Puliamo il mondo!...e puliamo la Lombardia dal troppo cemento

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Notizie varie
Scritto da Gianluca Padovan   
Mercoledì 26 Settembre 2012 15:47

Riporto integralmente un comunicato pervenutomi ieri da Damiano Di Simine, Presidente di Legambiente Lombardia. Questo per rimanere in tema di protezione del nostro territorio, sia sopra che sotto, e sull'iniziativa Puliamo il Mondo - Puliamo il Buio.

Buona lettura.

Gianluca Padovan (Ass.ne SCAM – FNCA)

Il suolo: difenderlo dal cemento diventa una priorità del Governo. O no?

Stupore ed entusiasmo. Sono state queste le reazioni di molti commentatori dopo le esternazioni del Presidente del Consiglio a margine della presentazione del disegno di legge "salvasuoli" dei ministri Catania e Ornaghi. Monti è apparso sinceramente preoccupato per i danni di quella che lui stesso ha chiamato "la cementificazione del Paese". Che finalmente se ne sia accorto un capo di Governo è sicuramente un fatto politicamente rilevante, considerando che solo un quinquennio fa l'espressione "consumo di suolo" non la usava praticamente nessuno. Lo stupore è legato a questa novità, ma anche al fatto che a proferire queste frasi sia stato il capo di un Esecutivo che nei suoi primi dieci mesi non ha mostrato alcuna sensibilità verso i temi ambientali, segnando anzi il punto più basso di attenzione (in continuità col governo precedente) verso le opportunità che le grandi sfide ambientali possono rappresentare per la ripresa economica del Paese, per le imprese del settore della green economy, come per tutte quelle imprese abituate a confrontarsi con il miglioramento delle prestazioni ambientali imposta dalle regole dei mercati internazionali.

Durante il mandato di Monti abbiamo sentito molto parlare di petrolio e di carbone, di finanziamenti e defiscalizzazione delle grandi opere stradali, perfino di una legge-truffa che, con il pretesto di costruire stadi in ogni città, consente ogni genere di speculazione immobiliare su terreni agricoli. Dunque, le sue parole sono apparse in perfetta contraddizione con le prassi del suo governo. E noi tutti speriamo che questa folgorazione sia l'inizio di una conversione sincera e non il frutto di un fuggente attimo di lucidità. Sarà il tempo a dircelo. Ma intanto da oggi sui tavoli delle Commissioni parlamentari è atteso l'arrivo di un disegno di legge, che chissà se riuscirà a compiere il suo iter nel breve lasso di tempo concesso dalle scadenze di questa atipica legislatura.

Certo si tratta di un testo che denota diverse carenze e contraddizioni, forse a causa della inevitabile fretta con cui si è proceduto alla sua redazione: questo è un governo che ha poco tempo per fare troppe cose. E così se lo leggiamo con l'attenzione che è dovuta ad ogni testo legislativo, non ci troviamo esattamente quanto ci aspetteremmo. Per iniziare, manca un passaggio che fissi il fondamentale riconoscimento del suolo come "bene comune".

Di più: mentre si afferma che si vuole limitarne il consumo, si precisa che il suolo tutelato è solo quello definito "agricolo" dagli strumenti urbanistici vigenti nei comuni...molti di voi a questo punto hanno già mangiato la foglia: tradotto significa che i comuni potranno continuare a pianificare i loro consumi di suolo come hanno sempre fatto, in quanto il fatto di disporre o di produrre un piano urbanistico, al momento della sua vigenza, permette di trasformare i suoli agricoli in suoli edificabili, semplicemente per il fatto di farli uscire dall'ambito di applicazione della legge. Insomma non c'è da farsi illusioni, la strada è tutta in salita e il Parlamento nella prossima manciata di settimane dovrà compiere notevoli sforzi per correggere questa come molti altri limiti presenti nel ddl, per evitare che il testo promulgato produca effetti controproducenti rispetto a quanto indicato dal titolo.

Ma questi dubbi non devono distoglierci dal fatto politicamente e culturalmente rilevante: le parole di Monti e Catania hanno sfondato un muro, non si può tornare indietro, il consumo di suolo è questione aperta e chiede azioni incisive a questo come ai futuri governi, nazionali e regionali.

