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Con l'escursione di ieri un altro tassello della ricerca che stiamo realizzando sui monti del Massiccio del Matese è andato al suo posto.

Il grande inghiottitoio che avevamo notato da lontano percorrendo il sentiero che dal Lago del Matese conduce alla cima del Monte Miletto, è stato raggiunto. Abbiamo rilevato con precisione le coordinate GPS del suo ingresso e data una prima veloce occhiata al suo interno. Non avendo per l'occasione a disposizione nessuna attrezzatura di progressione su corda, ma solamente pochi metri di semplice cordino e visto che l'ingresso è composto da due successivi salti di quota (di cui il secondo profondo poco meno di una decina di metri) ci siamo limitati e la nostra ispezione si è dovuta interrompere quando ci si è parato d'avanti il secondo dislivello. Questo però non ci ha impedito di gettare uno sguardo dentro per carpire qualche segreto...la grotta continua!

Spostato in direzione ovest di alcune decine di metri un secondo ingresso, composto da un unico pozzo, aiuta ad illuminare la prima grande sala della caverna. Alle spalle, più in alto sulla cresta, un bell'arco naturale si affaccia su un profondo canyon che corre verso valle. Una curiosità: sotto l'arco, sulle due spalle laterali, incisi a carboncino dei nomi e forse una data, quasi totalmente cancellati dal tempo, in ricordo di chissà quali storie (forse..."Liotti Angelo oppure Cioffi Angelo" con una data illeggibile, sul lato opposto "Pietro ...").

Raggiungere la valle non è per niente agevole: circa tre ore di dura salita separano la partenza, dove è possibile lasciare l'auto, da questa meta. Ormai, accertato che la grotta esiste e non avendo notato sull'ingresso nessun segno di precedenti esplorazioni speleologiche, sarà doveroso organizzare una nuova uscita portandosi dietro corde e attrezzature.

A prima vista comunque la grotta non dovrebbe essere molto estesa perché dietro la cresta di roccia posta alle spalle dell'ingresso, si sviluppa un profondo canyon di erosione sul cui fondo scorre, nel periodo invernale, un torrente che raggiunge la sottostante valle del Lago del Matese. E' plausibile immaginare che le acque superficiali provenienti dalle pendici del Monte Miletto si incanalano in questa valle chiusa su tutti i lati a formare un enorme catino, si immettono nell'inghiottitoio e risbucano, poco più avanti, lungo una delle pareti del canyon. Ovviamente questa ipotesi va verificata con una esplorazione interna che tenderà anche a confermare se in passato mai qualcuno ne abbia varcato l'ingresso.

A ribadire quanto altre volte già detto, un secondo inghiottitoio, il cui ingresso è molto più piccolo ma non per questo meno promettente e un nuovo accesso (questo visto da lontano e quindi da confermare) sulle pendici del Colle del Monaco, stanno rendendo sempre più interessante l'intera area e ci chiediamo cosa sarà possibile trovare spingendosi ancora più verso l'interno e le zone meno frequentate del Matese.

Nell'attesa di nuove e più dettagliate notizie godetevi queste foto e il breve video girato come documentazione. Restando disponibili nell'ipotesi di temporanee aggregazioni esplorative con altri gruppi vi rimandiamo ai risultati che speriamo di ottenere nelle prossime uscite.

Buone esplorazioni a tutti

Le fotografie: Un trekking sul Matese alla ricerca di nuove grotte

Il video: Ancora sul Miletto alla ricerca di nuove grotte

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