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Bella storia...bell'avventura. Siete veramente forti.
...il giusto compenso per coloro che seriamente lavorano sul...

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IMAGE I Drammi della Speleologia - Supercazzi e Micropeti
Venerdì, 19 Dicembre 2014
N.d.R. Riprendiamo con grande piacere la pubblicazione dei "Versetti Satanici" del Padovan e promettiamo sin da ora di recuperare dai meandri della rete tutti precedenti componimenti del Sommo Maestro del Dileggio. Buona lettura e... meditate gente... meditate. NUg   I Drammi della Speleologia. «Supercazzi e Micropeti» Sul conchiudersi dell’anno decimoquarto del secolo ventunesimo mi accingo all’opera, nel Segno Zodiacale del Somarodaweb, ascendente Oloturia (ovvero il “cazzo di mare”, o tapinacci!).Sempre devoto e prono innanzi al Maestro del Vernacoliere, ovvero l’Inarrivabile Sardelli, mi tolgo tanto di cappello innanzi a ognuno e un peto mollo prima d’alzare i tacchi.So che non avrei dovuto, stante la rigorosa promessa fatta a me medesimo (?), ma le synpathie poetiche et birbantelle mi hanno indotto a vergare nuovamente odorose scemenze, nella certezza che non di sola kultura si prospera. Anzi.Sarà vero?Mi pregio quindi, dal basso della mia cantina dai tarlati ripiani, di vergare et inviare tosto al paziente e sagace Fulvio-NUg una novella puntata della catartica et caterattica serie dei Drammi! (della speleologia, con la esse corpo 4, ben inteso!). Gianluca Padovan Post Scriptum: «… se tutti si scrivesse di merda, si avrebbe meno tempo per cagare in testa al prossimo!» Post Post Scriptum: Nomi, Cognomi, Vezzeggiativi, fatti, luoghi et amenità varie, sono TUTTI, assolutamente, di invenzione o d’onirica ispirazione. Desolatissimo qualora qualcheduno ravvisi verosimiglianze con fatti realmente accaduti. Ce ne si scusa anticipatamente con abbondante aspersione di carburo esausto sul capo. Se poi qualcuno habbia (si, Habbia!) a ché dire, si comporti in modo corretto e tutt’altro che rapace, o stolto, favorendo (e non già impedendo) il lieto e versicolore sviluppo della Speleologia. Quella con la Esse maiuScola. INDICE70. I drammi della Speleologia: corregge nel web71. I drammi della Speleologia: superpeti e microcazzi72. I drammi della Speleologia: linee di penZiero del peto sincero73. I drammi della Speleologia: la ratificazione della scoreggia74. I drammi della Speleologia: il peto che dileggia   70. I drammi della Speleologia: corregge nel web Nello sfogliare libri, libercoli et trattatelli di architettura, al fin di gettare alle ortiche il mio libero tempo terrestre, ho trovato una parola: «correggia». Ho quindi dato corrente al computer accedendo al dioweb per trovare corrispondenza e scioglimento, ma ho colto solo la moda del momento, il tormentone della stagione, dall’autunno all’estate, il leitmotiv speleologico o speleoprosaico del millennio: la divisione.Quand’ecco, illuminato sulla via della Stoppani (grotticella lombarda) ho capito essere tali tiramenti semplici «corregge» da web. Per quale insondabile e apparentemente insanabile motivo raramente trovo scritto che il tal gruppo e il talaltro si trovano sottobraccio per fare esplorazione? Oppure, casomai, perché non leggo «... nel mentre che andiamo in grotta ad esplorare e a rilevare... perché non parliamo di Speleologia e poi ne scriviamo?». Non ho letto di secessionisti che tutti assieme, cantando Dixie, esplorano un mirabolante grottone e conseguono i primati europei di profondità, sviluppo, tiraggio dell’aria ed emissioni di vapori arsenicali dal culo.Già diviso, l’ambiente speleologico interplanetario è come la vecchia terrina della nonna: scivolata di mano al puparo di turno si è schianta sulle mattonelle andando in una bella miriade di frantumi. Voglio ben sperare che da ogni frammento (o frantumo) nasca una spinta realmente speleologica: più sono gli speleologi degni di fregiarsi di una esse maiuscola, meno il puparo di turno sarà capace di riagguantarli tutti sotto la sua lunga mano.In fin della favoletta: non tutti i mali vengono per nuocere e abbiate il coraggio di osare e non sol di correggiare.   