 

2 ottobre, Milano, il consumo di suolo in video

L’ETÀ DEL CEMENTO, un documentario sul consumo di suolo in Lombardia

[trailer su: http://lombardia.legambiente.it, il filmato completo dura 30']

Martedì 2 ottobre - ore 20.30, nella sala del CAM Garibaldi, corso Garibaldi 27, ang. via Giorgio Strehler 2

Riprodurre la città, conservare la campagna. Riconoscere il valore di bene comune del suolo, fermarne il consumo. Oggi la politica, ai più alti livelli, riconosce l'esistenza e la gravità del problema. Ma esiste una autentica volontà di affrontarlo e risolverlo? E' possibile salvare il suolo e allo stesso tempo investire sulla città, sui tanti spazi costruiti, malcostruiti, sottoutilizzati? E' possibile riprodurre la città senza consumare la campagna?

Ne parleremo con l'autore Mario Petitto e con Lucia De Cesaris, Assessore Comune di Milano, Damiano Di Simine, Legambiente Lombardia, Fabrizio Guccione, Salviamo il Paesaggio, Elena Jachia, Fondazione Cariplo, Arturo Lanzani, Politecnico di Milano, Laura Pogliani, Politecnico di Milano, Francesco Prina, Consigliere Regionale

L'iniziativa si svolge nell'ambito della Settimana Internazionale della Custodia del Territorio. Il documentario è stato realizzato con il contributo del progetto SUOLO BENE COMUNE ammesso a contributo di Fondazione Cariplo


28, 29, 30 settembre. Torna PULIAMO IL MONDO in tutta Italia, con centinaia di eventi.

E su Olona, Lura e Lambro tutti al lavoro per tornare a vivere i fiumi

Il 28, 29 e 30 settembre si celebra in tutta italia la più grande iniziativa di volontariato ambientale: decine di migliaia di volontari prenderanno parte alle grandi pulizie del territorio. Le iniziative sono tantissime, si inizia venerdì con le scuole e poi un intero week end di impegno per togliere incrostazioni di rifiuti e degrado da angoli di città, boschi e campi. Su www.puliamoilmondo.it scoprite l'evento più vicino a voi, e unitevi ai volontari e alle volontarie al lavoro. E in Lombardia c'è un evento nell'evento: l'iniziativa dedicata ai nostri fiumi malati, Lambro, Olona e Lura. Nell'ambito dei contratti di fiume decine di iniziative si svolgerganno per risanare tratti di sponde e, soprattutto, per ritrovare il gusto di tornare a vivere l'ambiente fluviale. Il calendario delle iniziative sui fiumi lombardi è su http://upload.legambiente.org/blogs/volantin-PIM.pdf.

 

La SEA cambia businness e punta sull'immobiliare: dagli aerei ai capannoni, ecco il futuro aeroportuale lombardo

"Estremamente deludenti ed evasive". Questo il giudizio delle associazioni ambientaliste sulle risposte fornite da SEA nel contraddittorio istruito presso la Regione in presenza della Commissione Nazionale VIA sul master plan che prevede la realizzazione della terza pista lacerando il Parco del Ticino. L'aumento delle emissioni acustiche nei comuni resta un problema da risolvere, l'inquinamento atmosferico sarebbe trascurabile, e la terza pista sarebbe indispensabile perchè, secondo SEA, l'aeroporto - che in un decennio ha perso oltre il 40% del suo traffico - sarebbe prossimo alla saturazione. Risposte elusive o non risposte: del resto la SEA non ha ritenuto di controbattere al contraddittorio con argomenti di politica industriale, ed infatti era rappresentata dalla divisione Real Estate, gli immobiliaristi del gruppo. Ma anche loro non hanno fornito nessuna risposta in merito alla cancellazione dei preziosi habitat forestali del Parco del Ticino, che verrebbero coperti dal cemento della terza pista e - soprattutto - dai 450 ettari di nuovi capannoni dell'ecomostro chiamato cargo city, che in realtà è una gigantesca lottizzazione commerciale. "Altro che sviluppo sostenibile del sistema aeroportuale milanese, sul tavolo non c'è una terza pista, ma una operazione immobiliare bella e buona. SEA vuole solo realizzare una gigantesca piastra commerciale in uno degli ambienti naturali più preziosi d'Europa, e la terza pista è solo la scusa per portare a casa l'operazione immobiliare del secolo: centinaia di capannoni nel Parco del Ticino. Non c'è una visione del futuro aeroportuale lombardo, non c'è un piano industriale, ma esclusivamente un gigantesco progetto immobiliare da portare in dote agli azionisti, a costo di massacrare il Parco del Ticino". Questo il commento unanime dei rappresentanti ambientalisti presenti al contraddittorio.

