare il seguente sito: chamousira.net Per non dimenticare la tradizione mineraria della Valle e fare riscoprire un importante tassello di Storia è stata recentemente costituita la Società Cooperativa Gold Mine, la quale gestisce a Brusson la mostra permanente Espace Herbet e il Museo della Miniera di Chamousira-Fenilliaz, organizzando le visite guidate all’interno di uno dei livelli della miniera. Nella storia mineraria recente un personaggio di spicco è stato Joseph Herbet, divenuto “capitano di miniera” dei locali impianti estrattivi. Le informazioni si possono scaricare da: www.chamousira.net Sono del parere che troppo spesso ci si rechi all’estero per vedere mostre e musei, oppure per indagare complessi ipogei d’altri tempi o semplicemente per passeggiare nella natura. In Italia abbiamo testimonianze ancora ben presenti le quali ricordano opera e ingegno, nonché un passato storico a dir poco eccezionale, inseriti in particolari contesti naturalistici. Basta aver voglia di andare a vederli, magari dando un proprio contributo alla ricomposizione del nostro patrimonio culturale. Intanto un caloroso plauso va a coloro i quali hanno fortemente voluto l’apertura del Museo, nell’auspicio che anche altri, in Italia, seguano il loro esempio. Difatti i siti minerari italiani attrezzati turisticamente non sono poi molti in rapporto all’eccezionale attività estrattiva che nella penisola e nelle isole conta più di tremila anni di Storia d’Arte Mineraria. Gianluca Padovan (Ass.ne SCAM – FNCA) Click sulle immagini per ingrandire 1. Ingresso alla miniera d'oro Chamousira di Brusson  (ph.  G. Padovan) 2. Galleria a seguire il filone (ph. G. Padovan) 3. Roberto Muscara e Roberta Jacquin nella Miniera d'Oro  di Chamousira. Loro vi accompagneranno nella visita guidata nelle viscere  del monte (ph. G. Padovan) 4. Cristalli di quarzo in miniera (ph. G. Padovan) 5. Miniera d'oro di Chamousira a Brusson 6. Dettaglio di una planimetria esposta al Museo della  Miniera di Brusson 7. Foto d'epoca in mostra allo Spazio Permanente di  Brusson 8. Giuseppe Anselmo Herbet (ph. G. Padovan) Read More...
IMAGE Viaggio in Islanda - Terzo giorno, La “bella vikinga” e i monti di Laugar
Giovedì, 25 Agosto 2016
Dalla finestra della mia stanza noto uno strano andirivieni; una continua processione collega l'albergo ad una piega della montagna che lo sovrasta. Le basse nuvole e la insistente pioggerellina stampata sui vetri rende fluida la scena non permettendomi una chiara visione dei fatti. Intravedo figure umane variamente abbigliate, chi in perfetta tenuta da trekker e chi in costume da bagno e accappatoio sulle spalle, che percorrono il tragitto, indifferentemente, nelle opposte direzioni al par di una colonia di formiche intenta nel suo incessante lavorio. La cosa mi incuriosisce non poco anche perché il giorno dell'arrivo a Laugar avevo osservato quell'alta parete, composta da infiniti piccoli e grandi massi in bilico tutti quasi pronti a venir giù al primo modificarsi del loro precario stato di equilibrio, che sembrava essere supporto a una spianata sovrastante. Cosa ci sarà mai lì in cima? Perché, sin dalle prime ore del mattino, in tanti intraprendono questo cammino che ha il sapore quasi di un rito iniziatico? La mia innata curiosità comincia a prendere il sopravvento e già assaporo il gusto dell'avventura e delle nuove scoperte. Mi preparo. Non avendo comunque per il momento a disposizione chiare indicazioni su ciò che mi aspetta, decido che sotto lo spartano abbigliamento da “trekker incallito” indosserò comunque il costume da bagno e nello zaino lascerò spazio anche per un telo da mare... non si sa mai. Tra le dotazioni di viaggio ho anche riposto la guida della Lonely Planet, libro che ho imparato ad apprezzare per le innumerevoli informazioni in esso contenute; lo sfoglierò alla prima