71. I drammi della Speleologia: superpeti e microcazzi Dotati di una sagacia non comune, all’accorgervi che in giardino vostro erano arrivate quatte quatte le talpe a sderenarvi dal basso le ortensie, vi colse la catartica et enthusyasmanthe ideona di studiare i labyrintici et ipogeici percorsi, scavati ben benino dalle bestiole.Munitivi d’apparecchiatura sofisticatissima (acquistata dal rottamajo sotto casa “da Topo”) vi dedicate anima et corpore all’inusuale, ma nuova, indagine.Tra un colpo di piccone e uno di zappa vi accorgete (hoibò) che non solo le talpine d’assalto scavano cavità, ma pure anche altri synpatici animaletti vi si dedicano.Colti da Darviniana e Linneica (?) foga, posate gl’instrumenti dell’indago molesthya e vi mettete tosto, stilo, calamajo e pergamena di porco (quella conciata dal culo) in nmano, a stilare una thypologica rassegna delle stesse, ovvero delle «Cavità Artificiali delli Animali Subterranei».Al Primo Congresso del vostro Dopolavoro dei Consumatori d’Anacardi presentate la sientyfica indagine con petto gonfio di orgoglio et sommo gaudio.Sommo gaudio colto prontamente dagli astanti che, tra un bianchino e l’altro, si sganasciano a dir poco sguaiatamente, con ampie pacche su spalle e cosce.Risultatone: un’ernja strozzata, ma systemata a tempo, e due anch’essi in hospitale ma per slogatura della mandibola. Dal gran ridere, ovviamente.Complimentoni, bella carriera.   72. I drammi della Speleologia: linee di penZiero del peto sincero In questo momento di bizantino disimpegno, dove studi e cultura vanno a braccetto con pensiero unico e usura, ci si stupisce giustamente che qualcheduno non si allinei, ovvero non allinei la tacca di mira, cioè la linea del culo, con la canna dell’arma, ovvero all’uccello padulo.Anche in campo speleologico (notare la esse minuscolerrima) il non allineamento al catartico momento produce levata di scudi… ma prontamente fatta oggetto di frizzi e lazzi.Alla conclusion dei fatti, oh birbantelli, se non vi omologate, sono sempre e comunque cazzi che voi recuperate. Ma dice il saggio: «Basta scansarsi!».Si decida adunque, nella speleologica atmosfera, se respirare col naso perché leccate il culo, oppur se respirare col culo perché tenete alta la testa et il naso all’aria.Ma si può fare anche di meglio!Orsù, tapini tutti, me compreso, s’indossi la sdruscia e polverosa tuta et il casco pataccato, per compiere il galeotto impegno della calata controtendenza e riportare alfin un risultato che non sia una semplice “presenza”.   73. I drammi della Speleologia: la ratificazione della scoreggia Birichini siamo alquanto e dei nostri peti ne facciamo vanto.Davanti ad un calice di vino, nel dopogrotta o nel dopobuco artificiale, noi ci raccontiamo e ci divertiamo di noi stessi, delle nostre piccole imprese, del nostro tempo terrestre dipanato nel volerci bene, nell’esserci amici e nel rider degli stronzi che vorrebbero gabellarci per “inimici”.Poveretti!Essi siedono sulle cadreghe del baraccone, fatte passare per olimpiche poltrone, ed agli astanti dispensano sapienza, condita con marchiani errori, certi che i culimosci mai avranno l’ardire a contraddire loro.La stoffa non ce l’hanno, perché al ridere e al giocare noi brindiamo… e non ci omologhiamo!   74. I drammi della Speleologia: il peto che dileggia Il peto che dileggia non è una scoreggia.Da una parte all’altra ci si tira addosso palta. Ma nell’essenza del reale rimane fermo, inequivocabile e sostanziale, il peto che palleggia su e giù come scoreggia, tra le teste dei dotti soloni somaroni che, apparecchiatisi la scrivania a mo’ di pulpito ancestrale, ci dispensano il lor pensiero e la loro “scienza”, manco fossero emissione o creazione di “Verità Assoluta”, in ottemperanza con l’omologazione attuale.Alla sostanza della storia grassa, io me ne frego e, tolta di dosso la corazza del sussiegoso et speleologico impegno, chino lievemente il culo… e poi scoreggio! Read More...
