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Il lago Fusaro, la mitica Acherusia palus, situato nel settore nord ovest del comune di Bacoli, è collegato al mare tramite tre foci: la foce nord risalente al periodo borbonico (1859), la foce di mezzo (1940) e la controversa Foce Vecchia, sita presso il promontorio di Torregaveta.

Quest'ultima, nella sua parte terminale verso il mare, è denominata anche “Antro di Cerbero”: una galleria scavata nel tufo lunga 125 metri, larga 4,30 ed alta 6-8 metri circa, sommersa per 2,5 metri che secondo l'archeologo Paolo Caputo fungeva da comunicazione, come tunnel stradale, tra l'approdo e il retroterra della villa di Publio Servilio Vatia i cui resti sono ancora visibili sul promontorio e si fa risalire la sua costruzione al I secolo a.C. o, al più tardi, all'età augustea. Seneca ci lascia una testimonianza relativa alla parte esterna della splendida dimora del Vatia (Epistulae morales ad Lucilium ,libro VI, lettera LV ): “De ipsa villa nihil tibi possum certi scribere; frontem enim eius tantum novi et exposita, quae ostendit etiam transeuntibus. Speluncae sunt duae magni operis, cuivis laxo atrio pares, manu factae, quarum altera solem non recipit, altera usque in occidentem tenet. Platanona medius rivus et a mari et ab Acherusio lacu receptus euripi modo dividit, alendis piscibus, etiam si assidue exhauriatur, sufficiens. Sed illi, cum mare patet, parcitur: cum tempestas piscatoribus dedit ferias, manus ad parata porrigitur”. Il filosofo romano osserva due grandi cavità artificiali, dall'ampio ingresso (di cui una non vede mai il sole, mentre l'altra lo riceve fino ad occidente), nella descrizione simili alle due aperture della Foce Vecchia.

 

Giacinto Gigante: "La foce romana del lago Fusaro", 1823. Napoli, Certosa e Museo di San Martino

Immagine tratta da http://www.civita.it/

 

Scrive il Capasso: “Sequebatur inde Bajarum litus...et ecclesia S. Petri 'ad pertusum'...Locus nunc 'torre di gaveta' dicitur”. Torregaveta rappresentava il confine tra le diocesi di Miseno e di Cuma ed era chiamata Pertusum mentre l'odierna denominazione invece risale al 1532 quando il Viceré Don Pedro Alvarez de Toledo marchese di Villafranca stabilì che lungo tutto il litorale fossero costruite delle “torri d'avviso”. Della torre ad oggi a quanto sembra non restano tracce, ma era ben visibile nell'800 (una stampa di Giacinto Gigante la ritrae in tutta la sua interezza) mentre al 1930, come ci informa l'Annecchino, non vi erano che ruderi.

 

Giacinto Gigante: "Veduta della spiaggia di Cuma da Torregaveta". Napoli, Certosa e Museo di San Martino

Immagine tratta da http://www.civita.it/

 

Andrea de Jorio denominò la cavità in questione “Grotta di Cerbero”, affermando che Virgilio si ispirò a quest'antro per descrivere l'accesso al mondo infero custodito dal minaccioso cane a tre fauci.

L'idea generale è sempre stata quella di far risalire la galleria all'epoca romana. Di contro Antonio Niccolini nella prima metà dell'800 affermò, in seguito ad una ricerca d'archivio, che la suddetta galleria in realtà fu costruita nella seconda metà del '600, allorchè i padri della Casa Santa dell'Annunziata di Napoli avuto in concessione il lago decisero di migliorarne la rendita con l'apertura di un alveo che lo mettesse in comunicazione col mare per permettere l'ingresso ai pesci, opera che a quanto pare fu compiuta nel 1696, anno del nuovo fitto. Ecco cosa riporta il Niccolini in seguito ad un sopralluogo nella zona per esaminare “lo speco generalmente divulgato per antro del cerbero, e da taluni creduto l'oscura sotterranea via per la quale Virgilio faceva discendere Enea all'inferno”: “E fu allora che rinvenni all'intorno della sua foce esteriore una moltitudine di nobilissimi antichi edifizi romani rovinati e sommersi, alcuni de' quali dimezzati in occasione dell'apertura di quello speco: guardando poi al basso vidi e misurai nel fondo di esso uno scalino alto un palmo, largo p. 3 circa ben lavorato parallelo alla parete meridionale a guisa di marcia-piede simile a quelli che si veggono negli emissori, i quali sempre si trovano formati, come ragion richiede, al di sopra del livello dell'acqua, affinchè i cunicoli siano praticabili a piede asciutto”.

Leggiamo nella “Memoria intorno al bonificamento del bacino inferiore del Volturno del direttor generale di ponti e strade” del 1847: “Il lago del Fusaro giace alle falde occidentali delle colline che contornano il seno di Baja, ed è separato dal mare per mezzo di una duna la cui larghezza minore è di 1200 palmi in circa. Nell'estremità meridionale gli è adiacente lo stagno detto Acquamorta , la cui profondità maggiore è di due palmi in circa al disotto del livello del mare. Verso la medesima estremità meridionale è intagliata nel tufo di una collinetta sporgente in mare il canale di una foce che si tien aperta nel verno soltanto quando si vuol far entrare nel lago il nuovo pesce. All'incontro rimanendo chiusa durante la state per impedire che il pesce se ne scappasse via nel mare, ognun comprende qual infezione si deve spandere dalle acque stagnanti, e principalmente dallo stagno di Acquamorta. Per non venire a brighe intorno alla migliore, o peggiore condizione della pescagione col fittaiuolo del lago, il quale ne paga annui ducati seimila, è nostro avviso che come si è fatto per quello di Licola, vi si apra un'altra foce, apponendosi nell'estremità del suo canale verso il lago le reti per impedire l'uscita del pesce”.