sosta nella speranza di carpire qualche curiosità che riguardi la mia attuale escursione. Non ci metto molto e dopo qualche minuto sono già in cammino pronto a svelare il segreto di Laugar e dell'Edda Hotel. Esco nella bruma del mattino sotto una pioggerellina sottile che continua ad irrorarmi le lenti costringendomi in quella fastidiosissima condizione di vista tremolante che solo i portatori di occhiali possono comprendere. Raggiungo l'inizio del sentiero dove trovo un criptico cartello biligue, inglese ed islandese (della prima capisco poco ma, peggio ancora, della seconda assolutamente niente), che interpreto a malapena dai disegni che esplicitano il testo. In esso è anche rappresentata una carta topografica della zona con indicati quattro differenti percorsi di trekking, degli anelli con difficoltà crescenti (e sin qui ci arrivo) marcati ognuno con un diverso colore. Proseguo la lettura individuando un vago riferimento ad una fonte sacra e ad una "bella vikinga" che in passato ha abitato questi luoghi. Non è molto ma, nel contempo, è sufficientemente intrigante per darmi la giusta spinta ad iniziare quest'avventura. Dopo i primi metri, impiegati a seguire il rado ma incessante flusso di umani, giungo nei pressi di un bivio dove decido, staccandomi dalla massa, di seguire la traccia marcata con il colore “nero”, quella più lunga e difficoltosa; tanto alla fine sarei comunque tornato nel punto di partenza evitandomi però l'invadente presenza dei miei simili. Supero una recinzione di filo spinato grazie ad una comoda, piccola scala di legno che la scavalca (metodo che poi scoprirò molto in uso lungo i sentieri dell'Islanda) e inizio la mia solitaria ascesa ai monti di Laugar (fig. 1). Il sentiero appare ben visibile e marcato anche grazie ad una lunga serie di bassi paletti di legno sormontati da bande laterali colorate le cui differenti tonalità individuano ciascun tracciato. Il sistema islandese di marcatura dei sentieri è leggermente diverso da quello in uso in Italia (le due pennellate di vernice bianco-rossa dipinte sovente sulle rocce e, più raramente, sugli alberi) e presenta il vantaggio di essere visibile anche tra l'erba alta. Così seguo la mia strada individuata inizialmente da paletti sormontati dai quattro diversi colori. Man mano che avanzo il sentiero si sdoppia e, sempre con deviazioni alla mia destra, si separa da quelli a più basso indice di difficoltà. Continuo a salire mentre la pioggia cede il campo ad un freddo vento. L'aria è tersa e sgombra da quella fastidiosa nebbiolina che fino ad ora mi ha impedito di godere appieno del paesaggio. Ora, mentre salgo sempre più in alto, il miei occhi possono cominciare a guardare lontano. Dopo circa mezz'ora raggiungo la cresta che avevo notato dalla finestra della mia stanza e scopro che in cima non c'è l'altopiano immaginato ma un vasto prato dal quale, sullo sfondo, parte una seconda erta. La salita, sebben di più dolce pendenza rispetto a quella appena superata, è però almeno tre volte più alta. Una leggera sosta per scattare qualche fotografia e poi via ad affrontare la nuova fatica. Ora è più difficile interpretare il percorso anche perché, da questo punto, ogni qualvolta raggiungo uno dei paletti marcavia riesco, con qualche difficoltà, ad intravedere il solo successivo e non la lunga sequenza come in precedenza. Questa nuova situazione mi impedisce di organizzare la mia mappa mentalale globale; so solamente che dovrò raggiungere la cresta che vedo lassù in alto, mentre il gelido vento del nord soffia sempre più forte. Sotto di me la vallata sembra allungarsi e ormai l'Edda Hotel non è che una piccola macchia colorata nel verde della brughiera. Finalmente! Supero l'ultimo ostacolo, raggiungo la seconda cresta e... sono assalito dallo sconforto. Non si tratta dell'immaginato crinale e nessuna