In queste condizioni ad essere poco credibile non è solo il master plan di Malpensa, ma la stessa affidabilità di una società, la SEA, che ormai sembra del tutto priva di un progetto industriale: l'unica cosa che interessa al gruppo è la propria finanziarizzazione, da conseguire a suon di rendite speculative grazie a nuovi volumi immobiliari (comunicato stampa di Legambiente, LIPU, Italia Nostra, WWF, 18 settembre)

 

Dal 28 settembre la "Settimana Europea per la Custodia del Territorio"

Oltre 300 eventi in 17 Paesi europei, 60 solo in Italia per celebrare il territorio, grande patrimonio comune. Tutto è pronto per la prima edizione della Settimana Europea per la Custodia del Territorio, dal 28 settembre al 7 ottobre. Per 10 giorni si potrà partecipare ad iniziative legate alla terra e ai suoi valori naturali, culturali e paesaggistici. In Italia le iniziative saranno visite guidate, escursioni, laboratori, convegni, proiezioni di documentari, degustazioni e attività di pulizia. La settimana è resa possibile dall’insieme di piccole azioni collettive organizzate da persone, associazioni e istituzioni dedicate alla conservazione e alla gestione del nostro patrimonio naturale e rurale. Per promuovere la partecipazione alla Settimana, Legambiente Lombardia ha lanciato il concorso fotografico: "Connettiti alla natura". L’associazione invita tutti a inviare immagini che esprimano il forte legame con l'ambiente naturale. Le tre foto più belle verranno premiate da “Aproma”, azienda di prodotti professionali per la fotografia. Per informazioni sul concorso e partecipare: www.landlifeweek.eu/it. Sullo stesso sito il calendario della settimana. La Settimana per la Custodia si inserisce nel progetto Europeo LandLife (LIFE 10/INF/ES/540), realizzato con il contributo della Commissione Europea, al quale Legambiente Lombardia partecipa attivamente insieme alle associazioni: XCT - Xarxa de Custòdia del Territori, CEN L-R – Conservatoire d'Espaces Naturels du Languedoc-Roussillon, Eurosite e Prysma. Partito all’inizio di quest’anno, il progetto si pone come obiettivo quello di arginare il degrado del suolo attraverso un sistema di tutela che passa dalla scelta responsabile dei privati cittadini proprietari di terre libere dal cemento. Quello che l’associazione chiede ai proprietari terrieri è di prendersi l’impegno di diventare custodi del territorio, proteggendo il proprio suolo dall’incuria, dall’abbandono ma soprattutto dal cemento. (ufficio stampa Legambiente Lombardia, 20 settembre 2012)

 

NO a questa pedemontana: manifestazione a Desio il 30 settembre

Pedemontana lombarda? il progetto più sbagliato per risolvere un problema reale. A differenza delle altre autostrade lombarde, che sono opere sostanzialmente concepite per assecondare uno sviluppo insediativo di cui nessuno sentiva il bisogno (fatti salvi pochi operatori immobiliari e i proprietari 'beneficiati'), specie coi tempi che corrono, la Pedemontana nasce da un bisogno reale, di un territorio - la Brianza - da tempo al collasso viabilistico anche per la mancanza di una viabilità trasversale. Quel territorio ha bisogno di una strada, una sorta di 'strada interquartiere' di una metropoli in cui ormai i paesi sono tutti attaccati, come giganteschi quartieri di una grande città da 6 milioni di abitanti. La risposta è stata la megainfrastruttura. Niente di più sbagliato. Un'opera devastante dal punto di vista ambientale e territoriale, costosissima (oltre 5 miliardi di euro) e, ovviamente, nessuno disposto ad anticipare una montagna di denaro a fronte di enormi incertezze sulla sua restituzione. Perchè in quel quartiere metropolitano serviva una strada per gli accessi, per raggiungere i terminali ferroviari, per spostarsi da un paese all'altro... insomma per tragitti brevi, poche manciate di chilometri. L'autostrada sarà invece costosissima, con tariffe anche triple di quelle a cui siamo abituati. Va da sè che, anzichè risolvere i problemi, questa autostrada ne genererà. Anche solo per il traffico di elusione, di quelle migliaia di automobilisti che cercheranno ogni alternativa al pagamento del pedaggio. Anche in questo caso, dunque, la Lombardia non è stata capace di rispondere ai problemi di cittadini e imprese, e ora si attendono molti anni di disagi e sofferenze, per l'agonia dei finanziamenti. Ma si è ancora in tempo a rivedere il progetto, e a cancellare diverse centinaia di ettari di asfalto inutile. Per questo Legambiente aderisce alla MANIFESTAZIONE NO PEDEMONTANA che si svolgerà a Desio il giorno 30/9/2012; il concentramento del corteo avverrà dalle ore 14 da piazza Conciliazione, per poi procedere fino all’area di via Molinara, dove ci sarà un presidio fino a sera.