Alcune considerazioni. Non vi è certezza che i due spechi descritti da Seneca siano le due estremità della galleria tufacea, anche se sul promontorio a quanto pare non sembrano insistere ulteriori cavità con ampio ingresso. In più il filosofo sembra ignorare il fatto che queste siano collegate, ma forse perchè, come lui stesso afferma, ha osservato la villa solo dall'esterno e le due aperture, non essendo in linea, potrebbero dare l'idea di essere indipendenti.

Abbiamo osservato sulla volta del tunnel, all'altezza dell'apertura superiore (il "lucernaio"), tracce di intonaco. Il tunnel, verso la metà del suo tratto, curva verso nord.

 

Planimetria dei resti archeologici a terra e a mare della villa marittima di P. Servilio Vatia a Torregaveta.

Al n. 10 il tunnel della Foce Vecchia.

Immagine tratta da "La forma della città e del territorio" vol. 3 p. 121

 

Grazie agli studi effettuati sul bradisismo si può affermare che la struttura non poteva fungere in epoca romana da canale sotterraneo ma, come è stato detto, da tunnel stradale.

L'osservazione del Niccolini, riguardo al troncamento delle strutture romane sommerse, invece lascerebbe supporre che il canale sia stato costruito in un secondo momento, ricordando anche i lavori eseguiti nella seconda metà del '600. La curva della galleria potrebbe avere la funzione di smorzare la forza del mare nel suo ingresso alla foce. Costruire un canale di collegamento al lago in quel punto avrebbe anche evitato continui insabbiamenti perchè più riparato.

Potrebbe a questo punto Seneca aver osservato due fronti di cava posti in punti diversi del promontorio? Due cavità isolate unite in seguito alla costruzione della galleria, la quale potrebbe, nel suo percorso di scavo, aver intercettato, ed inglobato, una cisterna posta in alto (questo potrebbe spiegare l'intonaco rilevato) che probabilmente alimentava la villa soprastante. Il “lucernaio”, posto quasi all'ingresso della foce, sembra piuttosto parte di un crollo più ampio che potrebbe aver interessato anche il pozzo di collegamento alla supposta cisterna.

E' importante aggiungere però che l'intonaco era usato dai romani anche per foderare le gallerie, in tal caso, se questo fosse stato  l'uso primario del manufatto, sarebbe bastato abbassare il piano di calpestio per creare il canale.

 

Foto aerea del promontorio tratta da "Google Earth"

 

In basso, sulla parete meridionale della galleria, nei pressi dello sbocco a mare, è presente un'apertura chiusa da un muro alla cui base alcuni conci sono stati asportati.

Sulla parete del promontorio che affaccia sul mare, lato nord dell'ingresso all'antro, sono presenti alcune feritoie orizzontali afferenti a bunker risalenti all'ultimo conflitto mondiale.

 

Testo di Selene Salvi

Foto Fulvio Salvi e Fulvio De Marinis

Video Fulvio De Marinis

 

Le foto di NapoliUnderground

Il video: La Foce Vecchia del Fusaro

 

Bibliografia

 

Ricerche sul suburbio meridionale di Cuma, di Paolo Caputo, in La forma della città e del territorio, Volume 3, a cura di Lorenzo Quilici, Stefania Quilici Gigli, ed. L'ERMA di BRETSCHNEIDER, 2006

 

Monumenta ad Neapolitani ducatus historiam pertinentia quae partim nunc primum, partim iterum typis vulgantur, Volume 2, Parte 2, di Bartolommeo Capasso, ed. Giannini, 1892

 

Viaggio di Enea all'Inferno, ed agli Elisii secondo Virgilio, di Andrea de Jorio, Stamperia Francese, Napoli, 1825, Seconda Edizione

 

Annali civili del Regno delle Due Sicilie, Volume XIX, Napoli, 1839

 

Descrizione della gran terma Puteolana, volgarmente detta Tempio di Serapide, preceduta da taluni cenni storici per servire alla dilucidazione de' fenomeni geologici, e de' problemi architettonici di quel celebre monumento e considerazioni su i laghi maremmani, di Antonio Niccolini, Stamperia Reale, 1846

 

Memoria intorno al bonificamento del bacino inferiore del Volturno del direttor generale di ponti e strade, Stamperia del Fibreno, 1847, Napoli

 

Forma maris: Forum internazionale di archeologia subacquea, Pozzuoli, 22-24 settembre 1998”, a cura di Piero Alfredo Gianfrotta, Fabio Maniscalco, Massa, 2001

 

I Campi Flegrei, di P. Amalfitano, G. Camodeca, M. Medri, ed. Marsilio, 1990

 

Torregaveta (Nota storico-toponomastica), di Raimondo Annecchino, Pozzuoli, 1930

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