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La Grotta di Castelcivita
-di Dakhma e Dolomiti
da un articolo di Jeff Matthews

Non ho mai visto neanche un'immagine di una Dakhma zoroastriana, una cosiddetta "Torre del Silenzio", la piattaforma rialzata dove i morti sono ulteriormente condannati ad una lenta disintegrazione dovuta agli elementi ed agli uccelli saprofagi. E non ho certo mai visto un alieno ad eccezione di quella creatura nel film "Alien" - metà dinosauro e metà ape regina/squartatrice! Quindi non dovrei avere idea di come possa apparire una Dakhma aliena drappeggiata con i frammenti scheletrici triturati di una di quelle creature. Invece si. Ho un'idea esatta. Guardate l'immagine! L'ho scattata quella creatura raccapricciante nella grotta di Castelcivita nelle viscere dei monti Alburni. L'ho scattata nell'istante esatto in cui una goccia d'acqua, satura di carbonato di calcio, ha deciso di precipitare dal soffitto sulla mia testa. Questo ha precipitato, di per sé, un momento di panico da parte mia perché sapevo che avevo pochi preziosi aeoni per spostarmi prima di essere inesorabilmente trasformato in quella che è la più orribile di tutte le chimere - l'Uomo Stalagmite!

Il massiccio degli Alburni copre 280 km² nel Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano in provincia di Salerno ed è spettacolare in superficie. L'altopiano si alza bruscamente quasi dal livello del mare. L'ingresso della grotta di Castelcivita si trova a 94 metri s.l.m. al di sotto ed al sud del paese di Castelcivita. Il mare è a solo 10 chilometri di distanza al sud. Il pianoro sopra i vari paesi che circondano il massiccio è a circa 1000 metri ed è inclinato verso l'alto a sud-ovest, un pezzo di terra meravigliosamente aerodinamico che sembra sollevarsi per il suo volo mattutino sopra i golfi di Salerno e di Napoli. Il bordo occidentale del pianoro è rivestito di bianche cime di marmo dolomitico che vanno fino a quasi 2000 metri. In mezzo a tutto questo c'è una ricca varietà di piante tra cui una specie di primula chiamata Primula Palinuri (il simbolo del parco), ginepro rosso, granchio mela, mirto, pero selvatico, pino, biancospino, faggio, abete bianco, orchidee e il marianum Sylibum. E non dimenticate gli uliveti. La vita animale comprende l'aquila, la tartaruga, la volpe, il falco e anche il lupo. Il massiccio degli Alburni è splendido ed è una riserva naturale poco conosciuta.

Il sottosuolo, tuttavia, è altrettanto spettacolare - ma a modo suo; cioè, niente clorofilla, niente luce di sole, niente di distensivo, di verde o di tranquillo. E' un mondo abitato solo da formazioni minerali chiamate speleotemi (come nella foto) - aculei di pietra che crescono intorno a te gocciolano dalle scure superfici bagnate della grotta da molto tempo prima che ci fossero creature come noi, contenti che queste cose non possono inghiottirci più velocemente di un centimetro cubico ogni 50-70 anni. Posso facilmente credere che questa visione del sotterraneo venga da lontano, forse da un altro grande telerilevamento spaziale. Deve essere semplicemente da qualche altra parte dell'universo, non qui.

Invece sì. Il massiccio degli Alburni è la più importante zona carsica nell' Italia meridionale. Ospita diverse centinaia di grotte, tra cui le Grotte di Pertosa e questa, la grotta di Castelcivita all'angolo sud-ovest del massiccio. La grotta di Castelcivita è la grotta carsica più lunga - 5.400 metri - in Italia meridionale. Come le grotte di Pertosa, la grotta di Castelcivita è uno "show cave", nel senso che è aperta al turismo ed ha visite guidate e percorsi costituiti di calcestruzzo. Circa la metà della grotta di Castelcivita è aperta al turismo casuale e lento. Il resto è più duro - tratti per ricercatori e scienziati. Sono andato con i turisti casuali per questa mia prima escursione in assoluto nella Terra di Speleotemi e mi è piaciuto immensamente.

