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Sabato scorso, mantenendo fede all'impegno che avevo preso con me stesso (la decisione era che in ogni caso sarei uscito per un'escursione, anche se avessi dovuto farlo da solo), mi sono incamminato, per l'ennesima volta, in quell'ultima propaggine nord della nostra regione che è inselvatichita da uno dei più affascinanti gruppi montuosi dell'appennino campano: il massiccio del Matese. L'obiettivo sarebbe stato ancora una volta la per me inviolabile cima del monte Miletto.

E così, non avendo trovato nessun compagno di avventure, non proprio di prima mattina, avviato il fedele ma sgangherato fuoristrada, sono partito alla volta di Caianiello seguendo il nastro di asfalto della A1 per proseguire poi su un tratto della Telesina ed infine deviare in direzione Piedimonte Matese. Dopo la sosta all'ormai tradizionale bar (lo stesso che mi ha visto negli anni d'oro delle esplorazioni speleologiche nella Grotta di Campo Braca) dove ho sempre trovato un ottimo caffè e qualche buon pasticcino indispensabili per caricarsi adeguatamente e affrontare, con le giuste energie, l'ascesa che di li a poco avrei intrapreso. Poco dopo, ripresa la marcia, la mia Vitara lenta ma inarrestabile, a ricominciato macinare chilometri sulle tortuose stradine che conducono a Castello di Matese, San Gregorio Matese ed in ultimo lungo la sponda di quello splendido specchio d'acqua dove le cime dei monti amano riflettersi: il lago del Matese. Alla fine, imboccata la contrada Spaccavitelli che costeggia la sponda nord dell'invaso, raggiungo finalmente il punto dove sono solito parcheggiare l'auto quando mi reco sul Miletto: la piccola chiesetta di San Michele.

La salita inizia, come spesso accade, dura ed inesorabile inerpicandosi tra i grossi massi di quello che in alcuni tratti sembra il letto asciutto di un antico torrente. I muscoli freddi e il percorso insidioso evidenziano da subito la particolare durezza di questa ascesa che, se completata, mi porterà con un dislivello di 1040 metri fin sulla cima del Monte Miletto (qt. 2050 m.l.m.m.). Il tempo è incerto e compatti banchi di nuvole si muovono veloci a tratti nascondendo la cime dei monti circostanti. Questa condizione, accompagnata da un'area fredda e tersa, mi anticipa la possibilità di realizzare qualche scatto fotografico particolarmente suggestivo.

Durante la salita, che affronto con piglio deciso, superato il primo tratto che affaccia direttamente sul lago Matese, scorgo che i versanti esposti a nord dei rilievi circostanti sono ricoperti da uno strato di neve a preannunciare, nei posti dove batte meno il sole, temperature non certo miti. La salita procede spedita anche grazie alla discreta conoscenza che ho acquisito durante le numerose precedenti escursioni su questa montagna. Superata la prima cresta mi ritrovo nella splendida valle dell'Esule racchiusa a nord dai versanti del Miletto, Colle del Monaco, Monte Crocetta e della Gallinola dove, dalla primavera e fino all'autunno inoltrato, è facile incrociare greggi, qualche bovino e più rari equini al pascolo. Ora la valle è invece completamente deserta, il silenzio è quasi assoluto ed è rotto solamente dal mio ansimare, dal rumore di qualche ramo secco spezzato sotto il peso dei miei passi e dal verso di un solitario falco che volteggiando nel cielo per qualche minuto mi segue con il suo sguardo vigile per poi scomparire in alto dietro le cime. Raggiungo e passo la sorgente che impreziosisce il paesaggio con il torrente di chiare e fresche acque da essa generato e riprendendo la salita lungo un versante della montagna ricoperto da piccoli boschetti con gruppi di alberi raggruppati a macchia di leopardo. Già da qui comincio a percepire la temperatura che rapidamente si abbassa anche a causa del sole che compare raramente e solo quando le nuvole, mosse da veloci venti in quota, si squarciano.

Supero la seconda cresta, quella che mi immette nella piccola spianata dove un inghiottitoio di recente formazione aspetta solo di essere esplorato per mostrare l'eventuale “tesoro” sotterraneo che potrebbe celarsi nel cuore della montagna e proseguo lungo la salita che si affaccia su Campo dell'Arco. Il freddo si è fatto più intenso e con le dita infreddolite riesco a malapena a maneggiare la fotocamera per catturare qualche immagine. A quel punto, decido che per oggi può anche bastare. Mi fermerò a quella quota per un piccolo spuntino e un poco di riposo per poi ritornare sui miei passi scendendo nuovamente a valle.

Anche se non sono riuscito a coronare il sogno di raggiungere la cima della montagna quella di oggi è stata comunque una bella escursione durante la quale la totale solitudine mi ha fatto maggiormente apprezzare la bellezza di questi luoghi. Ho anche avuto la possibilità di concentrarmi sui mie pensieri alla ricerca risposte che ancora non riesco a trovare. Il Miletto e tutto il massiccio del Matese resta per me un luogo magico e sono certo che saprà un giorno a trasmettermi quella saggezza che solo la natura selvaggia ed incontaminata è in grado di generare nelle confuse menti umane.

Click sulle immagini per ingrandire


Iniziando la salita


Da più in alto


La valle dell'Esule


La sorgente


Il lago del Matese visto dall'alto

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