IMAGE La convocazione dell'assemblea di GrottoCenter
Venerdì, 19 Dicembre 2014
  Riceviamo questa mail da Frédéric Urien di GrottoCenter e, nello spirito di collaborazione che da tempo ci avvicina, la giriamo a tutti coloro che possono essere interessati alle vicende di questa associazione.  Cher adhérent, correspondant, ami de l’association Wikicaves,J’ai le plaisir de vous inviter à participer à l'assemblée générale de l’association Wikicaves qui se tiendra du 5 au 11 janvier 2015, à distance par échange de mel.Si vous ne souhaitez pas y participer merci de me l’indiquer.Ordre du jour :Rapport moralRapport d’activitéBilan financierBudget prévisionnelCotisation 2015Élection des membres du conseil d'administrationQuestions diversesAfin de constituer le tiers sortant du conseil d'administration, Benjamin Soufflet et Bernard Thomachot ont remis leur mandat et ont indiqué qu’ils se représentaient. Florian Rives se présente également pour participer au conseil d’administration.Les échanges auront lieu par mel, essentiellement en Français. Si vous le souhaitez vous pouvez participer en AnglaisMerci de conserver le sujet des messages et d’adresser vos réponses à tous.Les votes seront ouverts du 9 au 11 janvier aux membres de l’association qui sont adhérents depuis plus de 6 mois. Ils auront lieu par mel grâce au site http://www.balotilo.org/ qui vous adressera des messages.Les votes pour élire les membres du conseil d'administration auront lieu à bulletin secret, les autres votes seront à bulletin public sauf si vous en faites la demande avant le début du scrutin.L’ensemble des dispositions concernant l’organisation de cette réunion est précisé dans le règlement intérieur de Wikicaves. En ce qui concerne les procurations il convient de procéder de la manière suivante :“Les procurations pour voter lors des réunions et assemblées sont adressées au président de l'association,par la personne donnant mandat, sous forme de fichier image portant la signature manuscrite.La personne qui reçoit une ou deux procurations doit disposer d’autant d’adresses courriel valides (enplus de celle qu'il utilise habituellement) que de procurations qu’il aura communiquées avant le débutde la réunion à la personne qui l'anime.”ENGLISH VERSIONConvocation to the Wikicaves General Assembly .Dear member, correspondent, friend of Wikicaves association,I am pleased to invite you to take part in the General Assembly of the Wikicaves association which will be held from January 5th to January 11th, 2014, remotely by emails.If you do not wish to take part in it, please keep me informed.Agenda :Moral reportManagement reportFinancial reportProvisional budgetSubscription 2015Election  of the members of the Management BoardOther mattersIn order to constitute the outgoing third of the Management Board, Benjamin Soufflet and Bernard Thomachot resigned from the Management Board and indicated they will allow their names to stand for renomination. Florian Rives also stand for election to the Management Board.The discussion will take place by email, in French. If you wish, it can be done in English.Thank you to keep the subject of the emails and to send your answers to everybody.The votes will be open from January 9th to January 11th only for the members of the association who have their membership for more than 6 months. They will take place by email using the website http://www.balotilo.org/ wich will send emails to you.The votes for the members of the Management Board will take place with secret ballot, the other votes with public ballot, except if you request a secret ballot before the beginning of the poll.All the provisions regarding the organization of this meeting are specified in the internal rules of Wikicaves. With regard to the proxy it is advisable to proceed in the following way :“The proxies to vote during meetings and assemblies are addressed to the president of the association by the person giving his power, saved as an image file with the handwritten signature.The person who receives one or two proxies must have as many valid email addresses (in addition to his regular email address) as proxies. These email addresses will be send to the person who animates the meeting before the beginning of this meeting.”-- Frédéric UrienPrésident de l'association Wikicaves qui édite le site www.grottocenter.org la base de données Wiki faite par les spéléos pour les spéléos Read More...
IMAGE Il Canada incrementa le misure di salvaguardia per i pipistrelli a seguito della White-nose Syndrome
Venerdì, 19 Dicembre 2014
  Il governo canadese ha aggiornato la lista degli animali a rischio estinzione sul proprio territorio aggiungendo tre nuove specie di pipistrelli: il Piccolo Myotis Scuro (Myotis lucifugus), il Myotis del Nord (Myotis septentrionalis) e il Pipistrello dai Tre Colori (Perimyotis subflavus). L'inserimento delle tre specie nella particolare lista si è reso necessario a seguito dell'eccezionale incremento di mortalità dovuto all'infezione micotica che causa la Sindrome del Naso Bianco ovvero la White-nose Syndrome (WNS), malattia che sta flagellando l'intero Nord America. La presenza di una specie animale nella lista di quelle a rischio estinzione comporta automaticamente l'innescarsi di una serie di misure restrittive che tutti sono immediatamente obbligati a rispettare rivedendo i propri comportamenti e adeguandoli a quanto prescritto dalla legge. I trasgressori saranno severamente puniti e avendo ben chiaro quanto i canadesi tengano alla protezione degli ecosistemi presenti sul loro territorio, c'è da stare certi che difficilmente ci saranno violazioni alle norme. Da questo momento sono protetti in maniera particolare sia gli animali sia gli ambienti nei quali essi vivono, si riproducono e svernano in letargo. E' evidente che nuove restrizioni si prospettano per gli speleologi locali. Sarà considerato reato anche la molestia e di conseguenza sarà impossibile frequentare quelle grotte dove normalmente questi animali sono presenti. Notizia tratta da CavingNews   Read More...
