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Due settimane fa vi avevamo lasciati con la narrazione dell'escursione che ci ha condotto all'individuazione dell'accesso all'Inghiottitoio di Campo Rotondo, la grotta carsica che ha recentemente attirato la nostra attenzione, oggi vi racconteremo del primo ingresso che è anche coinciso con la "prima volta" in una grotta naturale di Salvatore Polizzi e Luca Fenderico, rispettivamente regista e fotografo del film in produzione "Napoli Underground".

Appena abbandonato la Strada Provinciale Miralago-Letino (la via panoramica che costeggia la sponda sud del lago Matese) e imboccato la deviazione per Campo Braca (Strada Vicinale Cicco dei Cifari) lo scenario cambia repentinamente: il bosco si fa più fitto e l'erta strada, tutta curve e tornanti, rapidamente porta dalla quota (m 1020 s.l.m.m.) del lago Matese ai m 1160 s.l.m.m. di Campo Braca. Lo spettacolo è un trionfo della natura. Subito dopo la valle di Campo Braca si prende la disastrata Strada Vicinale da Campo Braca a Campo Rotondo che con direzione Est-Ovest (3 km di un percorso che è poco più di un "tratturo" e poco meno di uno sterrato), inoltrandosi sempre più nel fitto del bosco, ci condurrà alla nostra meta. La strada è percorribile, con attenzione, anche da normali auto, ma l'uso di un fuoristrada garantisce maggiore tranquillità.

Dopo una decina di minuti, giunti ad un bivio, lasciamo l'auto per proseguire a piedi. In verità sarebbe possibile andare oltre con l'auto fino al fondo di Capo Rotondo ma, come la volta precedente, mi è sembrato più giusto parcheggiare in questo punto per non violare la pace e la tranquillità della nostra meta. L'ultimo tratto in discesa, circa un chilometro, termina aprendosi nel versante sud di Campo Rotondo. La valle illuminata dal sole, il suono dei campanacci e la vista in lontananza degli armenti al pascolo, ci hanno dato il benvenuto. Lo scenario perfetto per la nuova avventura dei miei amici.

Il primo obiettivo è stato il grosso pozzo con annesso abbeveratoio che è ubicato in direzione nord, quasi al limite della pendici che circondano la vallata ed è subito arrivata la prima sorpresa. Due settimane fa, quando venni in avanscoperta per individuare l'esatta posizione dell'accesso alla grotta, il fondo del pozzo era sommerso da poco più di un metro d'acqua mentre ora il livello raggiunge quasi il bordo del parapetto. In quindici giorni l'acqua è salita di poco meno di una decina di metri. Il liquido cristallino e la luce solare che penetra senza ostacoli grazie al diametro del pozzo (circa otto metri) mettono in evidenza i sassi sul fondo che sono perfettamente visibili come se si stesse guardando nel classico bicchiere d'acqua.

Dagli abbeveratoi alimentati dal pozzo si diparte un solco di erosione che rapidamente si approfondisce nel letto di un ruscello e il canale, dove due settimane prima scorreva a mala pena un rivolo d'acqua, era percorso da un vigoroso torrentello che con l'aumentare della pendenza, man mano che ci si approssima all'ingresso dell'inghiottitoio, diventa sempre più spumeggiante e rumoroso nel susseguirsi di salti e cascatelle. Seguendo la via d'acqua e superando uno sperone roccioso ecco che all'improvviso ci si para d'innanzi l'ingresso dell'antro.

Il colpo d'occhio è speciale. Il vapore aqueo generato dalla cascata e la penombra facilitata dalla depressione favoriscono il proliferare di una vegetazione spontanea classica delle zone umide: capelvenere (Adiantum capillus-veneris), muschi, felci e licheni trasformano l'ingresso alla grotta nel più magico degli scenari fantasy e ti aspetti solo di veder sbucare uno gnomo, un folletto o un troll. Gli occhi dei miei amici sono sgranati: la scenografia, la grotta, l'inizio dell'esplorazione hanno già messo in circolo nei loro corpi una dose tale di adrenalina da innescare quella classica frenesia che prelude all'azione. E sì...perché uno può anche esserci già entrato in una grotta naturale come turista, ma farlo esplorando è tutta un'altra storia.