valle si apre al di la, solo una ben più vasta prateria cinta da lontano da una nuova catena di alture che mi getta in un'angoscia senza fine: ero sicuro fosse finita e invece la salita, imperterrita, continua. Un'improvvisa stanchezza mi assale. Mi guardo intorno depresso. Sono sul bordo esterno di questa spianata, un balcone geologico dal quale vedo veramente lontano: l'intera valle, il nastro di asfalto che la percorre, il fiume che scorre e il mare che ne accoglie acque (fig. 2). Due pensieri contrastanti si sfidano nella mia mente, uno mi sprona ad andare e l'altro, al contrario, mi suggerisce di accontentarmi e godere dei frutti del sudore versato per giungere fin qui. Quello che il mio sguardo intanto sta rimirando è pura poesia! Per un attimo, ma subito mi passa, mi chiedo cosa riuscirei a vedere dalla cima di quell'ancora più alta cinta di monti. Ho deciso. Non andrò oltre. E' la scelta più saggia anche perché, per completare il giro e tornare a valle, la strada da fare è ancora tanta. Mi seggo ed estraggo dallo zaino l'acqua, del cibo e la Lonely Planet così, mentre riprendo energia, potrò anche verificare, leggendo, l'esistenza di qualche indicazione sul territorio che mi circonda. I miei occhi scorrono veloci le righe che mi parlano di antiche storie e così scopro: laggiù in basso la cattedrale elfica di Tungustapi (saga di Eyrbyggja) che individuo nello sperone roccioso sul fianco della montagna che chiude l'altro versante della valle; leggo la storia d'amore di Guðrún Ósvífrsdóttir "la bella vikinga" (saga del popolo di Laxárdalr), della quale ho già letto nel cartello posto all'inizio del sentiero e della sua vasca sacra, fonte che dovrei trovare sulla via del ritorno a chiusura del tragitto ad anello che sto percorrendo. Il cibo assunto mi ha sufficientemente ricaricato e così, dopo aver scattato alcune foto, mi accingo ad attraversare la vasta spianata che, in leggera pendenza, mi ricondurrà sul sottostante pianoro. Non ho più il conforto dei paletti segnavia ad indicarmi il percorso ed è solo la parziale visione delle terre intorno a suggerirmi la direzione nella quale muovermi per raggiungere l'obiettivo e chiudere il cerchio. Quello che a prima vista sembrava un comodo pendio ricoperto di bassa erba si rivela invece un percorso ad ostacoli con numerosi corsi d'acqua che, scendendo verso valle, hanno intagliato il pianoro creando profondi solchi di erosione. Queste piccole vie d'acqua, spesso celate dalla vegetazione, rappresentano delle insidiose trappole per piedi e caviglie in una situazione dove una semplice slogatura potrebbe complicare seriamente la tranquillità del ritorno. Ce la farò! E così, dopo estenuanti deviazioni alla ricerca del pendio più favorevole, lungo instabili pietraie, raggiungo l'altro lato della recinzione dove questa mattina è iniziata la mia avventura. Ma le sorprese non sono ancora terminate e così, seminascosta da uno sperone roccioso vedo prima la capanna (fig. 3) e subito dopo la sacra vasca dove, secondo la saga del popolo di Laxárdalr, si bagnò perdendo l'anello pegno del suo amore, la bellissima Guðrún. E' ormai sera ed è iniaziato quel crepuscolo che durerà tutta la notte. Il viavai di persone che avevo visto questa mattina è terminato. Sono solo e potrò godere indisturbato delle gentili attenzioni che Guðrún vorrà concedermi. Mi libero del vestiario da escursionista e m'immergo nelle calde acque della fonte circolare (vedi foto) mentre un piccolo branco di pecore selvatiche mi osserva distratto (fig. 4). Tutt'intorno il gelido vento proveniente dagli altopiani del nord sferza l'aria rarefatta. Continua... Click sulle immagini per ingrandire 1. Verso la prima cresta 2. La grande prateria sulla seconda cresta 3. La capanna di Guðrún 4. Le pecore selvatiche 5. I sentieri sui monti di Laugar Read More...
