Una piazza di Milano è dedicata allo scultore Giuseppe Grandi, attivo nella seconda metà dell'800. La piazza è decorata da una fontana monumentale: dall'alto di una torre cade un rivolo d'acqua che riempie una grande vasca; sul bordo, un colosso bronzeo (purtroppo deturpato dai graffitari) osserva meravigliato l'acqua. L'intera fontana è rialzata di circa un metro rispetto al piano stradale; questo rialzo non è solo estetico: al di sotto della vasca si trova un ricovero antiaereo realizzato nel 1935 e destinato agli abitanti del quartiere. Evidentemente i progettisti dell'opera monumentale avevano voluto dare al progetto anche una valenza difensiva per la popolazione, in un periodo in cui le nubi della guerra si stavano addensando sull'Europa.

Il 26 novembre 2010 il ricovero, normalmente non accessibile al pubblico, è stato visitato da un gruppo di studenti dell'Accademia di Belle Arti di Brera, accompagnati da due docenti. La visita è stata guidata da Gianluca Padovan, dello SCAM. Ho colto l'occasione di aggregarmi, dal momento che conoscevo l'esistenza del ricovero ma non avevo mai potuto visitarlo in passato.
Al rifugio si accedeva da quattro scalinate poste ai lati della fontana; attualmente tre ingressi sono murati ed uno solo è accessibile, per consentire la manutenzione degli impianti idraulici della fontana. Come d'accordo, tre addetti del Comune di Milano hanno aperto per noi questo accesso e siamo scesi sottoterra. Fuori nevicava, mentre all'interno del ricovero l'aria era tiepida ed umida, ideale per noi speleologi...
Il rifugio ha pianta rettangolare ed è composto da numerose stanze di diverse dimensioni, in calcestruzzo di cemento armato a vista. A causa delle asportazioni del dopoguerra, non sono più presenti gli arredi e gli impianti fissi, ma solo le tubazioni di servizio della fontana. La vista più emozionante si ha alla base della torre, su cui si arrampicano i tubi ed una scaletta arrugginita e da cui cade abbondante stillicidio, quasi come in una grotta naturale. In alcuni locali, bianche stalattiti e stalagmiti mostrano la ferma intenzione da parte della natura di riappropriarsi di questo vuoto sotterraneo. In 75 anni qualche cannula è cresciuta fino a circa 50 cm di lunghezza. Sulle pareti, le scritte di servizio sono l'unica testimonianza rimasta della frequentazione da parte della popolazione. È curioso notare che molte scritte sono doppie: una scritta più sbiadita, risalente all'epoca della costruzione del ricovero, è stata ricoperta da una seconda scritta, apposta all'inizio della II Guerra Mondiale, quando il ricovero è stato effettivamente usato. In alcuni punti si notano anche le scritte di graffitari, che evidentemente riescono ad accedere al sotterraneo nonostante le chiusure ed a deturpare le memorie del passato.
Gli studenti di Brera hanno visitato tutti i locali del ricovero e Gianluca ha spiegato loro storia ed evoluzione della struttura, mentre i docenti ne hanno sottolineato i particolari progettuali ingegneristici. Per chi non è abituato, un sotterraneo è spesso alieno ed oppressivo; inoltre un ricovero antiaereo mantiene sempre una traccia emotiva del terrore e delle sofferenze di chi vi ha passato lunghe ore di attesa. Nonostante tutto ciò, gli studenti hanno mostrato di gradire molto la particolare esperienza ed hanno concordato sul fatto che queste opere di guerra meritano di essere conservate e valorizzate, come contributo alla memoria collettiva, per evitare di ricadere ciecamente negli errori del passato.
Graziano Ferrari
Le fotografie
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