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I sei gruppi di studenti hanno affrontato con approcci e soluzioni diverse il tema del recupero dei due rifugi antiaerei. Il progetto è stato affrontato dal punto di vista architettonico, con proposte trasformative e/o coraggiosamente integrative di manufatti e volumi, e per quanto riguarda la definizione del sistema distributivo e il programma funzionale.

Il gruppo formato da Lorenzo Micucci, Sara Rocco, Sebastiano Di Pasquale, Silvia Furioni e Sonia Ribaldone si propongono di mantenere i luoghi e la loro memoria, sperimentandone gli spazi, la materia e il ricordo e nello stesso tempo di svelare ciò che non si vede per consentire una maggiore conoscenza degli edifici. Si pensa perciò di scavare attorno alla Torre delle Sirene uno spazio per esposizioni artistiche contemporanee sul tema della guerra, non accessibile dalla quota della città, ma che sveli il piano sotterraneo della torre e il collegamento con il bunker e la realizzazione di una corte fruibile dai visitatori. Si opera anche un taglio nella muratura in prossimità di uno degli ingressi del bunker per mettere in evidenza lo spessore della struttura portante. Dal funto di vista delle funzioni si prevede un polo museale dedicato alla Seconda Guerra Mondiale a Milano, i cui elementi costitutivi sono il Bunker, la Torre delle e un nuovo edificio, con un piano ipogeo, con funzioni di biglietteria, area ristorazione, bookshop e sala conferenze. Obiettivo del progetto è anche di connettere i due rifugi e gli storici palazzi che li accolgono con gli elementi culturali ad essi vicini: l’Istituto dei ciechi e la villa Necchi Campiglio

Il gruppo di Anna Turrina, Chiara Parolini, Dario Attico e Martina Pizzuti prospetta accanto alla Torre delle Sirene un elemento “leggero” per garantire a tutti l’accessibilità al secondo e al terzo piano della Torre mentre per l’accessibilità al Bunker progettano un sistema di rampe e nuove scale.

Francesca Pioltelli, Martina Pituello e Serena Romito disegnano un padiglione da collocarsi nel giardino che inviti a raggiungere il Bunker e la Torre delle Sirene. Il progetto si basa sulla creazione di contrasti tra linee curve e linee rette, tra geometrie fluide e rigide sia all’esterno che all’interno degli edifici.

Alla Mokrohuz, Lara Ghiorzo e Liviu Kozhokaru, suggeriscono la costruzione di una passerella aerea che colleghi il Bunker e la Torre creando un percorso in quota. Al termine, una scala esterna dalle forme scultoree avvolge la torre e ne consente l’accesso attraverso le aperture già esistenti. Progettano anche un piccolo padiglione sulla terrazza del Bunker con funzioni di ristoro.

L’intervento proposto da Federica Lainati, Francesca Esposito e Stefano Stuppino si concentra sulla fascia che contiene i due bunker, con un nuovo accesso da Corso Monforte. Si progetta il collegamento della Torre delle Sirene e del Bunker grazie alla creazione di uno spazio ipogeo che ha anche una funzione espositiva. Si pensa a due tipologie di utenti: l’utente abile e il disabile, prospettando un percorso integrale ed un percorso ridotto. Per svelare lo spessore della copertura e quindi il cielo si suggerisce un taglio nella muratura del bunker, per tutta la sua altezza, con maggior larghezza verso l’esterno. La nuova destinazione d’uso del bunker induce a lasciare sostanzialmente integro il piano semi interrato ma a svuotare delle tramezzature il piano interrato lasciandone solo l’impronta sul pavimento e sulle pareti portanti. L’ambiente è destinato ad accogliere mostre temporanee tra cui, una sui fumetti della guerra. Altro obiettivo del progetto di recupero è anche quello di ristabilire il rapporto con la città collegando i due rifugi antiaerei della Prefettura e della Provincia di Milano al sistema urbano più ampio attraverso un percorso guidato dalle scritte e dai segni d’epoca sugli edifici che rivelano medesimi rifugi.

Guido Orlandoni e Michele Zadra propongono una rampa a livello del giardino e, sfruttando il salto di quota esistente, ipotizzano una nuova stanza ipogea che ampli gli spazi cantinati esistenti e si raccordi con la rampa stessa, per aumentando la superficie e gli spazi espositivi. Avanzano anche l’idea di bucare la parete che divide palazzo Diotti da Palazzo Isimbardi per lasciare vedere il confinante giardino.

Il risultato delle tre settimane di workshop è un patrimonio di idee e suggestioni che saranno presentate al pubblico e alle autorità dopo il periodo di sospensiva determinato dalle prossime scadenze elettorali in programma a Milano.

Maria Antonietta Breda

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