IMAGE Luoghi e architetture del secondo conflitto mondiale: 1939 - 1945
Lunedì, 22 Agosto 2016
Sono stati pubblicati gli Atti del III Congresso Internazionale su: Conoscenza e Valorizzazione delle Opere Militari Moderne. Si tratta dell’ultimo volume del progetto culturale inserito nel programma di ricerca dipartimentale del Politecnico di Milano iniziato nel 2011. Gli Atti si compongono di ventitrè lavori che mettono in luce alcuni elementi del grande patrimonio italiano ed europeo che sono stati indagati e in alcuni casi recuperati, come ad esempio il “super bunker” di Monte Soratte in provincia di Roma. Vi sono inoltre gli studi per la conservazione e il recupero dei paesaggi di guerra italiani, la musealizzazione di “Base Tuono” facente parte dell’ex base NATO di Passo Coe-Monte Toraro. Un lavoro recente presenta le indagini anche speleosubacquee effettuate per lo studio dell’impianto idraulico di stoccaggio dell’acqua presso la batteria corazzata Montecchio Nord (Colico – Lecco). Sui sistemi difensivi si hanno i contributi riguardanti l’armamento dell’Atlantikwall, le batterie costiere del Passo di Calais, le Flak Towers di Vienna, il Südostwall austriaco, le fortificazioni antisbarco in Sardegna, la difesa costiera della Sicilia, la Blau Line dell’Alto Garda, il Vallo Alpino in Alto Adige, la Frontiera Nord in Lombardia tra 1937 e 1953. Un contributo è sui carri pesanti visti come fortificazioni mobili. Un interessante inserimento nei temi contemporanei è il contributo sui sistemi difensivi antichi considerandone la funzionalità, la sacralità e il simbolismo cosmico. Il ricordo dei caduti in guerra vede due contributi: uno sui cimiteri di guerra francesi in Italia e l’altro sulla salvaguardia dei monumenti e dei giardini commemorativi destinati ai morti italiani nelle due guerre mondiali. Sul tema dei bombardamenti e della ricostruzione in Italia vi è il contributo riguardante la città di Cremona. Per quanto riguarda la protezione dei civili si hanno i lavori sull’ospedale di guerra della C.R.I. “Carlo Felice” a Cagliari, i rifugi antiaerei della fabbrica Innocenti di Milano, i rifugi antiaerei ad uso pubblico istituiti dal Comune di Milano e quelli privati delle banche Cariplo e Comit, il Bunker della Regia Prefettura di Milano e della Provincia, per concludere con le scritte di guerra indicanti soprattutto gli ingressi dei rifugi antiaerei milanesi, ad oggi ancora presenti sugli edifici cittadini. Autori: Maria Antonietta Breda e Gianluca Padovan -a cura di- Titolo Luoghi e architetture del secondo conflitto mondiale: 1939 - 1945 Sistemi difensivi e cemento armato: archeologia, architettura e progettazione per il riuso Sites and architectural structures of the Second World War: 1939 - 1945. Defense systems and reinforced concrete: archaeology, architecture and reuse project Editore: BAR Publishing Volume Hypogean Archaeology N° 9, BAR International Series 2805 Anno 2016 Formato: 20 x 21 cm Copertina brossura Pagine: 487 Immagini bianco e nero Internet: http://www.barpublishing.com/luoghi-e-architetture-del-secondo-conflitto-mondiale-19391945-sites-and-architectural-structures-of-the-second-world-war-19391945.html Il volume si può richiedere a: BAR Publishing 122 Banbury Rd, Oxford, OX2 7BP, UK Email: info@barpublishing.com Phone: +44 (0) 1865 310431 Fax: +44 (0) 1865 316916 Sito: barpublishing.com Gianluca Padovan (Ass.ne SCAM – FNCA) Click sulle immagini per ingrandire Atti III Congresso copertina Atti III Congresso retro 1. Luoghi e architetture del secondo conflitto mondiale 1939 - 1945 2. Presentazione del volume 3. Indice del libro 4. Loghi 5. Archeologia del Sottosuolo. Ricerca e Documentazione delle Strutture Sotterranee 6. Collana Hypogean Archaeology, volumi dalla Federazione Nazionale Cavità Artificiali Read More...