Dato il tasso di crescita di un centimetro cubo ogni 50-70 anni, si calcola che la grotta di Castelcivita si è formata nel Cretaceo superiore, cioè tra 100 e 65 milioni di anni fa. Ci sono anche prove (arnesi in pietra) di presenza umana dal Paleolitico superiore (circa 40.000 anni fa), ma la grotta era nascosta per la maggior parte della storia umana moderna ed ė stata scoperta nel febbraio del 1889. Scoperta nel senso che siamo in grado di documentare il giorno in cui due giovani ragazzi locali si sono impegnati a scoprire che cosa si nascondesse dietro la vegetazione e al di là di quell'apertura nella roccia, quel buco dal quale ogni tanto eruttavano fiamme e fumo dovuto alla combustione spontanea dei gas raccolti, guadagnandosi così il nome popolare di "Grotta del Diavolo”. Tale documentazione viene dal fatto che entrambi i ragazzi si sono persi e sono stati salvati solo dopo sei giorni da una squadra di ricerca. Entrambi hanno subito gli effetti negativi di aver respirato pesanti dosi di anidride carbonica durante tale periodo; uno dei ragazzi è morto poco dopo il salvataggio, e l'altro e' sopravissuto per scrivere sull'avventura.

Lavori seri iniziavano nel 1920. Nel 1925 il Touring Club Italiano ha iniziato una esplorazione sistematica. L'Istituto Italiano di Speleologia e vari gruppi del Club Alpino Italiano si sono uniti ai lavori nel 1930. Nel 1950, le considerazioni della Guerra Fredda ha portato alla mappatura dettagliata del lungo asse centrale della grotta e dei numerosi rami laterali; insomma non si sa mai quando può servire un rifugio antiaereo o bunker di comando o circolo per Ufficiali! Un lago sotterraneo (Lago Sifone) è stato scoperto, che portava alla speculazione che la grotta di Castelcivita era, infatti, collegata al livello dell'acqua più profonda con altre grotte della zona. Questo è stato confermato nel 1957 con l'inserimento di coloranti al sito di Castelcivita che sono poi apparsi in altri posti. Ciò ha portato a ricerche subacquee per le grotte supplementari e i passaggi di collegamento, portando tragicamente alla morte di tre subacquei nel 1973. Ammetto di aver copiato questo fatto un po' troppo automaticamente dalla letteratura pubblicata sulla grotta. Poi, per caso, il giorno dopo nel vicino paese di Controne, mi sono imbattuto in qualcosa che mi ha commosso nel modo in cui avrei dovuto commuovermi la prima volta. Stavo guardando placche sparse per la piazza del paese e ne ho visto una in memoria di "...Giandavide Follaca, Giulio de Julio Garbrecht, e Sergio Peruzy, tre giovani subacquei napoletani, nel fiore della giovinezza, morti per amore della scienza che conduce a Dio - 20 Maggio 1973".

I primi tentativi di utilizzare la grotta di Castelcivita per il turismo risalgono al 1947. Lo stato attuale della grotta è eccellente. Le visite sono ben organizzate, sicure ed educative. (Simile alle Grotte di Pertosa, la grotta di Castelcivita presenta anche produzioni occasionali in loco di temi classici; la più recente è Orfeo ed Euridice.) Anzi l'area intorno alla grotta e tutto il massiccio sono immersi nella storia. Uno degli altri nomi della grotta Castelcivita nel corso dei secoli era la Grotta di Spartaco e Norce; la leggenda vuole che Spartaco, lo schiavo ribelle, abbia perso la sua battaglia finale contro le legioni romane proprio di fronte alla valle. Fuggì con la sua donna, Norce, in questa grotta dove entrambi perirono. Credi quello che vuoi; è una bella storia.

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