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Quello che ora proverò a descrivervi è la storia di un viaggio ai confini del mondo conosciuto, in una terra dove i nostri riferimenti e le nostre certezze possono essere stravolte facendoci trovare, in piena estate, la neve al livello del mare (foto 1), il sole alto sull'orizzonte quando da noi è già notte (foto 2) o permetterci un bagno caldo all'aperto mentre tutt'intorno le temperature sono prossime allo zero (foto 3): vi parlerò della straordinaria terra d'Islanda. Durante questo racconto, che descriverà la mia personale esperienza, cercherò anche di darvi il maggior numero d'informazioni nella speranza che possano risultarvi utili in un eventuale vostro prossimo viaggio. Vi anticipo che il mio soggiorno è durato solamente otto giorni, periodo che reputo troppo breve per, anche approssimativamente, conoscere questi territori. Le lunghe distanze, unitamente alle condizioni non sempre ottimali della viabilità che certo non favoriscono gli spostamenti, rendono i soggiorni brevi non sufficienti a correttamente godere della estrema variabilità del paesaggio. Le strade, se escludiamo l'anello esterno asfaltato che copre il periplo dell'intera isola collegando i centri maggiori, una sorta di provinciale a due corsie, e qualche raro e parziale tratto della viabilità secondaria interna, si riducono spesso ad infiniti tratti sterrati che, in casi estremi, sono addirittura vietati ai veicoli non 4x4.

Il volo (un maledetto lowcost con le fila dei seggiolini così serrate che ho dovuto tenere le ginocchia praticamente in bocca per tutto il viaggio), con partenza da Roma alle 21:00, si è protratto per oltre cinque ore. Dopo aver sorvolato Torino, Parigi, Londra e una miriade di altri più piccoli agglomerati urbani facilmente individuabili nel buio della notte per l'inquinamento luminoso da essi prodotto ed evidenziato dal disegno sulla Terra di immense ragnatele di luce, aver scavalcato parte dell'alto Atlantico e del Mar di Norvegia sorvolandoli al di sopra delle nuvole mentre una luna piena illuminava i motori dell'aeromobile (foto 4), il viaggio è terminato nella piccola cittadina di Keflavik (foto 5), sede dell'aeroporto internazionale di Reykjavik. Questo aeroporto dista dalla capitale islandese circa 40 km ed i collegamenti, tra le due città, sono egregiamente assicurati da una compagnia di pullman, la Flybus, che per 2200 corone (equivalenti a 16,50 €), vi condurrà, in circa 45 minuti, fino al centro di Reykjavk.

La prima informazione che ritengo essenziale fornirvi è relativa agli spostamenti che, a meno ché non vi siate concessi uno di quei viaggi iperorganizzati dove c'è qualcuno che ha pensato a tutto, vi costringeranno a noleggiare un autoveicolo: attraversare l'Islanda con i pullman, qui non esistono ferrovie, è praticamente impossibile. Su questo argomento voglio darvi una "dritta"... spendete anche qualche Corona in più ma dotatevi di un fuoristrada, vi sentirete molto più sicuri durante la maggior parte dei trasferimenti. Io più di una volta ho avuto paura che il fondo sconnesso potesse danneggiare seriamente la mia schiena e l'auto e che quest'ultima mi avrebbe piantato nel bel mezzo del nulla con quasi nessuna possibilità di riuscire a comunicare la mia posizione. Per farvi capire cercherò di trasmettervi correttamente questa visione: siete in auto al centro di una infinita pianura e tutto intorno una gigantesca colata di lava si estende a perdita d'occhio per alcune decine di chilometri; da circa un'ora viaggiate a bassissima velocità (di correre non se ne parla proprio) senza aver incrociato alcun veicolo e nessun segnale stradale vi indica dove siete; la vostra schiena, al pari dei "braccetti" della vostra affaticatissima automobilina, comincia a dare segni di cedimento e mentre cercate improbabili e più comode posizioni sul seggiolino, lo sterzo "tira" sempre più a sinistra; la strada si è ora trasformata in uno di quei "tappetini vibranti" da palestra e vi state chiedendo se non fosse stato più saggio spendere qualche soldo in più prendendo anche un piccolo fuoristrada al posto della economica Hyundai da salotto con la quale vi state muovendo. Un pensiero comincia a martellarvi il cervello: "Se si ferma qui chi verrà mai a soccorrermi? Come farò a comunicare la mia posizione? (il telefono non prende, non c'è campo ma anche se ci fosse non sareste in grado di comunicare ai vichinghi locali l'impronunciabile nome che casualmente avete letto quando avete imboccato la stradina)". Questo potrebbe facilmente accadere e siamo in piena estate con il clima più favorevole, immaginate la scena con pioggia, fango e magari qualche fiocco di neve.

Caspita! Mi sono distratto e mentre vi parlavo sono anche arrivato. E' quasi l'una di notte (per il fuso orario e l'ora legale ho anche perso due ore) e qui è già giorno... ah no dimenticavo... qui è sempre giorno e la notte arriverà solo tra qualche mese. Sono al civico 23 di Tunguvegur in Reykjavik East (e questo è facile da pronunciare correttamente, qui i nomi sono irripetibili) e aspetto insieme alle mie valigie che il vichingo proprietario di casa venga ad aprirmi. Sono stanco morto e ho sonno. Ora voglio solo dormire. Con voi ci sentiamo domani.

Fine del prologo

Continua...

Click sulle immagini per ingrandire


Dove è ambientata la nostra storia

 
La neve e il ghiaccio al livello del mare


il sole alto nel cielo a tarda notte


Un bagno caldo nella gelida tundra islandese


Oltre le nuvole sul Mar di Norvegia


Nel cielo di Keflavik

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