IMAGE CONOSCENZA E VALORIZZAZIONE DELLE OPERE MILITARI MODERNE
Venerdì, 19 Agosto 2016
Nel 2011 è stato avviato il programma di ricerca dipartimentale del Politecnico di Milano dal titolo: Progetto di architettura per il patrimonio culturale. Restauro, riuso, musealizzazione, in vista delle celebrazioni a ricordo della Prima Guerra Mondiale. Il progetto, condotto dall’arch. Maria Antonietta Breda, si è articolato nei seguenti punti: 1. Storia. Origine e sviluppo dei sistemi difensivi europei: dalle opere in muratura e terrapienate dell’Ottocento alle batterie corazzate in cemento armato e ai successivi valli fortificati della prima metà del Novecento. 2. Conservazione dei manufatti architettonici e degli elementi del “paesaggio militare”. Metodologie di restauro, conservazione e progettazione architettonica per la riqualificazione delle singole opere e dei sistemi difensivi di età contemporanea. 3. Valorizzazione delle opere e dei sistemi territoriali e paesistici. Esperienze di musealizzazione e modalità di valorizzazione delle singole opere e dei sistemi difensivi, soprattutto in relazione al contesto territoriale in cui sono inserite, anche per quanto attiene agli aspetti gestionali. Lo sviluppo dei temi del programma si è anche articolato in tre congressi, di cui si sono pubblicati gli Atti nella collana Hypogean Archaeology della Federazione Nazionale Cavità Artificiali: Milano, 16 e 17 novembre 2011, Aula Castiglioni, Edificio PK, Campus Bovisa. Volume: BAR International Series 2438 – 2012: Luoghi e Architetture della Grande Guerra in Europa. I sistemi difensivi dalle teorizzazioni di Karl von Clausewitz alla realtà della Prima Guerra Mondiale http://www.barpublishing.com/luoghi-e-architetture-della-grande-guerra-in-europa.html Milano, 27 e 28 novembre 2012, Aula Castiglioni, Edificio PK, Campus Bovisa. Volume: BAR International Series 2675 – 2014: Luoghi e Architetture della Transizione: 1919 – 1939. I sistemi difensivi di confine e la protezione antiaerea nelle città. Storia, conservazione, riuso Sites and Architectural Structures of the Transition Period: 1919 – 1939. Border defense system and air raid protection in the cities. History, conservation, reuse http://www.barpublishing.com/luoghi-e-architetture-della-transizione-1919-1939-ii-sistemi-difensivi-di-confine-e-la-protezione-antiaerea-nelle-citta.-storia-conservazione-riuso-i.html Milano, 19, 20 e 21 giugno 2013, Aula Castiglioni, Edificio PK, Campus Bovisa. Volume: BAR International Series 2805 – 2016: Luoghi e architetture del secondo conflitto mondiale: 1939 – 1945. Sistemi difensivi e cemento armato: archeologia, architettura e progettazione per il riuso Sites and architectural structures of the Second World War: 1939 - 1945. Defense systems and reinforced concrete: archaeology, architecture and reuse project http://www.barpublishing.com/luoghi-e-architetture-del-secondo-conflitto-mondiale-19391945-sites-and-architectural-structures-of-the-second-world-war-19391945.html I tre congressi sono stati trasmessi in diretta da Fulvio Salvi nel sito Napoliunderground.org I volumi si possono richiedere a: BAR Publishing 122 Banbury Rd, Oxford, OX2 7BP, UK Email: info@barpublishing.com Phone: +44 (0) 1865 310431 Fax: +44 (0) 1865 316916 Sito: barpublishing.com Gianluca Padovan (Ass.ne SCAM – FNCA) Click sulle immagini per ingrandire I CONGRESSO ATTI II CONGRESSO ATTI III CONGRESSO ATTI Read More...
