Il paesaggio e le grotte. Da un antico acquarello ai giorni nostri.

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Speleologia Urbana
Scritto da NeandertalMan   
Domenica 26 Febbraio 2012 15:09

L'osservazione di una delle opere che stiamo raccogliendo in una sezione della gallery dedicata alle grotte di Napoli nell'arte attraverso i secoli mi ha riportato alla mente accadimenti ed esplorazioni di qualche decennio fa.

Tutto è cominciato un paio di giorni fa durante una chiacchierata, via Skype, con Larry dagli USA. Stavamo guardando e commentando le immagini raccolte quando, all'improvviso, la mia attenzione è stata rapita da due ingressi a grosse cave di tufo rappresentati sullo sfondo dell'acquarello intitolato "Posillipo da Palazzo Donn'Anna".

Attraverso l'arco, lungo il fianco della collina che degrada verso Mergellina, alla base della falesia, due macchie scure mostrano inequivocabilmente gli ingressi di due antiche cave di tufo in sotterraneo.

E' stato un attimo: "Quelle grotte le riconosco! In quella più a valle ci sono anche entrato e ne ho eseguito il rilievo!".

Larry attraverso la webcam mi ha guardato incredulo e dopo qualche attimo ha voluto che gli raccontassi i particolari di questa storia. Non mi sono fatto pregare e riordinando i ricordi ho così cominciato...

Alcuni anni fa un mio conoscente mi chiese se avevo informazioni in merito ad una grotta che doveva essere presente all'interno della parete di tufo posta alle spalle della piazzetta del Leone a Mergellina. Le notizie sarebbero servite ad un suo amico per valutare la possibilità di realizzare, all'interno della grotta, un ascensore a servizio dei piani alti di uno degli antichi fabbricati che, addossati al costone tufaceo, si affacciano sulla piazzetta. L'idea di esplorare il sottosuolo di una zona ancora poco indagata mi allettò non poco.

Dopo un primo sommario sopralluogo appurammo che da uno degli appartamenti dei piani alti del fabbricato in questione era possibile, passando attraverso un paio di vani scavati direttamente nella roccia tufacea, affacciarsi in una grotta dalle dimensioni sconosciute. Nei giorni successivi tornammo attrezzati con corde ed imbrachi e, dopo aver disceso i circa 20 metri che ci separavano dal fondo, realizzammo il rilievo della latomia rendendoci conto che la cava era in collegamento con quell'ingresso che si nota sulla parete tufacea posta nel bel mezzo della prima curva salendo via Orazio.

Alla fine della storia è stato divertente ragionare sul fatto che l'autore del dipinto, Abraham-Louis-Rodolphe Ducros, non avrebbe mai immaginato che due persone, a distanza di secoli e separate da migliaia di chilometri di oceano, avrebbero trascorso un paio d'ore ad interloquire sul suo dipinto e sulle grotte in esso rappresentate: ma ancora più affascinante è stato considerare che nei prossimi secoli quei vuoti sotterranei saranno ancora lì testimoni di chissà quali eventi mentre di noi nessuno saprà più nulla.

L'acquarello di Abraham-Louis-Rodolphe Ducros Particolare con le due grotte

Nell'immagine in alto è rappresentato l'ingresso della cava inferiore come si presenta oggi parzialmente ostruito dal cemento.

Le immagini di ieri e di oggi.

 

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