1-2-3 novembre: le tre notti di Samonios
Le antiche feste genericamente e acriticamente definite "pagane", in Italia e in Europa si sono protratte almeno fino al XV secolo. Questo è stato uno dei fattori che ha scatenato la persecuzione da parte della chiesa cristiana, dando luogo ai processi inquisitori e alla cosiddetta "caccia alle streghe" che noi oggi conosciamo. Ne hanno fatto le spese gli antichi retaggi di Celti, Germani, Picti, Reti, Slavi, Vendi (Veneti), ecc. Se nelle città i culti originari vennero rapidamente banditi, nelle campagne e soprattutto nelle aree montane fu più difficile in quanto la gente viveva seguendo i cicli della Natura e della Madre Terra.
Gli ultimi rifugi divennero quindi le grotte, il "ventre della Terra", al cui proposito l’eccellente libro di Rossi-Osmida così dice: «La sostituzione del Cristianesimo alla religione e ai miti dell’antica Roma non fu immediata: specie nelle campagne avvenne assai lentamente, tanto che gli ecclesiografi preferiscono vedere l’adattamento di un nuovo credo alle preesistenti tradizioni pagane piuttosto che una carismatica conversione di popolo. Le caverne avevano rappresentato l’ultimo rifugio del paganesimo: per questo la nuova religione, nel tentativo di scoraggiare un eventuale rigurgito misterico, pensò di instillare nei neofiti il terrore per i luoghi sotterranei, facendo leva su cupe tradizioni infernali non ancora del tutto dimenticate e riesumate ad hoc, grazie alla disponibilità di alcuni passi del Nuovo Testamento» (Rossi-Osmida G., Le caverne e l’uomo, Longanesi, Milano 1974, p. 57).
Le quattro feste della nostra vera tradizione
«Sospese le attività quotidiane, la festa serviva a riunire donne, uomini, vecchi e bambini dell’intera comunità per la celebrazione di riti con l’assunzione di cibi e di bevande. Si ribadiva in questo modo l’essenza della comunità, l’appartenenza ad una tradizione, l’esistenza di una ciclicità terrena che scandisce le fasi del vivere e del morire, nella prospettiva di una rinascita.
Le quattro principali feste che compongono la ruota dell’anno celtico sono Trinox Samoni, Imbolc, Beltane e Lughnasadh.
- Trinox Samoni (tre notti di Samonios). Si svolge i primi tre giorni di novembre: è il capodanno celtico, dedicato ai vivi e ai morti, che segna la fine del terzo raccolto e la preparazione ai rigori invernali. È questo un particolare momento dell’anno in cui i setti divisori tra i vari piani della realtà divengono labili. Nella tradizione antica vi è l’usanza di appendere i lumi alle porte di casa affinché i familiari deceduti possano ritrovare la strada e fare visita ai vivi. La stella di riferimento è Antares, della costellazione Scorpione. Per i cristiani diviene la Festa di Ognissanti.
- Imbolc (in irlandese significa "in grembo"). Si celebra l’1 febbraio e festeggia la luce e la pioggia, segnando il passaggio tra inverno e primavera. Nella tradizione si accendono lumi e candele, sotto gli auspici della Dea del Triplice Fuoco, Brígit. La stella di riferimento è Capella, della costellazione Auriga. Per i cristiani diviene la Festa della Candelora.
- Beltane (detta anche festa del fuoco luminoso, fuoco di Bel o festa dei falò). Si officia il primo giorno di maggio. E’ la commemorazione della fertilità che ricorda l’unione tra uomo e donna; è il Calendimaggio germanico, che ancora si celebra ad Assisi. La stella di riferimento è Aldebaran, della costellazione Toro. Oggi è la Festa dei Lavoratori.
- Lughnasadh (festa del primo raccolto, o anche festa del grano e del pane). Cade l’1 agosto, sotto gli auspici di Lugh, che significa luminoso, non dio supremo, bensì eroe delle saghe irlandesi e padre di Cuchulain e Fionn. La stella di riferimento è Sirio, della costellazione Cane Maggiore.
Le feste minori coincidono con solstizi ed equinozi:
- Yule. 21 dicembre, solstizio d’inverno.
- Ostara. 21 marzo, equinozio di primavera.
- Litha. 21 giugno, solstizio d’estate.
- Mabon. 21 settembre, equinozio d’autunno» (tratto da: Padovan G., Le Diane, in Breda M.A., Ferrario I.E., Padovan G. (a cura di), I segreti di Triora. Il potere del luogo, le streghe e l’ombra del boia, Ugo Mursia Editore, Milano 2010, pp. 312-340.
C’è da chiedersi cosa spinga taluni a diventare Speleologi. Spirito di avventura? Desiderio di scoperta? Oppure non è che qualcosa di ancestrale in noi ci spinge a scendere, ad ascoltare e a cercare di capire, per poter poi ascendere?
Buon Capodanno a tutti!
Gianluca Padovan (Associazione S.C.A.M.)