IMAGE White-Nose Sindrome - La mappa aggiornata al 2 agosto 2016
Venerdì, 19 Agosto 2016
Sul sito White-Nose Sindrome.org è stata pubblicata la mappa aggiornata al 2 agosto 2016 relativa alla diffusione dell'infezione micotica che sta distrugendo le popolazioni dei chirotteri del nord america. Sullo stesso sito sono disponibili, per il raffronto, tutte le precedenti mappe tematiche. Questo è il link per White-Nose Sindrome.org Click sull'immagine per ingrandire La mappa aggiornata al 2 agosto 2016 Read More...
IMAGE Il bollettino n. 347 della SBE (Società Brasiliana di Speleologia)
Giovedì, 18 Agosto 2016
E' disponibile sul web il bollettino 347, del 15 agosto 2016, della Società Brasiliana di Speleologia. In questo numero: seminario commemorativo dei cinque anni di cooperazione tecnica tra Sociedade Brasileira de Espeleologia (SBE), Votorantim Cimentos (VC) e Reserva da Biosfera da Mata Atlântica (RBMA), la Società Brasiliana di Speleologia ha rilasciato una guida pratica, in formato PDF, sulle norme comportamentali da tenere nelle grotte carsiche; un articolo di biospeleologia dedicato alla sopravvivenza di alcuni pesci in ambienti saturi di gas tossici; arte rupestre in Portogallo;... e tanto altro ancora. La rivista è disponibile a questo link: nr. 347 Se invece v'interessa visionare i numeri arretrati questo è il sito della Sociedade Brasileira de Espeleologia Buona lettura Read More...
IMAGE Viaggio in Islanda - Secondo giorno da Reykjavik a Laugar
Mercoledì, 17 Agosto 2016
... vi ho lasciato ieri alle tre di notte mentre, nel chiarore di un irreale crepuscolo, ero in attesa di qualcuno che mi aprisse la porta dandomi così finalmente la possibilità di stendermi e recuperare due o tre ore di sonno. Aspettavo l'arrivo del proprietario di casa che immaginavo biondo e barbuto islandese ma, con non poca sorpresa, invece giunse un gentile ragazzo rumeno con moglie spagnola: i due avevano investito i loro risparmi in questa terra ai confini del mondo acquistando tre case da adibire a B&B e il business si era dimostrato corretto visto che l'ultima camera vuota era quella che stavo in quel momento per occupare. Dormire non è stato semplice: il chiarore che, nonostante le pesanti tende, penetrava dalle ampie finestre lasciava poco spazio all'avvento di un Morfeo portatore di quello stato che avrebbe placato la mia stanchezza. Così, in un irreale dormiveglia, è iniziato il nuovo giorno: il primo in Islanda. Di buon'ora, anche per tenere fede al programma stilato, recuperai l'auto presa a noleggio e via verso il selvaggio nord lontano da quel "Circolo d'Oro" tanto caro al turista tradizionale. I miei programmi erano molto più ambiziosi, volevo perdermi tra le immense e deserte tundre ai confini dell'anello polare artico lì dove la terra cede il posto al ghiaccio. Il trasferimento iniziò e i primi assaggi di quello che mi attendeva oltre i monti all'orizzonte mi resero subito edotto: infinite cascate solcavano le ripide e scoscese falesie di antichi edifici vulcanici (foto 1, 2 e 3), innumerevoli torrenti generati dal Languökull (uno dei quattro ghiacciai perenni degli altopiani di mezzo) (foto 5 e 6) ed enormi