IMAGE Acquedotto (tipologia n. 2a): parte seconda, le captazioni
Venerdì, 19 Dicembre 2014
  Captazione vuol dire «cercare di ottenere con accortezza» (Istituto della Enciclopedia Italiana, Vocabolario della lingua italiana, vol. I, Roma 1986, p. 626). Captazione di acque sorgive: richiede lo studio idrogeologico dell’origine della sorgente e dei terreni attraverso i quali essa sgorga. Le sorgenti sono distinte in cinque gruppi, secondo la “vecchia” classifica di Gortani (Frega G., Lezioni di acquedotti e fognature, Napoli 1984, pp. 26-27):1. sorgenti di deflusso semplice o di impregnazione;2. sorgenti di emergenza o di valle;3. sorgenti di versamento;4. sorgenti di trabocco o sfioramento;5. sorgenti artesiane. Nelle rocce stratificate la captazione si effettua rimuovendo lo strato di terra e di detriti che ricopre la roccia. Se la scaturigine è unica, oppure se ve ne sono numerose vicine, si costruisce una camera di presa impermeabile per racchiuderla. Se le vene da allacciare sono numerose e tra loro distanziate per ognuna va costruita una presa. Se le scaturigini sono distribuite in lunghezza attraverso le fessure della roccia l’opera di presa si articola anch’essa nel senso della lunghezza e può assumere la forma di una galleria addossata alla parete rocciosa. Per le sorgenti da detriti di falda, se le acque provengono dalla roccia si opera come sopra detto, se invece scorrono nella massa dei detriti la captazione può essere realizzata con traverse impermeabili affondate fino al substrato roccioso, ovvero con cunicoli drenanti che emungono la massa e conducono in un collettore. Nei terreni alluvionali le sorgenti scaturiscono generalmente lungo gli affioramenti di strati impermeabili di argilla (o argilla e sabbia) e talora l’acqua effluisce dal basso all’alto entro pozze o laghetti. In questo caso la captazione avviene con un’opera che include la polla, ma con le pareti spinte a profondità bastante a impedire l’infiltrazione di acque superficiali. Se le sorgenti si trovano alla base di rilievi collinari o montuosi spesso vengono a giorno attraverso masse di detriti che generalmente vanno asportati per eseguire l’opera di captazione.Captazione di acque lacustri: la presa è realizzata in profondità e lontano dalle sponde, mediante tubazioni adagiate sul fondo. In antichità avveniva creando appositi bacini lungo la sponda stessa. In taluni casi la captazione avviene mediante gallerie perforate nei fianchi della vallata.Captazione di acque fluviali: la presa è ottenuta mediante chiaviche in sponda, qualora il livello si mantenga abbastanza elevato; altrimenti si provvede ad innalzarlo mediante traverse, o si ricorre alla costruzione di gallerie filtranti scavate sotto il letto del fiume.Captazione di acque di bacino artificiale: la presa avviene generalmente attraverso la diga di sbarramento, a profondità conveniente per non rimuovere il limo del fondo.Captazione di acque sotterranee: per la presa occorre distinguere se si tratti di:- acque della falda superficiale o freatica, provenienti dalle acque meteoriche o correnti;- acque delle falde profonde, separate da quelle superficiali da strati di terreni impermeabili. La captazione della falda superficiale si può ottenere scavando nei terreni che la contengono una trincea o una fossa, oppure pozzi percorribili dal cui fondo si possono anche spingere, orizzontalmente e dentro la falda, una serie di cunicoli o di tubi drenanti che versano nel pozzo. L’acqua può essere sollevata meccanicamente dal pozzo e convogliata, oppure dallo stesso pozzo si può realizzare, nel sottosuolo e con leggera pendenza, una galleria o cunicolo d’acquedotto. La captazione della falda profonda avviene mediante pozzi scavati manualmente e in tempi recenti con pozzi autoaffondanti o pozzi trivellati. Talvolta uno strato profondo tende a fare risalire le sue acque, anche in superficie, qualora sia raggiunto da una perforazione, e il pozzo che ne risulta si chiama artesiano. Anche in questo caso, se l’acqua non giunge in superficie, si possono utilizzare impianti di sollevamento. Qualora sia possibile, si possono realizzare condotti sotterranei in leggera pendenza che conducano l’acqua a giorno senza l’utilizzo di macchinari. Testi di riferimento: Padovan Gianluca (a cura di), Archeologia del sottosuolo. Lettura e studio delle cavità artificiali, British Archaeological Reports, International Series 1416, Oxford 2005. Basilico Roberto et alii, Italian Cadastre of Artificial Cavities. Part 1. (Including intyroductory comments and a classification), British Archaeological Reports, International Series 1599, Oxford 2007. Gianluca Padovan (Associazione S.C.A.M. – Federazione Nazionale Cavità Artificiali)   Click sull'immagine per ingrandire Trivellazione del terreno per la ricerca di acque  sotterranee Read More...
