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Questa storia affonda le sue radici nel secolo scorso, ottobre 1990 per la precisione, quando fummo interpellati per realizzare un'ispezione nell'antica cisterna romana ubicata nel sottosuolo di piazza Verdi a Caiazzo. Al termine di questi lavori, come premio per l'impegno profuso, ci fu segnalata la presenza di una grotta naturale localizzata sulla cima del Monte Alifano: un'altura nei pressi di Caiazzo.

Questo primo capitolo della nostra storia è raccontato nell'articolo: La cisterna di piazza Verdi a Caiazzo (Ce)

 

In tempi molto più recenti (aprile 2016), dopo essere stati nuovamente contattati dagli amici caiatini, abbiamo eseguito un nuovo sopralluogo sull'ingresso della nostra grotta necessario a tracciare con il GPS il percorso per raggiungerla e localizzarla con precisione registrandone le coordinate geografiche.

I dettagli di questa storia sono narrati nell'articolo: Alla ricerca della grotta perduta di Caiazzo

 

Quello che invece vi racconterò oggi è quanto successo qualche giorno fa (sabato 28 maggio 2016) quando nuovamente siamo scesi in quell'antro con l'intenzione di provare a forzarne la strettoia e così raggiungere il cuore della montagna.

Dopo l'ultima uscita, quella dello scorso aprile, mi sono attivato per organizzare una piccola squadra di esploratori con i quali condividere questa nuova avventura. Non è stato difficile, l'idea di una grotta "vergine" è il sogno di ogni speleo e così, prima Rosario Varriale, esperto speleologo che conosco da diversi anni ma con il quale non avevo ancora avuto il piacere di condividere un'escursione sotterranea, e subito dopo Anna Bias, giovanissima amica rocciatrice e socia CAI che mi aveva più volte manifestato l'intezione di provare l'esperienza di una esplorazione sotterranea, hanno dato la loro entusiastica adesione. Il gruppo era formato e tre elementi mi sono sembrati il numero giusto visto anche gli angusti spazi che caratterizzano la grotta del Monte Alifano. Un gruppo più numeroso ci avrebbe invece fatto da supporto rimanendo all'esterno dell'ingresso dell'antro.

Con questi presupposti sabato ci siamo ritrovati tutti, di buon'ora, nella piazza di Caiazzo da dove, subito dopo, ci siamo avviati lungo le strette stradine di campagna che conducono al Monte Alifano. Lasciate le auto nel solito spiazzo erboso che già in passato avevamo utilizzato come parcheggio, la numerosa compagnia si è incamminata percorrendo lo scosceso e dissestato "tratturo" fino al prato posto al limitare del bosco. Dopo qualche iniziale incertezza sul punto più idoneo per penetrare la fitta vegetazione, la compagine si è rimessa in marcia, in fila indiana, lungo l'appena accennato sentiero. Non è stato per niente facile raggiungere l'ingresso della grotta anche perché, a differenza della precedente volta, la bassa vegetazione del bosco composta per lo più da rovi e cespugli ha reso veramente arduo il procedere. C'è voluto circa un'ora per percorrere l'ultimo chilometro che ci separava dalla meta ma tale era l'entusiasmo di tutti che alla fine l'obbiettivo è stato raggiunto.

Dopo questo lungo preambolo voglio ora raccontarvi di questa ultima esplorazione descrivendovi anche in maniera sommaria la morfologia dei vuoti attraversati.


Il gruppo speleo che ha preso parte all'esplorazione
da sinistra: NeandertalMan, Rosario Varriale e Anna Bias
(click sull'immagine per ingrandire)

Nella grotta, come già detto, ci siamo calati in tre procedendo uno alla volta anche a causa degli spazi angusti. La spelonca subito dopo l'ingresso, un modesto anfratto verticale tra le rocce affioranti, presenta una sequenza di tre salti in successione che immettono su una frattura profonda una quindicina di metri larga, nei punti maggiori si e no un metro e mezzo e lunga tra i quindici e i venti metri.

Le pareti, solo in prossimità del punto più profondo, sono interessate da concrezionamenti (colate calcitiche) di modesta entità che evidenziano un leggero afflusso idrico probabilmente attivo nel periodo invernale. Il pavimento, nella medesima zona, è coperto da uno strato abbastanza spesso di sabbia. E' in questo punto che in basso si nota la presenza di un piccolo passaggio (un foro del diametro di circa venti centimetri) attraverso il quale, con ogni probabilità, defuiscono le poche acque che percolano lungo le pareti. L'eco prodotto da alcune pietre fatte rotolare all'interno della strozzatura evidenziano la presenza di un ulteriore ambiente sottoposto.

Come ci eravamo proposti, a turno (ma devo dire che la più caparbia è stata Anna), si è scavato nel tentativo di rendere percorribile la strettoia. Dopo circa un paio d'ore di lavoro abbiamo però deciso di desistere visto lo scarso risultato raggiunto.

Alla fine questo è quello che siamo riusciti a realizzare:

  1. Scalpellato le pareti allargandole in maniera da raggiungere più agevolmente con le mani il foro sul fondo.

  2. Spalato alcuni sacchi di sabbia abbassando di circa mezzo metro la quota del pavimento creando una zona leggermente più larga dove ora è possible ruotare le spalle per assumere una posizione più comoda.

  3. Rimosso la pietra che era incastrata sull'imboccatura del foro e raddoppiata la dimenzione di quest'utimo.

A nostro avviso se si volesse approcciare il problema con un metodologia più efficace bisognerebbe organizzare un "campo" con un più numeroso gruppo di lavoro che, viste le oggettive difficoltà per raggiungere l'ingresso della grotta (la fitta e quasi inestricabile boscaglia), stazioni in tenda sul posto qualche giorno alternandosi nello scavo con squadre di massimo tre elementi, numero adeguato al lavoro da svolgere anche del fatto che il materiale estratto non deve essere necessariamente portato all'esterno ma può essere accantonato sul pavimento del primo tratto di grotta. Questa tipologia di organizzazione (campagna di scavo) è superiore a quanto noi siamo in grado di realizzare e pertanto, come del resto è stato fatto, sarà opportuno informare, coinvolgendolo in questa esplorazione, qualche gruppo speleo meglio strutturato.

La giornata si è conclusa con il ritorno alla luce del sole dove abbiamo trovato gli amici ad attenderci. Gli scarsi risultati ottenuti non hanno scalfito il nostro entusiasmo ed ognuno di noi era raggiante per un proprio obbiettivo raggiunto. Anna che si è guadagnata sul campo tutto il nostro rispetto; Rosario che ha particolarmente gradito la compagnia di tutti i nostri amici; io che dopo più di un quarto di secolo sono riuscito a tornare in quel posto quando ormai ci avevo perso le speranze.

Infine... la cosa più importante: dopo anni sembra si stiano verificando i presupposti perché un nuovo gruppetto speleo, composto solo da appassionati con tanta voglia di divertirsi e senza nessuna velleità per la testa, si formi per continuare in quell'attività che tutti noi tanto amiamo.

Viva la speleologia... viva la voglia di vivere.

Di seguito il link alle fotografie realizzate e alla traccia GPS con le indicazioni per raggiungere: la grotta del Monte Alifano.

P.S. ATTENZIONE - Il boschetto da attraversare per raggiungere l'ingresso della grotta è particolarmente fitto e composto da rovi e sterpaglie che rendono molto difficoltoso il procedere. La traccia GPS allegata è indicativa e non esaustiva pertanto prestare la massima attenzione a non perdere il già poco visibile sentiero.

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