fratture della roccia, che si spingevano fin dentro la montagna (foto 7, 8 e 9), mi fecero immaginare gli incredibili scenari che avrebbero fatto da palcoscenico alle avventure dei prossimi giorni. Questi paesaggi, così nuovi e così impossibili, si susseguivano senza fine lasciando i miei occhi e la mia mente in un ininterrotto stato contemplativo. Ho attraversato valli glaciali senza fine (foto 10), chilometri e chilometri di immensi bastioni di roccia vulcanica (foto 4) e campi di lava ricoperti di morbidi muschi e multicolori licheni e come un cavaliere errante ero trascinato a nord da un atavico richiamo, forse l'antico ricordo di una grande migrazione. Quella terra, così diversa, esercitava in me un'irresistibile attrazione. Forse stavo percorrendo la via che mi avrebbe ricondotto alle origini ricalcando le orme di antichi avi. Qualche ora più tardi finalmente mi affacciai sul quel braccio di mare che separa l'Islanda dalla Groenlandia, raggiungendo la baia di Breidafjördur con le sue microscopiche isole e i suoi stretti e profondissimi fiordi un tempo solcati dalle veloci imbarcazioni vichinghe. Le alte scogliere si stagliavano su un irreale e piatto mare di un intenso colore scuro mentre su sponde lontane catene montuose spingevano le loro radici e le loro nevi perenni fin dentro la gelida acqua... ed era estate piena. Durante questo trasferimento la strada costeggiava e attraversava numerosi fiordi costringendomi spesso a percorrere svariati chilometri ricalcando la costa. Proprio per evitare uno di questi tortuosi giri, lungo il fiordo di Hvalfjörður (che penetra per oltre trenta chilometri nell'interno) e scavalcare i cinque chilometri che separano le opposte sponde, è stata realizzata una galleria che scende ben oltre il fondo roccioso dell'insenatura, la Hvalfjarðargöng, e la attraversa perpendicolarmente sotto le acque. Questa pratica soluzione è utilizzabile anche durante i gelidi inverni quando le strade sono ricoperte di neve e ghiaccio. Vi garantisco che in ogni caso fa una certa impressione sapere che stai praticamente viaggiando sott'acqua. Prima di giungere a destinazione notai, lungo la strada, una misteriosa, stretta e profonda fessura che spaccava in due l'alto bastione lavico, un richiamo troppo forte per un vecchio speleo: non mi lasciò scampo. Non avendo però con me che una piccolissima luce frontale fui costretto ad esplorare solo il primo tratto della imperscrutabile spelonca. Il trasferimento si concluse, a sera, presso l'accogliente Edda Hotel, struttura che avrebbe funto da base logistica per le escursioni dei prossimi tre giorni. Ecco dove vi condurrò:Lo Snæfellsjökull National Park;Sulle creste che sovrastano l'Edda Hotel;Il piccolo paese di Hellnar e le sue scogliere. Continua... Click sulle immagini per ingrandire 1. Le innumerevoli cascate dell'Islanda 2. Le innumerevoli cascate dell'Islanda 3. Le innumerevoli cascate dell'Islanda 4. Antichi vulcani 5. Fiumi e torrenti 6. Fiumi e torrenti 7. La profonda frattura che spezza il maestoso bastione di lava vulcanica 8. Proseguendo verso l'interno della montagna 9. Dall'interno della montagna 10. Valle glaciale Read More...