IMAGE Acquedotto (tipologia n. 2a): parte prima, gli impianti
Venerdì, 19 Dicembre 2014
  L’acquedotto è un sistema, semplice o complesso, che consente di “portare” l’acqua dal punto di presa a quello di fruizione. La prima distinzione avviene tra acqua potabile e acqua non potabile. Occorre ricordare che tanto nel passato quanto oggi giorno: «(…) l’acquedotto, come strumento di trasporto di grandi quantitativi d’acqua diviene effettivamente necessario allorchè la comunità supera una certa soglia numerica’; infatti costruzione di un acquedotto e andamento demografico vanno di pari passo e possono giustificarsi a vicenda» (Pisani Sartorio G., Gli antichi acquedotti di Roma (IV sec. a.C. - VI sec. d.C.): dai pozzi ai condotti, in Il trionfo dell’acqua. Acque e acquedotti a Roma. IV sec. a.C. - XX sec., Catalogo della Mostra organizzata in occasione del 16° Congresso ed Esposizione Internazionale degli Acquedotti, Roma 1986, p. 28). L’acqua era necessaria al funzionamento non solamente delle fontane pubbliche, ma anche di quelle private, come è stato documentato presso l’antica Ostia, delle lavanderie, d’impianti termali e opifici. Le principali opere per la costruzione di un acquedotto sono le seguenti:- opere di presa: per captare l’acqua nel luogo dove essa è naturalmente disponibile;- condotta adduttrice (o condotto adduttore): necessaria a portare l’acqua dal luogo di captazione a quello di fruizione, dove per “condotta” s’intende la tubazione generalmente cilindrica e per “condotto” il canale chiuso, o lo speco (specus), dove l’acqua scorre a pelo libero; vi sono casi in cui nello speco è alloggiata una condotta in cotto, eternit (composto di fibre di amianto e di cemento Portland), o altro materiale, in cui l’acqua viene fatta scorrere per preservarne le qualità e comunque evitarne l’inquinamento;- serbatoio od opere di accumulazione: serve all’immagazzinamento dell’acqua nei periodi in cui il consumo è inferiore alla portata dell’adduttrice e a erogarla quando si verifichi la condizione opposta;- rete di distribuzione (condotte a rete): complesso di piccoli canali o di tubature che porta l’acqua nei punti in cui deve essere utilizzata;- impianti privati: sistema di piccoli canali o più sovente di tubature che allacciato alla rete di distribuzione rifornisce direttamente gli utenti privati. Si hanno inoltre:- impianto di sollevamento meccanico: per supplire alla deficienza di dislivelli naturali affinché l’acqua possa defluire nelle condotte con la portata adeguata;- impianto di potabilizzazione: per conferire all’acqua le proprietà chimiche e batteriologiche indispensabili per l’alimentazione umana (presente negli impianti moderni e generalmente a partire dal XIX-XX secolo). Le acque da captare possono essere sorgenti, lacustri, fluviali, sotterranee, di bacino artificiale; a seconda della loro natura si avrà un consono impianto di captazione. Testi di riferimento: Padovan Gianluca (a cura di), Archeologia del sottosuolo. Lettura e studio delle cavità artificiali, British Archaeological Reports, International Series 1416, Oxford 2005. Basilico Roberto et alii, Italian Cadastre of Artificial Cavities. Part 1. (Including intyroductory comments and a classification), British Archaeological Reports, International Series 1599, Oxford 2007. Gianluca Padovan (Associazione S.C.A.M. – Federazione Nazionale Cavità Artificiali)   Click sull'immagine per ingrandire Aqua Claudia. San Cosimato. (Ph. G. Padovan) Read More...
