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Erano le 19 e 34 quella sera del 23 novembre 1980 quando, con un sinistro brontolio, il drago si risvegliò scrollandosi di dosso le pietre e le genti accumulate nei secoli. Gli bastarono solo 90 secondi per cancellare la memoria di antichi borghi, rapire 2914 anime e segnarne per sempre 8848.

Il suo agitarsi nella tana nascosta a circa 30 km di profondità nelle viscere dei monti della bassa Irpinia fu “sentito” in tutta la nazione che solo dopo alcune ore si rese realmente conto dell'immane tragedia. Subito dopo lo sconcerto iniziale la solidarietà prese il sopravvento e a centinaia si riversarono in quelle terre lontane. Fummo nuovamente tutti “fratelli” ma durò poco e alla generosità dei primi si sostituì, rapida ed implacabile, la bramosia dei secondi. “Ricostruire”, “ridare una speranza” furono, troppo spesso, vane parole che coprirono ben altri interessi...poi il tempo passò.

Oggi, dopo decenni di oblio, quella vecchia storia sepolta è tornata mostrando ancora i segni della tragedia. E' stato sufficiente decidere di puntare più a sud, di addentrarsi tra i monti, di non fermarsi tra le pulite strade e le desolate piazze che, senza storia, ospitano quelli che allora hanno visto e sono sopravvissuti e quelli che poi hanno solo ascoltato i racconti. Il palcoscenico ce lo ha fornito l'antico borgo di Senerchia uno di quei comuni che, poco distante dall'epicentro ma troppo lontano da un reale interesse di chi avrebbe avuto il dovere di ricostruire, ancora mostra il suo corpo martoriato e le ferite mai sanate ormai inguaribili.

In questa strana estate l'idea era quella di un'escursione tra i Monti Picentini alla ricerca di natura incontaminata, di terre selvagge, di animali e piante visti solo sui libri ed invece, senza volerlo, ci si è prepotentemente parata d'innanzi una vecchia storia fatta di porte sfondate, monconi di muri sbrecciati, solai crollati e stanze coperte di polvere. L'antico borgo, quello che resta di una cinquantina di case arroccate sul monte e sovrastate dai ruderi della fortezza longobarda, è lì disposto a mostrarsi nel suo intimo per raccontarti la vita di allora: quella che fu improvvisamente fermata una sera di 34 anni fa.

Nel varcare quelle soglie ti prende lo stesso silenzioso rispetto che provi nell'accedere ad un luogo sacro. Le pareti dai colori sbiaditi, i focolai anneriti dal fumo, le povere suppellettili coperte dalla polvere del tempo, le finestre che come quadri sono spalancate sulla valle...tutto ti racconta di quei momenti ed è allora che li vedi: gli anziani mentre preparano, inconsapevoli, la loro ultima cena pensando ai figli emigrati lontano, i pochi adulti stanchi dopo un'altra giornata di dura fatica e gli ancor più rari bambini che riposti i quaderni di scuola si preparano per la notte immaginando la mattina di un giorno che non verrà, mentre il cupo lamento della roccia spezzata da sotto cresce.

Senerchia è come un quaderno aperto con le pagine sfogliate dal vento che, con il pudore della pietà, mostra casualmente i disegni di un bambino senza futuro e ormai senza tempo.

Foto: Le immagini di un viaggio

Video: I fantasmi di Senerchia

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