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Circa 25 anni fa, durante una perlustrazione realizzata con due colleghi geologi in via Cattaneo, nei pressi di salita Due Porte all'Arenella, indagine finalizzata all'individuazione di alcune cavità che da fonti storiche dovevano trovarsi in quell'area, mi imbattei in una piccola grotta che mi lasciò sin dal primo momento parecchio perplesso. Si trattava di tre ambienti collegati tra loro da cunicoli e corridoi sulle cui pareti ancora spiccavano intonaci affrescati, ricostruzioni di colonne, tracce della presenza di lapidi e nicchie semicilindriche.

Tutto era comunque stato manomesso. Ancora visibile una porzione di intonaco affrescato su cui erano rappresentati tre soggetti: una donna seduta su uno scanno con un bambino in grembo alla quale una figura umana con il viso danneggiato recava un vassoio con delle offerte. Molto probabilmente l'ignoto autore volle rappresentare, in stile egizio, una scena sacra con la dea Iside che allatta Horus. Nello stesso ambiente (un corridoio lungo una decina di metri) sulle pareti laterali l'intonaco era affrescato a rappresentare "opus reticulatum" e quattro o cinque nicchie semicilindriche, già allora vuote, lasciavano presupporre l'antica presenza di statue o altro. La fine di questo corridoio era chiusa da una porta in legno che dava sull'esterno. In un secondo momento avremmo scoperto trattarsi dell'ingresso basso della grotta.

L'ambiente successivo (la prima stanza) era ingombro di materiali edili e le pareti erano ricoperte da pannelli che nascondevano la muratura retrostante. Nella stanza comunque si notava una colonna circolare sulla cui superficie era inciso un "8" molto allungato come una sorta di simbolo dell'infinito ma verticale. Da questa stanza un basso cunicolo conduce in un secondo ambiente. L'ingresso del cunicolo è anch'esso sagomato a rappresentare una sorta di grande numero 8.

Dopo un paio di metri il cunicolo sbuca nella seconda stanza sulle cui pareti si intuivano intonaci affrescati ma già allora estremamente degradati da non permettere il riconoscimento dei soggetti dipinti. In questo ambiente sono presenti due finte colonne (realizzate in muratura e intonacate) di cui una circolare e l'altra a forma quadrata. Su una parete si notava la presenza di una nicchia orizzontale che in origine doveva essere forse chiusa da un lapide la cui impronta era ancora visibile. La parete di fondo di questa stanza è realizzata con una muratura in blocchi e massi di tufo dalla forma irregolare in cui una serie di aperture (una porta in basso e alcuni lucernari in alto) davano la netta impressione che si fosse voluto rappresentare un volto, forse un teschio. Quest'ultima parete divideva l'ambiente da un retrostante box per auto di recente fattura appartenente all'edificio sovrastante. Un ennesimo breve passaggio conduceva in una terza stanza quasi completamente invasa da terreno di riporto probabilmente scaricato da un pozzo in superficie. Lateralmente alla seconda stanza un foro in alto su una delle pareti dava su una stretta e ripida scala in muratura che conduceva in un sovrastante giardino. Fu percorrendo questa scala e calandoci dal foro sulla parete che la prima volta penetrammo in questi ambienti sotterranei.

E' evidente che da subito lo stupore fu notevole. Nonostante avessimo esplorato centinaia di cavità sotto Napoli, era la prima volta che ci imbattevamo in una simile struttura! Realizzammo un rilievo della grotta ed alcune foto. Con questo materiale cercammo di interessare la Soprintendenza di Napoli ma con scarso successo e vista la difficoltà di accesso (allora l'ingresso era possibile solo calandosi dal foro sulla parete) e la incompatibilità di questi ambienti con lo scopo iniziale della nostra ricerca, la cosa fu lasciata in sospeso per alcuni anni.

Dopo una decina di anni mi ritrovai a parlare con l'ing. Clemente Esposito (veterano della speleologia napoletana) di questa vecchia scoperta e di come la cosa fosse tornata nell'oblio. Le insistenze dell'ing. Esposito unitamente a quelle di mia figlia Selene mi spinsero a contattare nuovamente il proprietario della struttura per ottenere il permesso ad un accesso. Cosa che ci fu accordata. A distanza di anni rientrammo nella grotta e questa volta dal più comodo ingresso basso. Tutto era rimasto come lo avevo visto l'ultima volta. Realizzammo nuove foto ed un video. Ma quale poteva essere il senso di quegli ambienti di cui nessuno sembrava saperne niente e che solo alcuni anziani del posto indicavano come "il teatrino"?

Secondo l'ing. Esposito quei luoghi potevano essere identificati con i laboratori di Giambattista della Porta, un luogo nascosto in cui ospitare la sua famosa Accademia dei Segreti. Del resto nei pressi doveva trovarsi la residenza estiva della famiglia Della Porta. Per visionare il breve studio dell'ing. Esposito clikkare qui: L'Accademia dei Segreti

Ma è proprio così? O piuttosto quella cavità non è altro che una sofisticata e affascinante struttura da giardino rientrante nella proprietà dell'antico casale riportato sulla Mappa del Duca di Noja e forse distrutto per far spazio ai moderni casermoni in cemento?

Tra Sette e Ottocento diverse ville aristrocratiche e residenze reali partenopee si dotarono di quei famosi giardini “all'inglese” che tanto successo ebbero in tutta Europa. Tra i tanti penso al bosco di Capodimonte con i suoi finti colombari nei pressi delle c.d. grotte di Maria Cristina di Savoia, alle finte rovine della Villa Floridiana, ai giardini della Reggia di Caserta, a villa Heigelin o “villa Inglese” nei cui giardini arricchiti da grotte, ruderi, sculture si è supposta l'esistenza di un vero e proprio percorso massonico ricco di simbologie esoteriche. Anche il resto dell'Italia non fu da meno. Tra i tantissimi esempi penso all'ipogeo di villa Francescatti a Verona il cui ingresso a forma di volto è così simile a quello rinvenuto all'Arenella. Ed ancora, alla curiosa struttura del Regno giardino di Dessau-Worlitz in Germania, considerato il primo parco paesaggistico all'inglese ad essere costruito in Europa continentale nel XVIII secolo: l'isola rocciosa “Stein” (Pietra) e di fianco una ricostruzione della posillipina villa Hamilton. L'isola voleva essere una riproduzione fantasiosa del Vesuvio con tanto di effetti pirotecnici a mimarne l'eruzione! Anche qui un enorme volto con occhi e bocca spalancati così simile a quello dell'ipogeo napoletano... Napoli guardava alla Germania o forse il contrario?

Le foto della cavità C0704 o c.d. Accademia dei Segreti

 

Il video

Click sulle immagini per ingrandire

Parete-Volto della c.d. Accademia dei Segreti all'Arenella (Napoli)

 

Ipogeo di Villa Francescatti a Verona (interno) (foto di Luigi Pellini)

 

Ingresso ipogeo di Villa Francescatti a Verona (esterno) (foto di Luigi Pellini)

 

Isola rocciosa "Stein" e villa Hamilton del Regno giardino di Dessau-Worlitz (Germania) (immagine tratta da Wikipedia)

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