IMAGE Tipologia n. 2 a: presa e trasporto delle acque
Venerdì, 19 Dicembre 2014
Con lo sviluppo dei nuclei abitativi e dell’agricoltura si prospetta la necessità di non dipendere esclusivamente dall’acqua messa a disposizione dalla natura, in quantità variabile e soggetta a eccessi e a carenze.Un sistema relativamente semplice, ma funzionale, è quello di creare grandi bacini in muratura o scavati nel suolo roccioso, che vengono riempiti nel corso delle precipitazioni annuali. In previsione di periodi siccitosi si realizzano sistemi per lo stoccaggio anche nel sottosuolo, nonché per il sollevamento e la distribuzione In linea generale l’acqua serviva e serve a molteplici funzioni:- uso potabile;- uso agricolo;- uso industriale;- funzionamento dell’impianto fognario;- difesa;- viabilità. Una semplice azione di scavo può costituire il primo passo, o uno dei primi passi, per lo sviluppo delle opere idrauliche di presa e di trasporto delle acque.Un solco scavato nella terra permette di derivare acqua da una sorgente, da un torrente o da un fiume. Un tronco d’albero tagliato longitudinalmente a metà e scavato all’interno assolve la medesima funzione.Il solco, approfondito e ricoperto con lastre di pietra diviene idealmente un canale sotterraneo e un tronco d’albero scavato all’interno assume la forma di una conduttura che se interrata è anch’essa sotterranea.Tali semplici opere rendono l’idea di come possano avere avuto luogo un’azione e le sue molteplici applicazioni indirizzate alla formazione della tecnica idraulica destinata al trasporto dell’acqua.Le coltivazioni minerarie hanno senza dubbio contribuito allo sviluppo dell’idraulica in quanto le tecniche e i materiali di scavo sono stati applicati nella realizzazione, ad esempio, degli acquedotti completamente o parzialmente ipogei.Inoltre, un apporto continuo di acqua, come ad esempio quello innescato dalla captazione di sorgenti perenni, comportava e comporta la risoluzione di un secondo fattore, lo smaltimento. Testi di riferimento: Padovan Gianluca (a cura di), Archeologia del sottosuolo. Lettura e studio delle cavità artificiali, British Archaeological Reports, International Series 1416, Oxford 2005. Basilico Roberto et alii, Italian Cadastre of Artificial Cavities. Part 1. (Including intyroductory comments and a classification), British Archaeological Reports, International Series 1599, Oxford 2007. Gianluca Padovan (Associazione S.C.A.M. – Federazione Nazionale Cavità Artificiali)   Click sull'immagine per ingrandire Esplorazione Acquedotto di Fontana Antica. Tarquinia. (Ph.  G. Padovan) Read More...
IMAGE Le acque sotterranee - La biodiversità nascosta
Venerdì, 19 Dicembre 2014
Le acque sotterranee - La biodiversità nascosta, di Fabio Stoch, è un interessante volume pubblicato dal Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, dal Museo Friulano di Storia Naturale e dal Comune di Udine. L'opera, integralmente scaricabile in formato PDF, fa parte della collana Quaderni Habitat ed è composta da oltre 180 pagine che approfondiscono i molteplici aspetti collegati ai bacini idrici naturali e alle acque sorgive: l'idrogeologia, la fauna, la flora, l'ecologia e la gestione sono le tematiche affrontate in questo volume. Questo è il link dove è possibile scaricare la pubblicazione: Le acque sotterranee - La biodiversità nascosta Buona lettura   Nelle profondità della esistono mondi sommersi e sconfinati, ma sconosciuti ai più. Un polmone idrico, perfuso e diffuso, dal quale l'Umanità tutta dipende imprescindibilmente per la sopravvivenza: le acque sotterranee. Un mondo nascosto che racchiude, come in uno scrigno, verità nascoste.  Un ecoregno ricco di forme di vita, dalle più semplici alle più complesse, dove non esistono piante verdi e dominano gli organismi animali. Una biodiversità che pochi conoscono, semplicemente perché non si vede: oscura come oscuro è il mondo che la ospita.  La ricerca ha aperto di recente lo scrigno in questo mondo nascosto, ha scoperto questa realtà biologica e la sta ancora studiando. Non passa giorno che non si faccia una nuova scoperta: specie, generi, famiglie, classi intere sconosciute alla Scienza.  Eppure, gli organismi che vi abitano, gli stigobi, non sono tutelati, come non lo è l'intero ecosistema sotterraneo, solo perché la sua dimensione ecologica non è ancora riconosciuta, salvo il caso del proteo, dalla normativa vigente, sia a scala nazionale che internazionale.  La fauna stigobia, assieme a batteri e funghi, assicura l'autodepurazione ed è quindi essenziale al mantenimento della qualità delle acque sotterranee che, ricordiamo, costituiscono la più importante riserva idropotabile per l'Umanità.  Emungimento incontrollato, inquinamento, cambiamenti climatici hanno attivato un meccanismo che sta portando non solo al deterioramento della qualità e quantità delle acque sotterranee, ma anche al declino della loro straordinaria biodiversità. Questo volume si propone di sensibilizzare l'opinione pubblica e i portatori d'interesse nei confronti di questo patrimonio scientifico ed economico. - See more at: http://www.minambiente.it/biblioteca/quaderni-habitat-n-20-le-acque-sotterranee-la-biodiversita-nascosta#sthash.OVdqymhz.dpuf Quaderni Habitat Quaderni Habitat Read More...
