USCITA DI SOCCORSO: i rifugi antiaerei di Milano.

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Speleologia Urbana
Scritto da Gianluca Padovan   
Venerdì 31 Agosto 2012 16:32

La maggior parte dei rifugi antiaerei di Milano era costituita dalle cantine con le volte rinforzate da centinature lignee. I rifugi (o ricoveri) così approntati dovevano resistere al crollo del soprastante edificio, qualora esso fosse stato colpito da una bomba. Non erano quindi «rifugi alla prova», ovvero a prova di bomba, ma nemmeno rifugi antigas. Alla data del 1940 il Comune di Milano aveva approntato poco più di cento rifugi antiaerei pubblici, quasi tutti ricavati da sotterranei o locali seminterrati già esistenti.
Oggi, ad indicare sia i rifugi antiaerei pubblici, sia quelli privati, rimangono le scritte d’epoca sui muri delle case che videro la guerra. Ma perché scrivere sui muri? Per indicare l’ubicazione dei rifugi, le loro uscite di soccorso o di sicurezza e dove si trovassero gli idranti in caso d’incendio.

Uscite di soccorso. I rifugi antiaerei ricavati nei locali sotterranei degli edifici erano chiaramente raggiungibili tramite le scale che vi scendevano. Qualora l’edificio fosse stato bombardato era più che possibile che il vano-scala che conduceva al di sotto potesse rimanere impraticabile a causa delle macerie. Occorreva quindi dotare i rifugi di uscite secondarie sfruttando, ad esempio, i lucernai già esistenti, oppure ricavandole ex novo. Tali uscite le si sarebbe poi fornite di scala generalmente in legno e rinforzi sia interni sia esterni. Erano generalmente chiamate «uscite di soccorso», meno usualmente «uscite di sicurezza», lasciando quest’ultima denominazione ai rifugi dotati di criteri antibomba e antigas. Ma il punto cruciale era come individuare gli accessi e le uscite dei rifugi tra fiamme e macerie. Oltre ad avere le piante dei quartieri e degli isolati con indicata l’ubicazione di ogni rifugio, le squadre di soccorso dovevano poter capire dove scavare, tra le macerie, per liberare dal sottosuolo eventuali ricoverati. Ecco l’idea di dipingere sui muri le frecce e le lettere U.S., ovvero «uscita di soccorso».

Piazzale di Porta Lodovica. A Milano, in Piazzale di Porta Lodovica, vi è un grande palazzo del 1901 il quale conserva sulle sue facciate un interessante campionario di scritte d’epoca. Osservatele con attenzione e vedrete alcune scritte sovrapposte al altre. E, poi, fotografatele! Ma non imbrattatele, perché anche questa è la Storia del Popolo.

Buona indagine e... non imbrattate i muri!

Gianluca Padovan (Ass.ne SCAM – FNCA)

 

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(Indicazione di Rifugio Antiaereo Pubblico in Via Col di Lana, angolo Piazzale di Porta Lodovica)

 

(Indicazione di Rifugio Antiaereo Pubblico in Piazzale di Porta Lodovica)

 

(Casa del 1901 in Piazzale di Porta Lodovica)

 

(Indicazione di Uscita di Soccorso)

 

(Indicazione di Uscita di Soccorso, gialla bordata di nero, è tra le prime apparse sui muri milanesi)

 

(Viale Gian Galeazzo angolo Piazzale di Porta Lodovica)

 

(Nonostante le frenesie degli IMBRATTONI DI MURI, e la successiva pulita della facciata, un lacerto di storia milanse si è conservata)

 

Commenti  

 
# NeandertalMan 2012-08-31 16:54
Che strano...ho notato una differenza sostanziale tra i rifugi di Milano e quelli di Napoli.
A Milano, dove i ricoveri erano principalmente realizzati nei cantinati dei palazzi con dei semplici puntelli di rinforzo in legno ed è molto raro trovarne ancora con le strutture originali mentre è abbastanza usuale trovare sui muri degli edifici le indicazioni degli accessi.
A Napoli, di contro, dove i rifugi sono stati realizzati principalmente in grotta utilizzando le antiche cave di tufo, sono praticamente rimasti in gran numero nelle stesse condizioni di durante la guerra mentre, all'esterno, sui muri della città, è praticamente impossibile trovare ancora le indicazioni degli accessi che certamente dovevano esistere. E' come se i napoletani avessero volutamente cancellato tutto ciò che ricordava loro quei tragici giorni per rimuovere dalla memoria i "mostri" del passato.
 
 
# Selene 2012-08-31 17:49
A Napoli a quanto pare i ricoveri erano indicati con cartelli e frecce luminose che dalle arterie maggiori conducevano fino agli ingressi dei rifugi. Forse per questo non ci sono indicazioni sui muri come a Milano...
 

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