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Ultimamente la cavità della cosiddetta Accademia dei Segreti, ubicata in salita Due Porte all'Arenella, sta suscitando nuovi interessi e così Selene mi ha chiesto di dare visibilità anche su Napoli Underground ai risultati della sua ultima ricerca pubblicata sulla sua pagina di Facebook il 10 luglio del 2016. A questo link è disponibile l'articolo originale: L'affresco "egizio" delle Due Porte all'Arenella (Napoli) - (di Selene Salvi)

 

CCirca 25 anni fa nei pressi delle Due Porte all'Arenella a Napoli fu scoperta dallo speleologo Fulvio Salvi una curiosa cavità: si trattava di tre ambienti collegati tra loro da cunicoli e corridoi sulle cui pareti ancora spiccavano intonaci affrescati, ricostruzioni di colonne, tracce della presenza di lapidi e nicchie. Tutto era comunque stato manomesso. Ancora visibile una porzione di intonaco affrescato su cui erano rappresentati tre soggetti (fig. 1): una donna seduta su uno scanno con un bambino in grembo alla quale una figura umana con il viso danneggiato recava un vassoio con delle offerte. Molto probabilmente l'ignoto autore volle rappresentare, in stile egizio, una scena sacra con la dea Iside che allatta Horus. Nello stesso ambiente (un corridoio lungo una decina di metri) sulle pareti laterali l'intonaco era affrescato a rappresentare "opus reticulatum" e quattro o cinque nicchie semicilindriche, già allora vuote, lasciavano presupporre la presenza di statue o altro. La fine di questo corridoio era chiusa da una porta in legno che dava sull'esterno. Interessante anche la parete di fondo di uno degli ambienti realizzata con una muratura in blocchi e massi di tufo dalla forma irregolare in cui una serie di aperture (una porta in basso e alcuni lucernari in alto) davano la netta impressione che si fosse voluto rappresentare un volto, una sorta di mascherone (fig. 2).
L'ing. Clemente Esposito ha voluto vedere in questi ambienti i laboratori di Giambattista della Porta, un luogo nascosto in cui ospitare la sua famosa Accademia dei Segreti. Del resto nei pressi doveva trovarsi la residenza estiva della famiglia Della Porta.
Ma è proprio così? O piuttosto quella cavità non è altro che una sofisticata e affascinante struttura da giardino ottocentesca? Oggi è possibile rendersi conto dell'ampiezza del giardino da una pianta ottocentesca dello Schiavoni. Tra Sette e Ottocento diverse ville aristrocratiche e residenze reali partenopee si dotarono di quei famosi giardini “all'inglese” che tanto successo ebbero in tutta Europa. Tra i tanti penso al bosco di Capodimonte con i suoi finti colombari nei pressi delle c.d. grotte di Maria Cristina di Savoia, alle finte rovine della Villa Floridiana, ai giardini della Reggia di Caserta, a villa Heigelin o “villa Inglese” nei cui giardini arricchiti da grotte, ruderi, sculture si è supposta l'esistenza di un vero e proprio percorso massonico ricco di simbologie esoteriche. Anche il resto dell'Italia non fu da meno. Tra i tantissimi esempi penso all'ipogeo di villa Francescatti a Verona il cui ingresso a forma di volto (fig. 3) è così simile a quello rinvenuto all'Arenella. Ed ancora, alla curiosa struttura del Regno giardino di Dessau-Worlitz in Germania, considerato il primo parco paesaggistico all'inglese ad essere costruito in Europa continentale nel XVIII secolo: l'isola rocciosa “Stein” (Pietra) e di fianco una ricostruzione della posillipina villa Hamilton. L'isola voleva essere una riproduzione fantasiosa del Vesuvio con tanto di effetti pirotecnici a mimarne l'eruzione! Anche qui un enorme volto con occhi e bocca spalancati così simile a quello dell'ipogeo napoletano (fig. 4). Ad avvalorare questa tesi è anche l'affresco in stile egizio rinvenuto nella cavità in esame. Napoli nell'Ottocento fu preda di una vera e propria egittomania! Osservate l'immagine (fig. 5) rappresentata su uno dei pezzi di un servizio da colazione a figure egizie di fattura napoletana (Biagio Giustiniani e figli), databile tra il 1830 ed il 1840, conservato nei depositi del Museo nazionale di S. Martino (ricordiamo che la decorazione “egizia” era già in uso presso la Real Fabbrica almeno dal 1802 ed era ispirata a reperti di scavo riprodotti in stampe e disegni). Non vi ricorda l'affresco rinvenuto nell'ipogeo all'Arenella?
La cavità oggi è ricettacolo di immondizie varie e non è accessibile perché in proprietà privata. Peccato perché questo è uno dei pochissimi esempi rimasti di strutture da giardino dell'epoca che ha resistito allo spietato passaggio delle ruspe.

Click sulle immagini per accedere agli originali su Facebook


(fig. 1)


(fig. 2)


(fig. 3)


(fig. 4)


(fig. 5)

Foto e filmati della cavità partenopea, a cura di Fulvio Salvi, sono visibili a questi link: C0704 - La cosiddetta Accademia dei Segreti

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