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Il viaggio continua con un clima che non cambia facendomi rassegnare a questa giornata uggiosa. Le nuvole, sospinte da forti venti in quota, turbinosamente roteano nel cielo aprendo a tratti squarci di azzurro nella volta plumbea. Sono però solo brevi illusioni: oggi il sole non riesce a vincere la sua battaglia con le nubi. Piove nuovamente mentre io continuo a percorrere la solitaria strada verso Hellnar, piccolo agglomerato urbano reso famoso dalle particolari formazioni rocciose che caratterizzano le sue scogliere a strapiombo sul mare.

Il primo edificio che incontro è il Primus Kaffi (Caffè Primus... che strano un nome di origine latina in questa landa così lontana dall'area di influenza romana) dove decido per una pausa e devo dire che è stata un'ottima scelta. Un breve pasto, una fetta di dolce e un caffè mi ridanno le energie necessarie a proseguire. Scendendo lungo la strada verso il mare non posso fare a meno di notare il piccolo cimitero e la chiesetta che però, purtroppo, è chiusa. Scatto qualche foto alle antiche lapidi e proseguo raggiungendo la baia rocciosa. Le pareti delle falesie, come spesso da queste parti, sono composte da una lava basaltica molto scura che, in alcuni tratti, presenta strati lucidi e vetrificati simili a ossidiana. Il contrasto con il colore del mare che ne lambisce la base è molto evocativo e il paesaggio circostante sembra creato apposta per fare da palcoscenico ad una di quelle storie di epiche battaglie tanto frequenti nelle saghe del nord. Poco distante un arco naturale separa la riva, composta da una enorme distesa di grossi e scivolosi macigni levigati, da un breve braccio di mare che, penetrando tra le rocce, ha creato un'insenatura, una sorta di vasca, le cui acque sono di un intenso color smeraldo. La mia attenzione è stata però catturata dall'ingresso di una grotta che si affaccia sulla baia, certamente un breve tunnel di lava. Avvicinandomi all'antro noto un fascio di luce provenire dall'interno, è evidente che deve esserci un secondo accesso in alto da dove può filtrare questo sottile raggio di sole, sole che casualmente, proprio in quel momento, è apparso in uno squarcio tra le nuvole. La tentazione è troppo forte. Entro cercando di abituare i miei occhi all'improvvisa diminuita presenza di fotoni ed istintivamente cerco eventuali ostacoli. Dopo qualche secondo le mie pupille sono abbastanza dilatate da consentirmi una sufficiente visione dell'ambiente che mi circonda e subito provo ad individuare la sorgente di quel chiarore, non più un raggio,  forse fuori il sole è nuovamente scomparso tra le nubi, ma piuttosto una luminescenza che viene da un punto della volta. Il pavimento della grotta è ricolmo di grossi massi, in parte crollati dal soffitto, che si sovrastano disordinatamente lasciando tra essi angusti spazi. Mi arrampico e scivolo tra loro spingendomi sempre più su. Il chiarore aumenta fino a farmi intravedere una sorta di lucernario, un foro in questo “tetto” che dà verso l'esterno. Dopo averne valutato le dimensioni e la possibilità di raggiungerlo senza rischiare una rovinosa caduta, mi allungo alla ricerca del giusto appiglio che mi consentirà di uscire nuovamente all'aperto. Detto fatto, due piccoli balzi e la brezza marina nuovamente sferza il mio viso. Era proprio come avevo immaginato; un breve tunnel di lava (lava tube) formatosi quando il fronte della colata si sarà rapidamente raffreddato al contatto con l'acqua marina e la lava, ancora fluida, è scorsa velocemente al suo interno. Questa terra è un paradiso per geologi e vulcanologi. Fuori mi ritrovo lungo un sentiero che percorre il bordo delle falesie a strapiombo sul mare dove a centinaia le sule nidificano.

Ritorno all'auto e riprendo il mio viaggio spingendomi ancora più a ovest fino a doppiare il capo per raggiungere prima Hellissandur e successivamente Ólafsvík. Sono ormai sulla via del ritorno ed ho l'occasione di osservare, lungo la strada, ancora una moltitudine di quei cumuli di pietre così usuali in questi territori, manufatti che solo al ritorno in Italia, scoprirò trattarsi di monumenti di antica origine vikinga da alcuni ritenuti semplici segnali di ancestrali percorsi viari che attraversavano l'isola da un capo all'altro.

E' ormai sera quando rientro per l'ultima volta all'Edda Hotel, domani si parte verso il profondo nord per l'ultima tappa di questo fantastico viaggio che mi porterà direttamente nella terra dei Troll.

Continua...

Click sulle immagini per ingrandire


1. La chiesetta


2. Il cimitero


3. La baia


4. La scogliera


5. La vasca color smeraldo


6. Pieghe nella falesia lavica


7. I massi levigati


8. L'ingresso del tunnel lavico


9. Falesie sul mare


10. I cumuli di pietre


11. I cumuli di pietre

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