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I want to go there for a trek with my friends. The place loo...
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"...dentro gli antri nacquero l'architettura, la scoltura, la pittura, la geometria, la musica, la poesia, l'astronomia, la politica, e le altre umane conoscenze...Là si contemplava il Cielo e la Terra.". Così scriveva nel 1833 Giuseppe Sanchez e come dargli torto?

Tutti i grandi e leggendari nomi dell'antichità sembrano aver avuto a che fare con le grotte: Orfeo, Pitagora, Platone, Numa, Minosse, Epimenide...

Nelle spelonche, racconta la tradizione, abitavano la veneranda Circe, la luttuosa Echidna, il dio Pan e Selene, il dio Sonno, i Ciclopi, Chirone e tutti gli altri Centauri, lì dentro le Ninfe tessevano manti purpurei...nelle grotte gli dei trascorsero la loro infanzia.

Racconta la Cronaca di Partenope del '300 che proprio nella grotta del centauro Chironte, principe dei pedagoghi, il poeta Virgilio acquisì poteri e conoscenze sovrumane che mise al servizio della città napoletana.

Negli antri echeggiano versi sibillini e le sirene cantano l'armonia delle sfere, il passato e il futuro si fondono nell'ampio grembo dell'immenso Aion mentre l'Antico Serpente divora la propria coda.

Chi meglio dei tagliatori di pietra conosce queste cose? Nei secoli alcuni uomini hanno preservato i misteri legati alla Terra e al Cielo lasciando tracce indelebili lungo il cammino, segni incisi nella dura roccia lavorata secondo precisi dettami, simboli su cui il tempo ha steso un velo che oggi occulta la loro natura...

Dalla pietra nasce la cultura, con la pietra l'uomo diviene sapiens.

Le nostre terre hanno un'antica tradizione legata alla lavorazione delle pietre e molto spesso Storia e Poesia si sono fuse per raccontarci ciò che fu. Omero, nell'XI libro dell'Odissea, ci ha tramandato l'esistenza di un mitico popolo, i Cimmerii, che abitava tra Cuma (Cyme) e Baia (così come ci raccontano Servio, Cluverio e Licofrone). Nella loro città non si vedeva mai il Sole, né quando sorgeva né quando tramontava, lì Ulisse approdò per interrogare le anime del profondo Erebo proprio come fece Enea...

Strabone narra, citando Eforo, che i Cimmerii abitavano in case sotterranee dette Argille collegate tra loro da labirintici cunicoli, avevano un tempio sotterraneo, vivevano con ciò che estraevano dalle miniere e con le offerte elargite al loro Oracolo. Lo stesso Cocceio a quanto pare fece costruire la Crypta Neapolitana secondo le usanze dei Cimmerii, che camminano nel sottosuolo...

Il Bochart ci dice che il nome dei Cimmeri è fenicio (camar o cimmer, coperti dalle tenebre), mentre il Martorelli, mantenendo l'origine fenicia, lo fa derivare da cim-eri (luogo di oracoli)...ma la loro controversa origine si perde nel tempo e nel mito.

Il Pontano nel De bello Neapolitano racconta che a Napoli esisteva un quartiere dei Cimmerii e che una delle tante uscite dei loro camminamenti sotterranei era vicino alla chiesa di sant'Agostino alla Zecca. Nei pressi della chiesa vi è una via che ancora oggi è detta dei Cimbri. E il D'Engenio ricorda che la chiesa di santa Maria di Portanova, una delle più antiche di Napoli, era detta “a Cimmino” per la presenza nel luogo di “tal natione” cimmeria...

Un popolo leggendario, legato alla roccia ed ai suoi segreti, che a quanto pare operò anche nella città partenopea.

 


(fig.1) da "Napoli esoterica" di Mario Buonoconto
  Ma aldilà del mito chi furono quelle genti che fecero della pietra il loro pane e soprattutto che significato potrebbero avere quei segni strani che per esempio possiamo così bene osservare sui blocchi di tufo delle mura greche della città o nella cava greca di Poggioreale, sul bugnato della chiesa del Gesù Nuovo (fig.1) e nei serpeggianti cunicoli del nostro sottosuolo?

I cavatori partenopei lavoravano le pietre in loco, cioè estraevano la materia prima, il tufo, direttamente nei pressi del sito su cui doveva ergersi una costruzione: si scavava sotto e si edificava sopra. In seguito le cavità ricavate dall'estrazione divenivano le riserve d'acqua (le cisterne) della struttura sovrastante: bastava collegarle tramite cunicoli, dopo averle impermeabilizzate con la calce, ai rami dell'acquedotto che attraversava la città (per approfondimenti sulle tecniche di scavo a Napoli...). I cittadini, durante i lavori, non udivano alcun rumore di martelli, di piccone o di altro arnese di ferro poichè il tutto avveniva nelle profonde viscere della terra.

Nei vari cantieri le numerose maestranze avevano bisogno di segni d'identità, veri e propri marchi di fabbrica che attestavano l'appartenenza all'ordine e potevano facilitare i compensi per il lavoro svolto. Ma quelle firme avevano anche un profondo significato, forme nate dal compasso, dalla squadra, dal filo a piombo così come scrive Ferdy Hermes Barbon. Il loro aspetto geometrico era legato ai culti del tempo e così come questi mutavano anche quelli seguivano l'estro dell'homo religiosus. Ma più che parlare di cambiamento quei segni sembrano celare affascinanti aspetti di continuità...

