Recentemente è comparso su uno dei maggiori quotidiani partenopei un articolo, alquanto discutibile, su una sedicente scoperta avvenuta nel nostro sottosuolo. Abbiamo già avuto modo di commentarlo (leggi qui), non tanto per pignoleria quanto per dovere di cronaca. L'obiettivo principale che si prefissò Napoli Underground quando nacque fu quello di informare correttamente su quell'enorme patrimonio ipogeo che contraddistingue la nostra città. Questo avrebbe permesso non solo di accrescere la consapevolezza dei cittadini sulla loro storia ma anche di tutelare quei luoghi che, proprio perché nascosti agli occhi superficiali, rischiano di divenire il ricettacolo delle nostre incompetenze.

Fu creato un corposo database che conteneva tutto lo scibile (almeno fino a quel momento) su quel mondo sotterraneo: relazioni, disegni, foto, filmati. Documenti provenienti da svariati archivi (come quello del Centro Speleologico Meridionale e della stessa Napoli Underground) messi gratuitamente a disposizione di tutti.
Il sito internet di NUg è ancora oggi implementato con nuovi dati e chiunque può ottenere uno spazio per pubblicare i propri lavori. Naturalmente l'unico compenso per tanta fatica è quello di contribuire (almeno si spera) ad accrescere la conoscenza del mondo di sotto.
Abbiamo sempre pensato che lavorare per una giusta e precisa informazione dovesse essere il movente di tutti coloro che auspicano una società libera e cosciente, senza “eroi” ed “esperti” che le dicano cosa fare e pensare.
E' sotto gli occhi di tutti che invece la maggior parte degli organi di informazione ufficiali il più delle volte lavorino in senso inverso: sensazionalismo, distorcimento della realtà, disinformazione.
Fantasia e realtà si mescolano per riempire gli “spazi”, giornalisti che pagati il più delle volte a cottimo o con contratti precari abbandonano qualsiasi deontologia professionale pur di scrivere il tanto agognato pezzo e rocambolescamente si creano le proprie fonti (queste ultime il più delle volte alla ricerca solo del famoso “quarto d'ora di notorietà”) per avere un minimo di credibilità ed accollare ad altri le proprie incompetenze o malafede. Eppure c'è chi ancora oggi (e per fortuna ne sono molti) non sottostà ad alcun ricatto, chi, attraverso un eccezionale mezzo di comunicazione, mette a disposizione di tutti il proprio lavoro senza chiedere alcun compenso. Queste persone hanno almeno il diritto di essere rispettate!
In internet citare una fonte equivale a qualsivoglia altra forma di buona educazione tenuta nel mondo reale. Neghereste il saluto a chi vi si presenta? Vi attribuireste meriti non vostri?
Abbiamo scoperto che un giornalista di un noto quotidiano napoletano non solo ha prelevato del materiale prodotto per/da Napoli Underground senza citarne la fonte, ma addirittura lo ha modificato maldestramente tentando di oscurarne la provenienza. Materiale utilizzato per corredare quel famoso articolo circa la presunta scoperta di un antico ponte nel nostro sottosuolo.
L'oggetto in questione è un video dal titolo “Con Clemente nell'antico acquedotto greco della Bolla” digitalizzato, editato e pubblicato gratuitamente prima su Napoli Underground e successivamente attraverso il canale YouTube. Per quel video qualcuno ha speso del proprio tempo (gratis!) per la comunità e a quel qualcuno è stata negata l'attribuzione del proprio lavoro, mentre qualcun'altro ha tentato di approfittarne per fini neanche tanto nobili. Che un tale atteggiamento sia stato tenuto da un giornalista della carta stampata di un importante quotidiano napoletano è grave!
Scrisse Indro Montanelli nel 1989: “La deontologia professionale sta racchiusa in gran parte, se non per intero, in questa semplice e difficile parola: onestà”...
Il video de “Il Mattino” dal titolo “Il ponte più antico di Napoli” (l'immagine del logo di Napoli Underground è visibile tra il minuto 1.18 e 1.19)

Il video di Napoli Underground “Con Clemente nell'antico acquedotto greco della Bolla”
Commenti
Che qualcuno s’inventi le cose per portarsi a casa il pane quotidiano non mi lascia stupito: con la crisi vera o presunta che galoppa a beneficio degli usurai mondiali (le banche) di poveracci ce n’è sempre di più.
Che oltre a inventare e pubblicare amenità coatte si utilizzino dati non propri senza citarne la fonte, anche questo non mi stupisce: la summenzionata crisi non genera solo poveracci, ma pure individui che, non per colpa loro, ignorano l’educazione e l’esistenza di quel codice che si chiama deontologico. La miseria materiale e spirituale è terribile.
Ciò che in realtà mi lascia perplesso sono le persone che si accostano e si accompagnano a questi individui: si tratta di fantasmi che si nutrono della luce riflessa da chi, nel bene o nel male, almeno fa qualche cosa. Tali persone li sostengono, li applaudono, gli danno credito: questo è il vero punto dolente dello stato di cose in cui in Italia si diguazza.
Gianluca Padovan
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