 

Autostrade lombarde, NO all'IPB, il duplicato della TEM in terra Orobica - presidio a Levate (BG) il 6 ottobre

Non si sa ancora se i soldi necessari ci saranno. Oltre 300 milioni di Euro per un’infrastruttura faraonica di 18 Km inutile per il territorio che attraversa, ma che implementerà il complesso ridondante ed eccessivo delle nuove autostrade lombarde.

IPB sta per Interconnessione Pedemontana Brebemi, ma a tutti gli effetti è una nuova autostrada. Parallela, a soli 20 km di distanza, alla costruenda TEM. La quale a sua volta è parallela alla esistente tangenziale est. Come i gironi dell'inferno, in Lombardia le autostrade ormai si fanno così, tracciando segmenti e curve parallele, per cerchi concentrici. I signori col chiodo fisso autostradale, se riusciranno a convincere le loro amate banche a mettere a disposizione delle linee di credito, oltre a caricare di oneri diverse generazioni di lombardi devasteranno quanto resta di un’agricoltura che ad oggi è tra le più produttive e redditizie d'Italia, cancellando imprese agricole d’eccellenza, devastando il paesaggio e rovinando la qualità della vita degli abitanti coinvolti da questo tracciato.

IL PRESIDIO INIZIERA’ ALLE ORE 10.00, IN VIA SELENE A LEVATE IN PROSSIMITA’ DEL FUTURO TRACCIATO AUTOSTRADALE

Promuove il Coordinamento Spontaneo Cittadini Levatesi. Aderiscono all’iniziativa: Legambiente Lombardia, associazione culturale “La Rosa Bianca”, “Operazione Mato Grosso” Levate Onlus, comitato “Cambiamola”, Associazione culturale Frogland Onlus, Gruppo “Amici del quagliodromo”, Associazione “Salvambiente Levate”, Gruppo ecologico di Osio Sotto, Lista civica “Insieme per Levate”, Lista civica “Progetto Levate”, Circolo di Levate del Partito Democratico, Lega Nord sez. di Levate, Popolo delle libertà di Levate, Fed. Prov. Rifondazione Comunista Bergamo.

 

TEM distrugge il suolo agricolo: Legambiente con Spiga&Madia per difendere il diritto al cibo: Osnago, 7 ottobre

Si chiama progetto Spiga&Madia: la filiera del pane che sa di sovranità alimentare locale, promossa dal DES e dai GAS della Brianza. Dopo 5 anni di economia sana, buona e solidale, la TEM ha recintato i campi coltivati dagli agricoltori che riforniscono la filiera, per avviare i lavori che trasformeranno la terra fertile nello svincolo di accesso ad una nuova strada. Non ci rassegnamo a questo ennnesimo insulto dei banchieri: il DESBri, con il sostegno di Legambiente, ha avviato una complessa azione legale contro TEM SpA, mirante ad opporre il nostro “diritto al cibo” al loro fiume di asfalto (pagato a peso d’oro: quasi 80 milioni di euro al km). Una battaglia difficile e dall’esito molto incerto, ma comunque da fare, che presenteremo a Osnago il 7 ottobre prossimo. Per la prima volta infatti si sono verificate tutte insieme le condizioni per cercare di opporsi a TEM non con i soliti “cavilli”, ma con un argomento che potrebbe valere come precedente per molte altre comunità del cibo: il diritto all'accesso ad un cibo sano e di prossimità. Una battaglia dunque dal valore simbolico e mediatico altissimo che, comunque vada a finire, lascerà sicuramente un segno sulla strada per "restare umani".

Aiutateci a coprire le spese legali: Associazione Comitato Verso il Distretto di Economia Solidale della Brianza, Iban: IT74E0501801600000000141046, Causale del bonifico "Campagna Spiga e Madia"

 

Serve un piano d'area per decementificare la Valle del Seveso. “Impossibile governare le acque senza lo stop al cemento a Nord di Milano”

