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Spesso si è convinti che per vivere una bella storia sia indispensabile recarsi in qualche esotica località di paesi lontani e questa errata convinzione ci porta, troppe volte, a rinunciare alla nostra fetta di avventura per le evidenti complicazioni che l'organizzazione di un simile viaggio comporta sia in termini economici che logistici. Quasi mai è così e da tempo ormai mi sono convito che le bellezze naturali delle nostre terre non hanno proprio niente da invidiare alle mete più blasonate e che le situazioni avventurose possono essere vissute senza doversi sobbarcare inumane migrazioni.

L'altro giorno, grazie ad una tregua meteo che ci ha regalato una bella giornata di sole, mi sono messo in cammino con alcuni amici per scoprire un'altra perla nascosta tra i monti del Matese: il canyon del Torano. Quest'area geografica si sviluppa tra i paesi di Piedimonte Matese e San Gregorio Matese dove il torrente Torano, nel suo infinito e lento divenire ha scolpito il calcare di queste montagne creando una profonda ferita nel fianco del massiccio.

Il sentiero inizia dalla piazzetta dell'acquedotto di Piedimonte Matese (via Sorgente) e s'inerpica lungo il vallone con direzione pressoché nord. Il primo tratto di questo percorso, quasi mai di pendeza eccessiva, si snoda nel verde di una rigogliosa vegetazione spontanea che, man mano che si sale, cede rapidamente il posto alla nuda roccia del canyon le cui alte e ripide pareti sono in alcuni punti così vicine da non consentire in basso l'accesso diretto dei raggi del sole. Proprio questa condizione non mi ha consentito, cosa che solitamente faccio, la registrazione della traccia GPS in quanto nemmeno il fedele e sensibilissimo Garmin GPSMAP 60CSx, che solitamente mi accompagna nelle mie scorribande montane, è stato in grado di ricevere i segnali dei satelliti. Il passaggio, in alcuni punti è quasi buio e da la sensazione di trovarsi sottoterra in una grotta.

Anche se l'acqua del torrente Torano si è presentata piuttosto scarsa non sono mancati i guadi che ci hanno costretto ad un freddo pediluvio e quindi sarebbe opportuno dotarsi di un paio di calzini di ricambio se non si vuole rimanere con i piedi bagnati per qualche ora. Il percorso è abbastanza semplice e bisogna fare solo molta attenzione nel procedere a causa della notevole scivolosità dei massi lungo il torrente. A metà del percorso è necessario scavalcare una grossa frana e lo si fa aiutandosi con delle corde e dei cavi di acciaio posizionati proprio per agevolare questo passaggio.

Dopo circa un paio d'ore la valle si apre nuovamente, il canyon è terminato e ci ritroviamo alla fonte che segna l'inizio di un nuovo sentiero, da noi già percorso tempo fa, quello per Valle Orsara e Valle Inferno.

Una breve sosta rifocillatrice per consumare i panini comprati in paese e subito riprendiamo la salita, questa volta un poco più "tosta", per raggiungere e scavalcare la cresta della montagna che costituisce la parte est del nostro canyon e ridiscendere, chiudendo l'anello, nuovamente a Piedimonte Matese dove avevamo lasciato l'auto. Nel frattempo il cielo si è rabbuiato e qualche rara goccia di pioggia ci racconta di come, molto più in alto, Giove Pluvio stia facendo sentire la sua presenza.

L'intera escursione (lunga circa 10 km con un dislivello di 535 m) che è durata circa 5 ore ci ha regalato, anche questa volta, scorci di rara bellezza e una bella dose di sana avventura.

Hanno partecipato: Alessandra, Nando, Leonardo e il sottoscritto.

Di seguito i link alle foto che illustrano la passeggiata e alla traccia GPS (dove è stato possibile registrarla) da scaricare per le vostre uscite.

Buone escursioni.

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