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Ieri abbiamo ritentato la conquista dell'eremo di San Michele sui Monti Picentini ma la scarsa conoscenza del territorio, unita ad una quasi totale assenza di indicazioni di un certa utilità, hanno notevolmente rallentato la marcia di avvicinamento facendoci raggiungere solo alle 13:00 la base della rupe dove, incastonata in un anfratto della parete circa trecento metri più in alto, vi è l'antica struttura monastica. Comunque a differenza della volta precedente (Lost in the wild) l'eremo almeno siamo riusciti ad individuarlo. Eccovi un breve resoconto di come è andata.

Alle 9:00, lasciata l'auto nel solito piccolo slargo sulla la SP-31, a circa 8 km da Campagna, ci siamo avviati di buona lena lungo il sentiero CAI 154 e dopo solo 40 minuti abbiamo attraversato il Varco Sellara a quota 1062. L'idea era quella di ricalcare la strada fatta la volta precedente percorrendo il sentiero in discesa verso sud-est, sorpassare la vecchia ruspa abbandonata, infilarci nell'alveo del torrente e percorrerlo fino a valle. A quel punto avremmo dovuto avere la visuale abbastanza libera per individuare l'ubicazione dell'eremo incastrato nella rupe sull'altro versante della vallata. Dirla così sembra facile ma farla è stata tutt'altra cosa.

I primi problemi si sono presentati percorrendo l'alveo del torrente che, a causa delle difficoltà crescenti, siamo stati costretti ad abbandonare per scegliere quello che sembrava un più agevole percorso attraverso la boscaglia. Così, dopo innumerevoli deviazioni causate dalla impercorribilità di interi tratti del versante per la presenza di rovi e fitta vegetazione, siamo riusciti a raggiungere un primo sentiero intermedio che a mezza costa percorre la montagna. Lungo questo sentiero, il cui lato valle risulta protetto da un reticolato di filo spinato, abbiamo individuato un vecchio cartello riportante l'indicazione “Riserva di caccia”.


La porta del Tempo: il varco lungo il sentiero a mezza costa

Nella speranza che fosse la strada giusta da fare ci siamo incamminati in direzione sud per alcune centinaia di metri fino a superare uno stretto passaggio tra le rocce. E' stato poco dopo, al diradarsi della vegetazione, che un varco tra gli alberi ci ha consentito, per la prima volta, di vedere l'eremo sull'altro versante della vallata.


Panoramica sull'eremo di San Michele


Eremo di San Michele - Dettaglio

La certezza dell'ubicazione di quella che era la nostra meta e la sempre più evidente consapevolezza che stavamo percorrendo una strada che ci stava allontanando dall'obiettivo, ci ha fatto prendere nuovamente la decisione di deviare ortogonalmente puntando decisamente verso il basso dove si intravedeva quella che sembrava essere la pista di fondovalle. Così è stato e finalmente siamo riusciti a raggiungere la strada che costeggia la sponda del corso d'acqua che scorre sul fondo del Vallone Trogento.

Percorso alcune centinaia di metri risalendo il corso d'acqua, dopo una stretta deviazione a destra, un guado ci ha consentito finalmente di passare sull'altra sponda. Eravamo arrivati alla base del crinale sul quale, in un grosso anfratto, è ubicato l'eremo di San Michele. Da lì partiva un percorso in salita. Era certamente la strada giusta ma, resoci conto che erano quasi le ore 14:00, per non trovarci ancora sulla montagna dopo il tramonto, ci siamo avviati sulla via del rientro.

Per il ritorno, anche per cercare di individuare il sentiero descritto nel volume del Parco dei Picentini, avremmo seguito un percorso diverso. Il primo tratto è stato abbastanza agevole, anche perché i segnali CAI (le due pennellate bianca e rossa) e i successivi due guadi per oltrepassare il torrente ricalcavano quanto letto sulla guida. Dopo qualche chilometro però la situazione è nuovamente cambiata. Le tracce sempre più rade e la vegetazione fitta hanno nuovamente reso invisibile il tracciato e così, forti delle indicazioni fornite dall'utilissimo GPS Garmin 60CSx, abbiamo attaccato perpendicolarmente la montagna e seguendo l'alveo di un torrente in secca puntando il WayPoint di Varco Sellara. La notevole pendenza e la fitta vegetazione hanno messo a dura prova la nostra resistenza fisica ma la perseveranza premia e così, dopo circa un'ora di risalita, siamo riusciti a scavalcare il crinale e a scendere proprio sull'incrocio di Varco Sellara. Un'ulteriore breve sosta e poi giù verso valle lungo il sentiero che costeggiando la grossa frana scende verso la SP-31 dove avevamo parcheggiato il nostro fedele fuoristrada.

Ancora una volta torniamo a casa senza aver concluso l'escursione ma va bene così. L'esplorazione è fatta da piccoli passi che piano piano portano alla meta. La prossima volta, forti dell'esperienza maturata, contiamo di riuscire a giungere alla base della rupe molto più celermente e solo quando saremo certi che la strada è quella giusta vi forniremo come sempre la traccia per il vostro GPS dandovi l'opportunità di ripetere autonomamente questa uscita.

A questo link la Gallery con le vecchie e nuove foto dell'escursione all'Eremo di San Michele.

P.S. Lungo la risalita, nell'alveo del torrente secco, Selene ha trovato le ossa della mascella inferiore di un cinghiale. Cercheremo di estrarre i lunghi canini per realizzare un magico amuleto che ci proteggerà durante le prossime uscite nei boschi.

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