Un'altra esondazione del torrente Seveso a Milano, dopo un evento meteorologico per nulla straordinario: un fatto che ormai non fa quasi più notizia. Ma non è normale. Legambiente avanza la sua proposta: un piano d'area regionale per decementificare l'intero bacino del Seveso, oggi in assoluto il territorio più urbanizzato d'Italia. “E indispensabile affrontare l'attuale insufficienza delle difese idrauliche della città di Milano – dichiara Damiano Di Simine, presidente regionale di Legambiente – ma è illusorio pensare di risolvere il problema delle piene del Seveso continuando ad inseguire una situazione che diventa più grave di anno in anno: il bacino del torrente è diventato sempre più simile ad una enorme piscina piastrellata di urbanizzazioni, e ogni anno nuove piastre si aggiungono e riducono la possibilità per l'acqua di infiltrarsi nel suolo, così i picchi di piena diventano sempre più repentini e intensi”. Nel bacino del Seveso, dati alla mano, è urgente fermare il consumo di suolo, come già hanno fatto nel loro PGT i comuni di Desio e Lentate, che nulla potranno fare però rispetto all'invasione di cemento prevista con i cantieri di Pedemontana. Ma fermare il consumo di suolo non è sufficiente, bisogna decementificare e aumentare la permeabilità del territorio. Per questo serve una forte volontà di Regione e Enti Locali, che devono dotarsi di un piano d'area che impedisca nuove urbanizzazioni delle ultime superfici libere e imponga in ogni comune l'adozione di regolamenti edilizi che prevedano e incentivino l'adozione di sistemi per accumulare e riutilizzare le acque di pioggia, ovvero per infiltrarle nel sottosuolo.

“Sicuramente al momento occorre dotarsi di infrastrutture per gestire l'emergenza, come i bacini di laminazione, ma siamo facili profeti nel dire che anche queste infrastrutture diverranno rapidamente insufficienti, come è già avvenuto per lo scolmatore di nord-ovest realizzato negli anni '70, se non si invertirà la cementificazione del territorio”. I dati che dimostrano la gravità della situazione sono quelli di DUSAF, il sistema informativo sugli usi del suolo. I comuni del bacino del Seveso risultano avere un livello di urbanizzazione superiore al 69%. La situazione più grave è quella dei comuni di prima cintura (Paderno, Cinisello, Bresso, Cormano, Cusano): qui la cementificazione è addirittura superiore a quella della città di Milano, superando l'83% dell'intero territorio. Un dato pesantissimo, soprattutto perchè questi comuni si trovano a valle della presa dello scolmatore di piena, e quindi gli effetti di acquazzoni in questo territorio sono del tutto ingestibili, basta un temporale violento a Cinisello e Bresso per mandare in tilt il Seveso. Ciò che è ancora più grave è il fatto che, fino ad oggi, la corsa del cemento prosegue inarrestabile: il cemento continua ad avanzare, tamponando tutti gli interstizi in cui sopravvive un po' di suolo (uff. stampa Legambiente Lombardia, 13 settembre)

 

Sentenza tombale per l'enorme piastra logistica di Azzano Mella: definitivamente salvi 40 ettari di terreno agricolo

400 mila mq di terreno agricolo sottratti alla cementificazione. E' questa la buona notizia che consegue alla sentenza con cui il Consiglio di Stato ha confermato la bocciatura del polo logistico di Azzano Mella (BS), decisa lo scorso novembre dal TAR Lombardia per mancanza di valutazione ambientale. “Siamo molto soddisfatti: questa sentenza giunge al termine di una lunga e dura vertenza in difesa del territorio e dell'ambiente, che ha visto protagonisti cittadini, enti locali, comitati e associazioni come la nostra – dichiara Gabriele Pellegrini, Presidente del circolo locale di Legambiente, che si è affiancata ai comuni di Dello, Capriano del Colle, al Parco del Monte Netto nei ricorsi davanti alla giustizia amministrativa – L'impegno di tutti questi soggetti viene oggi ripagato dalla pronuncia del Consiglio di Stato, che ha statuito in modo univoco che un progetto così impattante sul territorio non può non essere preventivamente sottoposto a valutazione ambientale”.

Pur esultando per la decisione del supremo giudice amministrativo, che ha di fatto riconosciuto che non si può procedere con una cementificazione del territorio indiscriminata e in violazione delle regole a tutela dell'ambiente, Legambiente è consapevole che il consumo di suolo non può essere fermato a colpi di sentenze: è necessario introdurre, per via legislativa, norme cogenti che impediscano la costante urbanizzazione dei terreni agricoli lombardi. Il circolo Legambiente Bassa Bresciana è particolarmente grato ai sindaci e gli amministratori di Dello, Capriano ed alla nuova amministrazione di Azzano, che hanno resistito alle pressioni politiche ed economiche mantenendo la barra dritta verso la tutela del territorio e mettendo ogni sforzo per sostenere l’azione legale negli ultimi tre anni. (comunicato stampa Legambiente Lombardia, 18 settembre)

 

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