Franz Rziha nei suoi Estudes sur le marques des tailleurs de pierre (1880) ha documentato circa 9000 marchi divisi in due gruppi principali: segni di utilità (formati da lettere, numeri, figure geometriche, figure degli strumenti di lavoro; potevano essere segni di localizzazione, posizionamento, assemblaggio, profondità...) e segni d'identità. Per spiegare i vari segni elaborò 14 matrici di cui 4 principali: il quadrato, il triangolo, il cerchio trilobo, il cerchio quadrilobo (fig.2)

 

(fig.2)

 

 

(fig.3)

 

Alcuni mesi fa, durante una delle nostre escursioni nel sottosuolo partenopeo, percorrendo l'acquedotto greco-romano all'altezza del formale di via Tribunali, ci siamo imbattuti in particolari incisioni nel tufo, tra cui diverse croci, collocate nei pressi dei cunicoli (ora ostruiti) che probabilmente si dirigevano verso la cava (parzialmente crollata) utilizzata per la costruzione della Chiesa di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta. Seguendo la lezione del Rziha abbiamo notato che questi segni lasciati da anonimi lapicidi potevano essere inscritti nelle sue matrici (fig.3) Rappresentazioni antiche della croce, simboli che ci parlano di profonde dottrine senza tempo. La croce quadripartita divenne simbolo di Cristo intorno al V secolo sostituendo il Chrismon o monogramma di Cristo.

 


(fig.4)
  Durante il Medioevo ebbe una particolare diffusione soprattutto nella sua rappresentazione di Signaculum Domini (come la Croce ricrociata e la Croce di Gerusalemme). Divenne non solo simbolo dell'autorità ecclesiastica, ma anche emblema di corporazioni ed ordini cavallereschi comparendo su insegne, stendardi, gioielli ed oggetti in ceramica (vedere per esempio i frammenti di ceramica ritrovati durante gli scavi a San Lorenzo Maggiore in Napoli), la ritroviamo nelle piante delle chiese e in quelle dei giardini monastici. La croce ricrociata (fig.4), come ci dice Louis Charbonneau—Lassay, “evoca contemporaneamente le cinque ferite sacre ed era considerata come un emblema dell'effusione del Sangue redentore più preciso ed espressivo dell'immagine naturale dell'intero corpo del Salvatore crocifisso.” Essa è la croce della consacrazione, riunisce in sé le cinque croci delle pietre d'altare, vero e proprio sigillo che designava l'appartenenza di luoghi e persone al Regno di Dio.

Altro simbolo che abbiamo incontrato durante la nostra esplorazione è una croce latina, ricrociata su tre braccia, dal piede aguzzo come se dovesse essere conficcata nella terra (o rappresenta la lancia conficcata nel cuore di Gesù?). Non bisogna dimenticare che questi emblemi condensano il momento del calvario mistico. Nella tradizione la cosiddetta lancia di Longino che penetra il cuore del Cristo rappresenta l'axis mundi che attraverso il centro sacro congiunge il Cielo e la Terra. Croce e lancia sono unite in un unico significato...(fig.5).

 

(fig.5) foto di Zool (fig.6) foto di Zool (fig.7)
"Crocifissione"
Masaccio, 1426
Napoli
Museo di Capodimonte

L'altro segno trovato possiamo descriverlo in questo modo: una croce latina le cui braccia laterali si uniscono a quella inferiore formando un triangolo rovesciato (che si trova giusto al centro della composizione), la croce poggia su una base che ha la lunghezza delle braccia menzionate, ai lati della base e al vertice della croce si sviluppano dei raggi o rami (fig.6). Nella “Genesi” è scritto che nel paradiso terrestre l'Albero della Vita si trova al centro dell'Eden (2,9) così come l'Albero della Conoscenza del Bene e del Male (3,3). Lì è la sorgente delle "arterie vitali" (i grandi fiumi) delle quattro regioni del mondo. Come ci ricorda Guénon il triangolo rovesciato è lo schema geometrico del cuore, è il vaso o la coppa che contiene il Soma, la bevanda dell'immortalità, la Fonte di tutte le acque (ricordiamo che il simbolo alchemico dell'Acqua è un triangolo rovesciato).

La croce del Salvatore si identifica con l'Albero della Vita, rappresenta la rinascita e la vita eterna ed è spesso simboleggiato dai rami che escono dalla sommità della croce (fig.7). Gli altri due rami in basso potrebbero evocare la doppia natura dell'Albero del Bene e del Male riuniti all'Arbor vitae attraverso le radici (la base della croce nell'emblema che stiamo analizzando). L'antico patto è così ristabilito. Il Serpente e il Cristo di nuovo riuniti per essere accessibili all'umanità: “E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo, perchè chiunque crede in lui abbia la vita eterna” (Giovanni 3,14-15).

E' importante ricordare che la chiesa assorbì simboli ancestrali e li fece propri così come scrive Dom Henri Leclercq nel Manuel d'archeologie chretienne: “I cristiani di quel tempo grazie alle interpretazioni che essi davano dei vecchi emblemi mitologici, imposero un nuovo significato e battezzarono le più venerabili tipologie pagane; il dio Sole, per esempio, divenne Cristo che si eleva dalla terra nello splendore del sole.” Tutti questi simboli attraversano la storia dell'umanità come un immenso fiume primordiale e giungono a noi percorrendo vie sotterranee e nascoste che indicano il Luogo da cui tutto ebbe origine...l'importante è cercare!

di Selene Salvi e Daniela Marra (gruppo di studio "Alessandra")

 

P.S. Per eventuali discussioni su questo argomento utilizzate il topic nel forum

...mentre questo è il video...e queste le foto

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