Le ultime raccomandazioni e subito cominciamo a scendere verso l'ingresso. Gli spruzzi d'acqua dovuti alla presenza di una cascatella (un salto di circa 4÷5 metri) hanno ricoperto la roccia di uno scivoloso tappeto di muschio che ci induce a scegliere un passaggio che, anche se stretto e scomodo, è certamente più sicuro. Fissata una corda da utilizzare come corrimano rapidamente superiamo gli ultimi metri che ci separano dall'inizio di una galleria che, con direzione nord, si incunea sotto la montagna. Ci rendiamo subito conto che la notevole quantità di acqua che corre verso l'interno renderà l'esplorazione certamente più avventurosa. E così è stato. Ricompattato il gruppo ci addentriamo lungo il percorso di questo torrente sotterraneo che rombando sparisce nel buio.

Dopo alcune decine di metri il primo ostacolo: un laghetto formatosi alla base di un piccolo salto d'acqua occupa l'intera superficie della galleria e le lisce pareti laterali sembrano avare di appigli che ci possano permettere una prosecuzione all'asciutto. Che fare? Dal punto dove siamo non si riesce a stimare la profondità dell'acqua ma dopo una rapida ma attenta occhiata, verificato l'impossibilità di proseguire senza bagnarsi, decido che, aiutandomi con una corda opportunamente ancorata alla parete, mi sarei calato in acqua cercando di non immergermi completamente anche perché la temperatura non era delle più invitanti (solo una decina di gradi sopra lo zero!). La fortuna aiuta gli audaci e così i miei piedi sono riusciti a trovare gli appoggi giusti che, unitamente agli appigli per le mani, mi hanno consentito di scavalcare il piccolo ma profondo bacino che ci impediva la prosecuzione e l'ho fatto riuscendo anche a mantenere all'asciutto i "gioielli di famiglia". La corda, fissata sull'altro lato della parete, è così divenuta un valido supporto che ha aperto la strada anche agli altri. L'esplorazione è continuata senza grossi ostacoli, ma con i piedi sempre a mollo, sino al laghetto terminale che, con il sifone che lo succede, ha sino ad oggi impedito di scoprire il sistema carsico che certamente deve esistere oltre visto anche la enorme quantità di acqua che è capace di drenare.

La grotta, che in conclusione non presenta ostacoli di un certo rilievo, può essere esplorata anche senza l'ausilio di attrezzature di progressione ma l'utilizzo di una semplice corda può facilitare alcuni passaggi. Non si sono notate concrezioni particolarmente importanti.

Visto la notevole differenza di afflusso d'acqua che ha interessato la cavità in uno spazio temporale di sole due settimane, potrebbe risultare interessante un'ispezione da eseguirsi tra metà settembre e metà ottobre quando, se le precipitazioni estive sono state particolarmente scarse, potrebbe verificarsi un periodo di secca analogo a quello che caratterizza la grotta di Campo Braca e che metta in luce la possibilità di un passaggio oltre il sifone. La presenza nella zona terminale della grotta di foglie e rami incastrati sulle pareti ad alcuni metri da terra fa presupporre, in particolari situazioni, anche fenomeni di piena che allagano e sommergono la grotta con livelli di acqua superiori di almeno una decina di metri a quello attuale. Oggi l'acqua era presente con un laghetto già un paio di metri sotto la biforcazione che caratterizza l'area terminale e quindi ben oltre il livello indicato nel rilievo del CAI di Napoli.

P.S. Dopo la mia elementare spiegazione su cosa sia e come funzioni un sifone in una grotta, Salvatore e Luca si sono autoproclamati "esperti in sifoni e quindi provetti idraulici". Questi due promettono bene...stiamo formando altri "grottaroli ribelli e irriverenti" poco attenti ad etichette e regole.

A questo link troverete alcune immagini di questa avventura. Buona visione. Inghiottitoio di Campo Rotondo

Clik sull'immagine per ingrandire

(Il rilievo a cura del Gruppo Speleologico CAI Napoli è tratto da "Grotte e speleologia della Campania" pubblicazione realizzata dalla Federazione Speleologica Campana)

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