IMAGE Il tunnel borbonico
Venerdì, 19 Dicembre 2014
  Il tunnel borbonico di Clemente Esposito Ferdinando II di Borbone il 19 febbraio 1853 firmava un decreto col quale incaricava l’arch. Enrico Alvino di progettare un viadotto sotterraneo che, passando sotto Monte Echia, congiungesse la reggia con piazza Vittoria. Tale decreto non aveva affatto un carattere sociale, tutt’altro: mirava ad ottenere un percorso militare rapido, in difesa della Reggia, per quelle truppe acquartierate nella caserma di via Pace (attuale via Domenico Morelli, al largo Ferrantina ed a San Pasquale a Chiaia, nonché una sicura via di fuga per gli stessi monarchi. L’opera fu iniziata nello stesso anno, ma lavori furono interrotti nel 1855 sia per le numerose difficoltà incontrate durante gli scavi, che per gli sconvolgimenti politici che andavano maturando e che culminarono con la cacciata dei Borboni, la fine del Regno delle Due Sicilie, stimato e temuto da tutte le case regnanti dell’epoca, l’entrata in Napoli di Garibaldi e, l’annessione di tale regno, dove fiorivano le prime industrie d’Italia se non d’Europa e dove si costruì la prima linea ferroviaria, “la Napoli-Portici”, allo stato Sabaudo. Si attaccò la montagna in via Pace, ora via Domenico Morelli, da quello slargo, dovuto proprio al piazzale di cava che di solito precede l’inizio di scavo nella parete tufacea, dove trovasi l’attuale accesso al tunnel. Da esso partivano due gallerie che procedevano parallele per m 84, per finire in dei grossi vuoti, “le Cave Carafa”. Queste hanno una superficie di circa 3180 mq ed altezze fino a m 35. Da tali cave nel 1512 fu estratto il tufo con il quale: ANDREA CARAFA SANCTAE SEVERINAE COMES, LUCULLUM IMITATUS PAR ILLI ANIMO, OPIBUS IMPAR. VILLAM HANC A FUNDAMENTIS EREXIT. ATQVE ITA SANXIT: SENES EMERITI EA FRUANTUR. DELICATI IUVENES ET INGLORII AB EA ARCEANTUR. “Andrea Carafa fu conte di San Severino, imitando Lucullo, a lui pari per intelligenza ma diverso per ricchezze, eresse questa villa dalle fondamenta e così stabilì: ne usufruiscano i vecchi benemeriti, mentre i giovani inetti e gli ingloriosi ne siano tenuti lontano”. E nel 1588, ancora da queste cave, fu estratto altro tufo per la costruzione della Chiesa della Nunziatella, che la Marchesa Anna Mendozza della Valle fece erigere per i Padri Gesuiti, cacciati da Ferdinando IV nel 1787 per insediarvi il Collegio Militare della Nunziatella. L’incontro dei Tunnel Borbonico con queste cave, anche se mastodontiche, non creò certo fastidi, anzi l’Alvino dovette pensare di utilizzarle, visto che in esse ancora si vedono delle opere, comunque incompiute che risalgono all’epoca degli scavi. Attraversate tali cave, per metri 45 il tunnel prosegui senza difficoltà per altri m 74 alla fine dei quali incominciarono dei guai. Il tunnel che parte da una quota assoluta, in via Domenico Morelli di m 5,10 con pendenza del 2.6% dopo m 203, si porta a quota 10,80 dove camminano gli antichi acquedotti che a pelo libero servivano di acqua la città di Napoli, e li incontrò. Lambì prima a m 200 sulla destra una grossa cisterna poi ampliata a cava, superò per ben due volte la rete dei cunicoli ma a m 245 si imbatté in grosse cisterne, che servivano le sovrastanti case di Pizzofalcone. Si doveva proseguire, ma nel contempo non si poteva privare dell’acqua gli utenti, per cui in questa zona il tunnel, con opere colossali in tufo ed in laterizi, passò nell’acquedotto, rispettando i pozzi e le cisterne che o vennero superate con ponti o separate dal viadotto con muratura. Dopo questa zona, lunga m 22, per m 30 il tunnel proseguì spedito, scavato nel tufo con una sezione m 2 x 3, quindi, rincontrò l’acquedotto per m 25, lo superò, camminando su soletta rinforzata che funge anche da volta della sottostante cisterna, e per altri 15 metri ritornò ad essere scavato nel tufo, giungendo a m 337 dall’imbocco, avendo sottopassato S. Maria a Cappella Vecchia, via Monte di Dio e via Egiziaca a Pizzofalcone. Proprio all’altezza di questa strada, per m 69, che servono per passare sotto l’isolato che sta tra la suddetta via e salita Nuova a Pizzofalcone, gli scavi dovettero incontrare nuovi imprevisti, infatti qui il tunnel cambia ancora sezione, la quale si rimpicciolisce fino a m 1x2, ed è tutto rivestito con muratura, segno evidente che si