IMAGE Cripta di san Vincenzo a Gravedona
Martedì, 16 Agosto 2016
A Gravedona (Como), in un’area dove un tempo esisteva un luogo di culto pagano, abbiamo le chiese romaniche di santa Maria del Tiglio e di san Vincenzo. Al di sotto della seconda si può visitare la cripta di san Vincenzo, oggi intitolata a sant’Antonio. Modificata e ridotta rispetto l’originario impianto, presenta all’interno volte a crociera e a tutto sesto sorrette da colonne di varia foggia provviste di particolari capitelli. Merita senz’altro una visita, anche perché è collocata in uno spazio verde, prossimo alla riva del lago, perfettamente curato, pulito e di grande suggestione. Gravedona presenta inoltre numerosi edifici interessanti, nonché i resti del castello. Lieta gita. Gianluca Padovan (Ass.ne SCAM – FNCA) Click sulle immagini per ingrandire 1. Cripta di S. Vincenzo, ora dedicata a S. Antonio (ph.  G. Padovan) 2. Interno della cripta (ph. G. Padovan) 3. Particolare delle volte  (ph. G. Padovan) Read More...
IMAGE Casa del Chirurgo a Pompei
Lunedì, 15 Agosto 2016
Ecco altre incisioni di Giovan Battista Piranesi pubblicate da Francesco Piranesi in un volume dei primi dell’Ottocento a completamento dell’opera del genitore. Si tratta di tavole riguardanti la Casa del Chirurgo. Per meglio inquadrarne l’ubicazione si può accedere al seguente sito Internet: www.pompeionline.net Le immagini sono state tratte dal volume: Francesco Piranesi, Antichità della Grande Grecia oggi nel Reame di Napoli. Dai disegni originali di Giovan Battista Piranesi, Parigi 1804. Buona visione. Gianluca Padovan (Ass.ne SCAM – FNCA) Click sulle immagini per ingrandire Tavola 1: «Vue Scenographique de la cuisine, dans la maison du Chirurgien à Pompeïa» di G. B. Piranesi. Tavola 2: Dettaglio. Tavola 3: Dettaglio. Tavola 4: Dettaglio. Read More...
IMAGE Sopra e sotto il Carso: il numero di luglio - 07/2016
Lunedì, 15 Agosto 2016
Ecco il numero di luglio della rivista digitale Sopra e sotto il Carso, la pubblicazione online del Centro Ricerche Carsiche "C. Seppenhofer”. Ecco l'indice di ciò che troverete questo mese sulla rivista: Tempo di vacanzeLuglio: la nostra attivitàCollaborazione scolasticaAlla scoperta delle forre della Tolminka passando per Most na Soči (Slovenia)La Grotta di Dante (Zadlaška jama)XVII Geoday - Per conoscere la vera tragedia del VajontAlcuni riferimenti sull’escursioneLa caduta della frana36° Triangolo dell’Amicizia a Villach(A)Galleria fotograficaQuella sporca dozzinaL’artigliere Guido Pellizzari, medaglia d’oro a Villanova di FarraGuido Pellizzari: motivazione della Medaglia d’Oro al Valor MilitareLe Gallerie cannoniere del Monte FortinUna piacevole visita degli amici toscani alla scoperta delle grotte friulaneGranulometria: le prime basi per una corretta classificazione dei sedimenti scioltiLo studio delle stalagmiti cinesi svela 640.000 anni di storia dei monsoni asiaticiMontagne di libri ... e altroFinalmente le nuove T-shirtSpeleologo rimane bloccato dentro una grotta in Carso, salvato dopo 5 ore di interventoFabio Venchi - 15/04/1946 - Trieste 22/07/2016Gli appuntamenti della SpeleologiaChi siamo Sopra e sotto il Carso è disponibile sul sito del Centro Ricerche Carsiche "C. Seppenhofer. Buona lettura P.S. Se non riuscite a scaricarlo dal sito proprietario... allora prendetelo qui: Sopra e sotto il Carso 07-2016 Read More...

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