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Topic-icon amato La dolce vita - Serata romana

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3 Settimane 1 Giorno fa #389 da NeandertalMan
NeandertalMan ha creato la discussione La dolce vita - Serata romana
Era da tempo in programma ma non si vedeva la via di concretizzare questa nuova follia e così, proprio all'ultimo momento, decido di modificare i miei progetti, che questo sabato mi avrebbero nuovamente condotto sui Monti Lattari per l'ennesima escursione alla Valle delle Ferriere, ed aggregarmi a quella banda di pazzi scalmanati che sono i “Vecchi Ragazzi della 5C”. Non è la prima volta che organizziamo una simile “zingarata” e ormai ognuno di noi è certo che la storia che in quel momento si accinge a vivere resterà sicuramente indelebilmente scolpita nella memoria aggiungendo un nuovo tassello alla immortale saga della “Favolosa 5C”.

Per questa occasione, andare a trovare Franco che ormai da decenni vive a Roma, ci siamo radunati in sei: Salvatore (l'organizzatore di tutto, gruppo e ogni sua iniziativa), Chico, Silvio, Ciro, Armando e io. Così, noleggiata una scalcinata Multipla, ci siamo avviati nel pomeriggio lungo la A1 in direzione della capitale. Giunti a Roma e percorso il GRA fino all'uscita 26 (EUR), abbiamo parcheggiato, in doppia fila, nella grande piazza dell'obelisco punto di incontro con Franco e lì c'è stata la prima grande sorpresa. Mentre siamo in attesa del nostro Cicerone per essere scortati in giro per l'intera serata, il proprietario di una delle auto parcheggiate ci chiede gentilmente di spostarci per farlo uscire. E' allora che la vera avventura comincia. La nostra Multipla non ne vuole sapere di partire e a nulla valgono gli svariati tentativi di riportarla a più miti consigli. Niente. Il maledetto “scassone” ha deciso di tirare le cuoia piantandoci di venerdì sera nel bel mezzo della capitale e a oltre 200 km da casa. Un gruppo di persone normali si sarebbe immediatamente attivato per garantirsi il ritorno ma noi no. La nostra serata romana rimaneva la priorità, l'avremmo portata a compimento e poi si sarebbe visto. Così, dopo un parcheggio più urbano e l'arrivo di Franco, recuperati due taxi e mollato lo “scassone” ci siamo avviati puntando in direzione del quartiere Trastevere e più precisamente alla locanda di “Meo Patacca”, tipico e famosissimo locale tradizionale capitolino.

L'ambiente, che si presenta in una penombra vagamente illuminata dalle tremanti fiammelle di decine di candele e fioche lampadine, è ricco dei suoni e profumi delle antiche trattorie mentre nell'aria si diffondono le note di un gruppo musicale che intona canzoni romanesche. Prendiamo posto e iniziamo la nostra notte brava. Le portate si susseguono senza sosta e il vino dei Castelli comincia a fluire con generosità trasferendosi, voluttuoso, dai calici alle nostre gole. Più il tempo scorre e più l'allegria cresce mentre Bacco s'impossessa delle nostre menti. Tra le risate sempre più sonore spesso compare l'argomento automobile-rientro a casa che non riesce nemmeno lontanamente a scalfire la voglia di divertirci terminando la cena con il brindisi di rito a base di ottima grappa.

Cosa facciamo ora? Nessuno ha ancora intenzione di cimentarsi con l'improbabile resurrezione dello “scassone” che giace parcheggiato nella piazza dell'obelisco. Un gelato e una bella passeggiata nelle vie del centro e della Roma bene ci sembra la maniera migliore per concludere la nostra missione in terra straniera. L'Harry's Bar di via Vittorio Veneto, con i paparazzi sempre in agguato, diventa la nostra nuova meta che ancora raggiungiamo con una nuova corsa in taxi per le vie della capitale. La serata e invitante e ci sediamo ai tavolini dell'esterno ordinando una bottiglia di champagne con la quale ci cimentiamo nell'ennesimo brindisi dedicato a noi e agli assenti. Ormai tutti brilli, anche Salvatore che aveva giurato di mantenersi sobrio (era lui l'addetto alla guida), continuiamo i nostri discorsi sempre più sconclusionati ed è a quel punto che qualcuno, offuscato dall'alcool, avanza l'ipotesi che lo “scassone” si fosse rifiutato di partire semplicemente perché è rimasto a secco di benzina. Nessuno crede a questa ipotesi e già si ventila la possibilità di usare una delle auto di Franco per consentirci il rientro a Napoli... ma tanto vale provare.

Recuperiamo per l'ennesima volta due taxi e lungo la strada che ci riporta all'EUR ci fermiamo ad una pompa di carburante per riempire un'improvvisata tanica di preziosa benzina. Giunti a destinazione con non poche difficoltà travasiamo il prezioso liquido nel serbatoio ed a me viene affidato l'incarico di provare a rianimare lo “scassone” senza l'ingolfaggio del motore che ci avrebbe definitivamente condannati. Entro in auto e dopo un paio di “pompate” sull'acceleratore, inserisco la chiave e attivo il contatto. Il motorino comincia girare e dopo alcuni secondi di improbabili borbottii il motore riprende vita. E' fatta! Si torna a casa.

Salutiamo Franco ripromettendoci tutti un nuovo incontro non troppo lontano nel tempo e via lungo la A1 puntando a sud verso Napoli. Sono le 4:00 del mattino quando finalmente apro la porta di casa e, distrutto, mi butto ancora vestito sul letto dove rapidamente scivolo tra le braccia di Morfeo.

Il buio è spesso più luminoso della luce

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