finì in una sacca di incoerente. In tale zona infatti si sono trovate proprio sotto il tunnel alcune cisterne di modeste dimensioni anche esse con fodera in muratura. Superato anche questo ostacolo, ricomparve il tufo e la sezione di m 2 x 3, e dopo altri 25 metri, lungo i quali si incontrarono di nuovo, prima a destra e poi a sinistra, altre cisterne dell’acquedotto, si giunse, avendo scavato in tutto m 431, sotto piazza Carolina nel cortile che sta alle spalle del colonnato di piazza del Plebiscito ed alla fine di via Gennaro Serra. Gli scavi nel 1855 non avevano uscita, è opinione comune che essi furono interrotti per l’insorgere di una nuova difficoltà e che poi non furono più ripresi per i noti avvenimenti. Ho fatto delle indagini nel sottosuolo ed ho constatato che anche l’acquedotto, sia quel ramo che serve tutti i palazzi a destra salendo di via G. Serra, sia quello che accompagna, su ambo i lati, lo stesso tunnel, nei pressi di piazza del Plebiscito, diventa poco praticabile; esso è rivestito con muratura la quale, man mano che si procede, appare sempre più dissestata e cadente, mettendo a vista un incoerente non più compatto ma friabile ed a grana molto irregolare, caratteristico dei materiali di riporto o rimaneggiati. E’ chiaro quindi che anche l’Alvino incontrò l’incoerente e si fermò per studiare il modo più adatto a superare questo ennesimo ostacolo: ma la cacciata dei Borboni non fece più riprendere i lavori. Il Tunnel Borbonico rimase senza la seconda uscita fino al 1939, allorché si ritornò in esso per adottarlo a ricovero antiaerei insieme a quelle cisterne dell’antico acquedotto che, dopo 2000 anni di continuo utilizzo, anche erano state abbandonate nel 1885. L’elenco dei ricoveri del 30/4/1943 riporta al n°14 ed al n°25 due rifugi entrambi con accesso dal Palazzo del Governo, l’attuale Prefettura; il primo, “un anticrollo in esercizio per 1200 persone ed il secondo in grotta, ma allo studio”. Il primo, mai trovato, doveva stare negli scantinati della Prefettura; il secondo, rinvenuto, è stato riempito durante i lavori di un’altra incompiuta che si arena in Piazza del Plebiscito, la L.T.R. (Linea Tranviaria Rapida). Dalla Prefettura quindi si creò un collegamento orizzontale che, arrivando sul Tunnel Borbonico, fu completato con una scala a chiocciola che giungeva proprio dove si era fermato l’Alvino. Finita la guerra, tale collegamento, per motivi di sicurezza, fu eliminato e la scala rimase interrata, così come da me fu trovata quando nel 1968 rilevai il tunnel. Sono ritornato in questa scala nel 1989, allorché vi si eseguì sopra uno scavo che, anche se poco praticabile, costituisce oggi, finalmente, il secondo accesso del tunnel. Tutto il complesso da me rilevato così si articola: Tunnel Borbonico mq 2346, Cave Carafa mq 3180, Acquedotto mq 4674, per un totale di mq 10.200. Il Tunnel Borbonico nel periodo bellico e fino agli anni 70 fu utilizzato come Deposito Comunale, anzi lo si conosceva solo con tale nome; in esso era conservato sia tutto ciò che si era estratto dalle macerie causate dai 200 bombardamenti subiti da Napoli, sia tutto ciò che fino agli anni ‘70 veniva recuperato da crolli, sfratti e sequestri. Quello che ho visto durante i rilievi sarebbe materia non di un articolo ma di un intero libro tante erano le cose, macchine d’epoca, moto, biciclette, mobili antichi, libri, suppellettili, statue, bassorilievi, marmo, piperno e molto altro che in quasi mezzo secolo vi era stato accumulato. Nel 1988 feci vedere il rilievo del Tunnel Borbonico al prof. Vittorio Silvestrini e questi ne restò tanto entusiasta che, con il patrocinio dell’AGIP PETROLI, volle sottoporlo ad architetti di fama mondiale: Carlo Aymonino, Oriol Bohigas, Josep Martorell, David Mackay, Mario Botta, Manuel De Solà Morales, Paolo Portoghesi, Aldo Loris Rossi, Marco Zanusso ed Eduardo Vittoria. Questi studiarono il caso e lo illustrarono in una mostra che si tenne a Castel dell’Ovo, i progetti, così come il tema imponeva, non dovevano essere realizzati, ma servire solo da stimolo per la riscoperta dell’altra città che, articolandosi sotto una Napoli agitata da una incalzante successione di problemi, stava lentamente scomparendo dalla coscienza dei suoi abitanti. Read More...

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